FILM

The Whale, quasi 150 kg addosso: cos’ha sacrificato Brendan Fraser per conquistare l’Oscar

The Whale, come si è trasformato Brendan Fraser per interpretare Charlie? Scopri il trucco prostetico, il peso della tuta e il percorso verso l’Oscar.

Condividi

In The Whale, Darren Aronofsky affida a Brendan Fraser uno dei ruoli fisicamente più complessi della sua carriera. L'attore interpreta Charlie, un insegnante di scrittura che vive quasi completamente isolato nel proprio appartamento e che, a causa della sua grave obesità, affronta enormi difficoltà anche nei gesti più semplici. Per rendere credibile il personaggio, però, Fraser non dovette trasformare realmente il proprio corpo fino a raggiungere le dimensioni di Charlie, il peso apparente, circa 600 libbre, pari a oltre 272 chilogrammi, fu ricreato attraverso effetti prostetici estremamente sofisticati.

Il progetto fu affidato al makeup artist Adrien Morot, che partì da una scansione digitale del corpo di Fraser e costruì virtualmente il fisico di Charlie, arrivando a definire anche dettagli della pelle e piccole imperfezioni. I dati furono poi utilizzati per realizzare gli stampi attraverso la stampa 3D. Il risultato non era una semplice imbottitura, la struttura doveva seguire i movimenti e comportarsi in modo credibile sotto l'effetto della gravità. Per alcune sequenze fu utilizzato un sistema completo che poteva arrivare a pesare circa 200 libbre, oltre 90 kg, sostenuto anche da un'imbracatura simile a quella di un paracadute.

La quantità di peso che Fraser doveva effettivamente sopportare cambiava in base alla scena. Aronofsky ha parlato di circa 50-300 libbre aggiuntive, equivalenti a oltre 20 fino a circa 136 kg. La parte superiore della tuta era particolarmente rigida e la superficie veniva dipinta a mano per imitare la pelle, con dettagli applicati singolarmente. Il costume era inoltre così ingombrante da rendere difficili anche azioni apparentemente banali. Diverse persone dovevano aiutare Fraser ad alzarsi, sedersi e spostarsi sul set. Tra studio e sala trucco c'erano circa 70 gradini da percorrere e la mobilità dell'attore era fortemente limitata.

La trasformazione non riguardava però soltanto il peso. Prima e durante le riprese Fraser dovette studiare un modo completamente diverso di muoversi, Aronofsky lavorò con una movement coach, Beth Lewis, per insegnargli a riprodurre equilibrio, inerzia e difficoltà fisiche coerenti con il corpo di Charlie. Il regista arrivò anche a fargli utilizzare pesi e un giubbotto zavorrato durante la preparazione. Fraser raccontò inoltre di aver provato una sensazione simile alle vertigini quando, a fine giornata, gli elementi prostetici venivano rimossi, dopo aver trascorso ore adattandosi a quel nuovo baricentro, il suo corpo doveva nuovamente abituarsi alla propria fisicità.

Anche il tempo necessario per diventare Charlie rappresentava una vera rinuncia quotidiana, all'inizio della produzione Fraser poteva trascorrere cinque o sei ore sulla sedia del trucco, mentre con il procedere delle riprese la squadra riuscì a ridurre il procedimento a circa due o tre ore. La complessità arrivava al punto che persino andare in bagno richiedeva una vera operazione organizzativa, con la rimozione di alcune parti della protesi e l'assistenza di più membri della troupe. Il risultato, però, fu una trasformazione che contribuì in modo decisivo all'impatto del film. Nel 2023 Fraser vinse l'Oscar come miglior attore per Charlie, mentre Adrien Morot, Judy Chin e Annemarie Bradley-Sherron ottennero l'Oscar per il miglior trucco e acconciatura.

Continua a leggere su BadTaste