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Tiziana Baudo svela il legame con il padre Pippo: il significato nascosto del numero 7

A un anno dalla morte di Pippo Baudo, la figlia Tiziana racconta il legame spirituale col padre attraverso il numero 7 che appare ovunque come un segno dall'aldilà.

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A un anno esatto dalla scomparsa di Pippo Baudo, uno degli ultimi giganti della televisione italiana, la figlia Tiziana ha deciso di rompere la riservatezza che l'ha sempre contraddistinta. Il 16 agosto 2025, a 89 anni, se ne andava l'uomo che per decenni ha incarnato il volto della RAI, lasciando un vuoto incolmabile non solo nel panorama televisivo ma soprattutto nel cuore dei suoi cari. E oggi, attraverso una lettera affidata all'agenzia ANSA, la secondogenita del conduttore apre uno scrigno di ricordi intimi, dove la nostalgia si mescola a una connessione spirituale che sfida i confini della razionalità.

Tiziana Baudo ha 56 anni, vive a Milano ed è la figlia che Pippo ebbe da Angela Lippi. Accanto a lei c'è Alessandro, 64 anni, il primogenito. Ma in queste righe cariche di emozione è lei a parlare, a raccontare un padre che il pubblico conosceva come maestro della conduzione, ma che in privato era un uomo d'altri tempi, capace di scrivere lettere d'amore alla figlia nelle occasioni speciali. Lettere che oggi Tiziana rilegge ossessivamente, cercando in quelle parole scritte a mano il conforto che solo un genitore può dare.

Il numero 7. Tutto parte da lì, da questa cifra che nella famiglia Baudo ha sempre avuto un significato particolare, quasi magico. Pippo è nato il 7 giugno, ha chiamato il suo ufficio Studio 77, ed è mancato il 16 agosto, dove 6+1 fa proprio 7. Persino il programma Settevoci rientrava in questa numerologia familiare che andava oltre la semplice scaramanzia. Era un codice, un linguaggio segreto che legava padre e figlia. E adesso che lui non c'è più, quel numero continua a manifestarsi nella vita di Tiziana con una frequenza che lei stessa definisce impossibile da ignorare.

"Il 7 me lo vedo apparire spesso così all'improvviso in svariate circostanze", scrive nella lettera, "come se lui da lassù mi stesse pensando o mi stesse mettendo in guardia da qualcuno o qualcosa". Non si tratta di misticismo fine a se stesso, ma di quella connessione profonda che chi ha perso un genitore conosce bene. Un senso di presenza che si manifesta nei dettagli, nelle coincidenze che smettono di essere casuali, in quei momenti in cui la razionalità cede il passo al bisogno di sentire vicino chi non c'è più.



Tiziana ripercorre le estati della sua infanzia con una precisione fotografica. Le gare di nuoto a Villasimius, in Sardegna, dove il mare cristallino faceva da cornice a una complicità padre-figlia che non aveva bisogno di parole. Le colazioni a Militello, in Sicilia, con la ricotta ancora calda e le arance colte insieme nell'aranceto di casa, in un rito mattutino che sapeva di autenticità e radici. Le risate a crepapelle nel lettone a casa dei nonni a Catania, gli arancini mangiati ancora fumanti a Villa Bellini, i giri in motorino a Morlupo dove quasi sempre uno dei due cadeva, e quasi sempre era lui perché aveva le gambe troppo lunghe per il Ciao.

Sono frammenti di una felicità semplice, lontana dai riflettori e dalle telecamere. "Ero felice", confessa Tiziana, "perché in quei tre mesi non dovevo condividerlo con nessuno". Da figlia femmina, ammette di essere sempre stata un po' gelosa e possessiva del padre, e lui ricambiava quella gelosia con la stessa intensità. C'erano anche i momenti più curiosi, come gli incontri con la famiglia Modugno sulla splendida Isola dei Conigli a Lampedusa, o le sessioni di bellezza improvvisata a Cala Creta, dove padre e figlia si cospargevano a vicenda di argilla, ridendo come bambini.

Ma poi si cresce, e la vita prende strade diverse. Tiziana a Milano con due figli piccoli, Pippo a Roma con i suoi impegni lavorativi che non conoscevano sosta. "Mi sarebbe piaciuto poter rivivere tanti altri momenti così anche in età più adulta", scrive con un velo di rammarico, "ma quando si diventa grandi e si vive in due città diverse cambia un po' tutto". I fugaci momenti rubati alla quotidianità diventavano preziosi, ma non bastavano mai. La lettera di Tiziana non è solo un tributo affettuoso, ma contiene anche una nota di amarezza. L'assenza di molti amici del mondo dello spettacolo, anche di chi aveva condiviso con Pippo Baudo decenni di carriera, ha lasciato un segno.

Nel momento delle condoglianze, quando i grandi nomi avrebbero potuto dimostrare riconoscenza e affetto, in molti hanno brillato per assenza. Ma c'è un ringraziamento speciale che Tiziana tiene a fare pubblicamente, ed è rivolto a Stefano De Martino, definito "persona perbene, garbata e sensibile", che prima di lasciare il Teatro delle Vittorie aveva dedicato splendide parole in memoria del grande conduttore. Pippo Baudo era un uomo d'altri tempi, questo lo ripete la figlia quasi come un mantra.

Tempi in cui le emozioni si affidavano ancora alla carta, alla penna, alla pazienza di scegliere le parole giuste. "Mi scriveva bellissime lettere piene d'amore nelle occasioni speciali", racconta Tiziana, "lettere che rileggo spesso da quando è mancato". In un'epoca di messaggi istantanei e vocali di WhatsApp, quelle lettere rappresentano un tesoro di inestimabile valore, tracce tangibili di un amore paterno che non aveva bisogno di proclami pubblici.

Rimanere orfani, sottolinea Tiziana, ha un impatto profondo a qualsiasi età. Senso di vuoto, solitudine, nostalgia, tristezza. Sono sentimenti che si alternano e si sovrappongono, creando un paesaggio emotivo difficile da navigare. Ma c'è anche altro. C'è quel legame continuo che lei sente "molto forte con entrambi i genitori", visto che la madre è scomparsa appena sei mesi prima di Pippo. Un legame "quasi spirituale", dice, un senso profondo di connessione, amore e appartenenza che continua a vivere interiormente nelle piccole cose che accadono ogni giorno.

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