Timothée Chalamet conquista il suo primo Golden Globe: il trionfo di "Marty Supreme" e la consacrazione di un divo

Timothée Chalamet vince il suo primo Golden Globe grazie a Marty Supreme, consacrandosi come protagonista assoluto della stagione dei premi.

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C’è voluta la determinazione di un giocatore di ping-pong degli anni '50 e la regia visionaria di Josh Safdie per regalare a Timothée Chalamet il primo Golden Globe della sua carriera. Dopo diverse nomination andate a vuoto per ruoli iconici in film come Chiamami col tuo nome, Beautiful Boy e il recente Wonka, l'attore trentenne ha finalmente rotto l'incantesimo alla 83ª edizione dei premi, trionfando come Miglior Attore in un film commedia o musicale per la sua interpretazione in Marty Supreme.

Timothée Chalamet: una vittoria nel segno della gratitudine

Salendo sul palco del Beverly Hilton, Chalamet ha pronunciato un discorso intimo, citando gli insegnamenti del padre: "Mio padre mi ha insegnato lo spirito della gratitudine. Mi ha permesso di lasciare questa cerimonia a mani vuote in passato, ma a testa alta. Non mentirò però dicendo che quei momenti non rendono questo qui molto più dolce". Un ringraziamento speciale è andato anche alla sua partner, Kylie Jenner, presente in sala, a testimonianza di un momento d'oro che unisce vita privata e successi professionali.

Il film, prodotto da A24 e in arrivo nelle sale italiane il 22 gennaio, vede Chalamet nei panni di Marty Mauser, un prodigio del tennis da tavolo nella New York del dopoguerra. Sebbene il personaggio sia fittizio, la storia trae libera ispirazione dalla vita di Marty Reisman, leggenda del ping-pong e noto "hustler" dei club sotterranei di Manhattan.

Per prepararsi al ruolo, Chalamet ha seguito un allenamento intensivo durato quasi sette anni (iniziato idealmente nel 2018), studiando i movimenti dei campioni dell'epoca per restituire l'autenticità di uno sport che, negli anni '50, era giocato con tecniche e meccaniche radicalmente diverse da quelle odierne.

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Marty Supreme non è solo la storia di una scalata al successo, ma un affresco ruvido e nostalgico di una New York che non esiste più. Accanto a Chalamet troviamo un cast eclettico: da Gwyneth Paltrow, che torna sul grande schermo nel ruolo di una donna legata alla "mafia del ping-pong", al debutto cinematografico del rapper Tyler, The Creator, fino alla partecipazione dell'iconica Fran Drescher.

Girato in 35mm dal direttore della fotografia Darius Khondji, il film promette di essere un'esperienza visiva tattile e sporca, lontana dagli standard patinati di Hollywood. Safdie ha infatti scelto di utilizzare oltre 140 giocatori non-professionisti per le scene di gioco, cercando una verità documentaristica che ha messo alla prova lo stesso Chalamet, colpito persino da una brutta infezione oculare durante le riprese a causa delle lenti a contatto utilizzate per alterare la sua vista.

Con questa vittoria, Timothée Chalamet supera ufficialmente "il maestro" Leonardo DiCaprio (nominato nella stessa categoria) e si proietta come il grande favorito per la corsa agli Oscar 2026. Marty Supreme sembra essere il progetto definitivo che trasforma il "giovane talento" in un titano del cinema contemporaneo, capace di reggere sulle proprie spalle un film complesso, fisico e profondamente originale.

L'appuntamento al cinema è fissato: dal 22 gennaio potremo finalmente vedere sul grande schermo la performance che ha cambiato la carriera di Chalamet.

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