The Holdovers, Dominic Sessa e il film che gli ha dato tutto: "Non posso non dovergli ogni cosa"
Dominic Sessa ha parlato in un'intervista per spiegare come il film The Holdovers gli ha cambiato la vita
C'è qualcosa di profondamente cinematografico nella storia di Dominic Sessa. Non nel senso hollywoodiano del termine, fatto di red carpet e lustrini preconfezionati, ma in quello più autentico: la vita che imita l'arte, il talento che emerge dall'improbabile, la magia che si manifesta quando meno te l'aspetti. A 23 anni, questo giovane attore si trova a riflettere su un biennio che ha letteralmente riscritto la sua esistenza, partendo da un'aula di recitazione del liceo fino ai set più prestigiosi di Hollywood.
La genesi di tutto è quasi da favola moderna. Sessa ha ricevuto l'audizione per The Holdovers mentre frequentava il suo corso di recitazione al liceo. Sì, avete letto bene: un provino che è arrivato tra i banchi di scuola, in quel limbo adolescenziale in cui il futuro è ancora un'astrazione nebulosa. Da quel momento alla collaborazione con mostri sacri come Paul Giamatti e Da'Vine Joy Randolph, il passo è stato tanto breve quanto vertiginoso. "Sono stato così fortunato a lavorare con Paul e Alexander, e il modo in cui tutto è accaduto è stato magico", ha raccontato, usando proprio quell'aggettivo che sembra l'unico adeguato a descrivere una traiettoria simile.
La preoccupazione, però, si è dissolta in fretta. "Penso che loro temessero che noi non li trovassimo abbastanza cool, ma molto rapidamente abbiamo capito di avere tutti un senso dell'umorismo molto simile", ha spiegato l'attore. Nessuno ha dovuto fingere di essere diverso da quello che è, e questa sintonia naturale ha reso il set un ambiente creativo e leggero. Quando gli è stato chiesto chi lo avesse fatto ridere di più, Sessa ha esitato: "È dura. È un testa a testa tra Isla e Woody, ma insieme? Partita chiusa. Woody, però, trova sempre una battuta nuova o un modo per rendere divertente ogni scena".
La storia di Dominic Sessa ricorda che Hollywood, con tutti i suoi meccanismi complessi e spesso imperscrutabili, può ancora stupire. Che esiste uno spazio per chi arriva dal nulla, senza raccomandazioni né strategie pre-impostate, armato solo di talento grezzo e voglia di mettersi in gioco. In un'industria che spesso celebra i percorsi lineari e prevedibili, la sua parabola è un antidoto rinfrescante: caotica, inaspettata, umana. E soprattutto, dannatamente cinematografica.