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The Protégé, il finale spiegato: perché Anna esce sola dall'edificio dopo lo sparo

Scopri chi muore veramente tra Anna e Rembrandt nel finale di The Protégé. Analisi completa del thriller con Maggie Q e Michael Keaton diretto da Martin Campbell.

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The Protégé, diretto da Martin Campbell nel 2021, porta sullo schermo una protagonista femminile che sfugge agli stereotipi della "donna vendicatrice". Anna, interpretata da Maggie Q con una presenza magnetica che bilancia fragilità e letalità, è un'assassina professionista la cui vita viene sconvolta dall'omicidio del suo mentore Moody, figura paterna interpretata da Samuel L. Jackson.

La storia segue Anna dalla sua infanzia traumatica a Saigon, dove Moody la trovò circondata dai cadaveri della sua famiglia e dei loro assassini, uccisi dalla bambina stessa in un atto di pura sopravvivenza. Cresciuta come la più letale killer su commissione del mondo, Anna ha costruito una vita apparentemente normale in Inghilterra, gestendo un negozio di libri rari mentre continua a portare a termine contratti di alto profilo. Quando Moody viene assassinato, la donna intraprende una spedizione punitiva che la condurrà attraverso l'Inghilterra, la Romania e il Vietnam, sulle tracce di un uomo misterioso: Edward Hayes, che trent'anni prima aveva ingaggiato proprio Moody per fingere la propria morte.

Il finale del film rappresenta il momento di massima tensione emotiva e narrativa. Anna e Rembrandt si ritrovano faccia a faccia nell'edificio abbandonato dove tutto era cominciato, lo stesso luogo in cui Moody aveva trovato la bambina decenni prima. È un ritorno alle origini carico di significato simbolico: Anna deve confrontarsi non solo con il suo nemico, ma con il proprio passato traumatico. Le sequenze finali rivelano infatti cosa accadde realmente quella notte a Saigon, mostrandoci una bambina che assiste impotente all'assassinio della sua famiglia prima di essere fatta prigioniera. Ma quando ne ha l'occasione, la piccola Anna uccide freddamente tutti i suoi rapitori, uno dopo l'altro, in un atto di violenza pura che segnerà per sempre la sua psiche.

Nell'edificio, Anna e Rembrandt si puntano le armi addosso. Si sente uno sparo secco. La telecamera indugia sull'edificio silenzioso. Poi la porta si apre e vediamo Anna uscire da sola, suggerendo inequivocabilmente che sia stata lei a premere il grilletto per prima, uccidendo Rembrandt. La morte di Rembrandt, per quanto dolorosa sul piano emotivo, rappresenta anche la liberazione di Anna da un legame impossibile. I due personaggi erano condannati fin dall'inizio a distruggersi a vicenda, intrappolati in ruoli che non permettevano vie d'uscita. Il film non offre redenzione facile né lieto fine hollywoodiano: Anna sopravvive, ma il costo è la morte di un uomo che, in circostanze diverse, avrebbe potuto rappresentare qualcosa di diverso nella sua vita.

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