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The Runner, cosa significa davvero il finale? Il piano segreto di Maia viene svelato solo negli ultimi minuti

Come finisce The Runner? Spieghiamo il finale del thriller con Gal Gadot, dal vero piano di Maia alla sorte di Tafa e The Caller, fino al significato dell’ultima telefonata.

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Per quasi tutta la sua durata, The Runner mette Maia Marten davanti a una scelta apparentemente impossibile: uccidere un uomo oppure lasciare morire suo figlio. Il thriller diretto da Kevin Macdonald sembra costruire un percorso senza vie d'uscita per il personaggio interpretato da Gal Gadot, ma negli ultimi minuti scopriamo che la protagonista ha giocato una partita molto diversa da quella che il suo misterioso ricattatore credeva di controllare. Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul finale di The Runner.

Disponibile su Prime Video dal 2 settembre 2026, The Runner racconta infatti una corsa contro il tempo attraverso Londra. Maia è un'avvocata e madre di Noah, un ragazzo diabetico che viene rapito da un uomo che per l'intero film conosciamo semplicemente come The Caller, interpretato da Damian Lewis. L'obiettivo del rapitore non è però ottenere denaro. Vuole che Maia elimini Radian Tafa, un testimone fondamentale nel processo contro il potente criminale Tommy Boyd.

The Caller sa che Maia può avvicinarsi a Tafa grazie al proprio lavoro e trasforma così suo figlio nell'arma perfetta per costringerla a collaborare. Il ricattatore riesce inoltre a intervenire sul sistema utilizzato per gestire l'insulina di Noah, provocandogli una grave crisi diabetica. Maia non deve quindi soltanto trovare suo figlio: deve farlo prima che sia troppo tardi. Il vantaggio di The Caller sembra enorme, visto che controlla il telefono della donna, conosce i suoi spostamenti e può osservare ciò che accade intorno a lei.

The Runner, fonte: Amazon MGM Studios

Maia passa così buona parte del film apparentemente limitandosi a eseguire gli ordini, mentre cerca disperatamente una possibilità per sottrarsi alla sorveglianza. È proprio qui, però, che The Runner nasconde il suo vero gioco. Quando Maia raggiunge l'hotel nel quale Tafa è protetto, riesce a entrare nella sua stanza grazie al proprio ruolo di avvocata. Il momento che il film ha preparato per tutta la sua durata arriva finalmente: Maia punta la pistola contro il testimone e spara ripetutamente. The Caller vede tutto attraverso il telefono.

Tafa cade a terra coperto di sangue e sembra essere morto. Convinto che Maia abbia finalmente portato a termine il compito, il rapitore mantiene la promessa e le rivela la stanza nella quale si trova Noah. Maia corre dal figlio e riesce a somministrargli il glucagone, salvandogli la vita. Sembrerebbe una vittoria amarissima: Noah è vivo, ma Maia ha dovuto diventare un'assassina per salvarlo. Solo che Tafa non è morto. È questo il grande ribaltamento del finale. Quando il testimone ricompare vivo, The Runner torna idealmente indietro lungo la corsa di Maia e mostra allo spettatore alcuni dettagli che fino a quel momento sembravano quasi insignificanti.

La protagonista non stava semplicemente obbedendo a The Caller: mentre correva stava costruendo di nascosto il piano necessario per ingannarlo. Uno dei passaggi fondamentali avviene nella metropolitana. Maia riesce a procurarsi il telefono di un'altra persona e utilizza l'app delle note per lasciare un messaggio con le istruzioni necessarie a contattare il collega Ted attraverso una linea che The Caller non possa intercettare. Più avanti sfrutta invece un momento trascorso in un barbiere per scrivere con il rossetto un altro messaggio sul vetro.

The Runner, fonte: Amazon MGM Studios

Sono azioni brevissime, apparentemente disperate, ma diventano essenziali quando il film rivela ciò che Maia stava realmente preparando. Il piano arriva così fino all'hotel prima di lei. La pistola utilizzata contro Tafa è stata caricata con proiettili a salve, mentre il testimone è stato preparato con sacche di sangue in modo da simulare perfettamente la propria morte. Maia deve soltanto rendere credibile l'esecuzione davanti alla telecamera del telefono, sapendo che The Caller sta osservando ogni movimento. Ed è proprio questo il punto più interessante del finale. Per tutto il film The Caller è convinto che controllare la tecnologia significhi controllare Maia.

Conosce i suoi dati, può seguirne gli spostamenti e utilizza persino la salute di Noah come un conto alla rovescia. La protagonista capisce però che non deve necessariamente diventare invisibile per sconfiggerlo. Deve soltanto controllare ciò che lui vede. The Caller assiste quindi all'uccisione che desiderava vedere e, convinto di aver vinto, consegna involontariamente a Maia ciò di cui ha bisogno per trovare Noah. Il film applica così alla sua protagonista una capacità strettamente legata al suo mestiere: controllare la narrazione. Maia non può impedire al suo avversario di guardarla, ma può costruire davanti ai suoi occhi una storia falsa e convincerlo che sia vera. Rimane però un ultimo problema: trovare The Caller.

Dopo aver salvato Noah, Maia comprende che il suo ricattatore potrebbe trovarsi ancora nei paraggi. È proprio il bambino a fornire involontariamente l'indizio decisivo. Quando vede all'esterno dell'hotel un paramedico, Noah reagisce immediatamente con terrore. Maia capisce che quello è l'uomo che lo ha rapito. Dietro l'uniforme si nasconde infatti The Caller. Il personaggio di Damian Lewis non viene smascherato come qualcuno appartenente al passato segreto di Maia, né il film gli assegna una grande identità a sorpresa: è sostanzialmente un professionista incaricato di impedire a Tafa di testimoniare contro Boyd.

Ed è proprio in quel momento che anche lui comprende di essere stato ingannato. Dall'esterno vede Tafa vivo e accompagnato fuori dall'hotel. La missione è fallita, il testimone potrà arrivare in tribunale e Maia non ha commesso l'omicidio che lui aveva cercato di imporle. Quando individua The Caller, Maia spara nella sua direzione per attirare l'attenzione degli agenti, ma il colpo non lo raggiunge. L'uomo viene arrestato e la protagonista può pronunciare una frase che chiude idealmente il cerchio dell'intero film: non è un'assassina. Anche l'identità volutamente vaga del villain acquista così un senso. The Runner non vuole trasformare il finale nella scoperta di un legame personale tra lui e Maia.

The Caller rappresenta soprattutto il sistema di controllo contro il quale la protagonista ha combattuto per tutta la storia: una voce senza volto che sembra sapere tutto di lei e che utilizza informazioni, dispositivi e sorveglianza per convincerla di non avere alternative. Maia vince proprio dimostrando il contrario. C'è infine un ultimo gesto che sintetizza questa liberazione. Dopo aver trascorso l'intero film con la propria vita scandita dalle telefonate di uno sconosciuto, Maia riceve un'altra chiamata da un numero che non conosce. Questa volta non risponde. Getta via il telefono. Non ci sono indicazioni concrete che quella chiamata introduca un nuovo nemico o prepari necessariamente un sequel: funziona soprattutto come l'ultima rottura con lo strumento attraverso il quale qualcuno ha controllato ogni secondo della sua giornata.

È anche per questo che il montaggio conclusivo torna su dettagli che il film aveva volutamente nascosto allo spettatore. The Runner vuole farci vivere la stessa illusione di The Caller: credere che Maia sia completamente intrappolata nel piano di qualcun altro, per poi mostrarci che stava costruendo una via d'uscita proprio mentre la stavamo guardando. Alla fine Noah è salvo, Tafa è vivo e può testimoniare, mentre The Caller viene arrestato. Ma la vittoria più importante riguarda Maia stessa. Per tutta la storia qualcuno ha cercato di scrivere ogni sua mossa al posto suo. Negli ultimi minuti scopriamo che Maia aveva già cominciato a riscrivere quella storia senza che né The Caller né lo spettatore se ne accorgessero.

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