FILM

Tom Cruise, dopo il flop di Digger arriva anche lo sfottò dal team di Melania Trump: “Abbiamo fatto meglio”

Il flop di Digger costa caro a Tom Cruise e scatena la frecciata del team di Melania Trump, che rivendica risultati migliori al box office.

Condividi

Per Tom Cruise il debutto di Digger al botteghino è già abbastanza difficile da digerire, ma adesso è arrivata anche una frecciata decisamente inattesa. A lanciarla è stato Marc Beckman, senior advisor di Melania Trump e produttore del documentario dedicato alla First Lady, che ha approfittato dei numeri del nuovo film diretto da Alejandro González Iñárritu per rivendicare un curioso primato.

Beckman ha infatti messo direttamente a confronto il debutto di Digger con quello di Melania, il documentario diretto da Brett Ratner uscito nelle sale americane all'inizio del 2026. E scegliendo un parametro molto preciso, il risultato vede sorprendentemente davanti proprio il film sulla First Lady. “Su base per sala, Melania ha superato Digger di Tom Cruise di circa il 67%, nonostante sia uscito in circa la metà dei cinema”, ha scritto Beckman sui social, ricordando inoltre che il film con Cruise poteva contare su oltre 1.500 sale in più.

I numeri permettono di capire meglio da dove arrivi la provocazione, visto che nel suo weekend d'esordio, Melania aveva raccolto circa 7,16 milioni di dollari in 1.778 cinema nordamericani, raggiungendo una media di poco superiore ai 4.000 dollari per sala. Digger ha invece debuttato con circa 8 milioni di dollari distribuiti su 3.321 cinema, fermandosi a una media di circa 2.400 dollari per struttura.

Digger, fonte: Warner Bros.

Da questo punto di vista, quindi, il dato citato dal consigliere di Melania Trump è sostanzialmente corretto: il documentario ha registrato una media per sala superiore di circa il 67%. Il confronto, tuttavia, cambia parecchio se si osservano gli incassi complessivi, visto che nel rispettivo weekend d'apertura Digger ha comunque guadagnato più di Melania in Nord America. La frecciata arriva però nel momento peggiore possibile per il nuovo film di Tom Cruise, poiché Digger ha raccolto soltanto 8 milioni di dollari negli Stati Uniti e circa 20 milioni a livello mondiale nel primo weekend, numeri estremamente bassi considerando le dimensioni della produzione.

Il film sarebbe costato inizialmente circa 125 milioni di dollari, ma una lavorazione più lunga del previsto avrebbe fatto lievitare il budget fino a una cifra compresa tra 160 e 180 milioni di dollari. A questi andrebbero aggiunti circa 100 milioni investiti nella campagna promozionale globale. Secondo le stime circolate nell'industria, Digger dovrebbe quindi raggiungere tra i 300 e i 350 milioni di dollari al box office mondiale soltanto per arrivare al pareggio cinematografico. Dopo un'apertura da circa 20 milioni, l'obiettivo appare decisamente complicato e le perdite nelle sale potrebbero arrivare a una cifra compresa tra 150 e 200 milioni.

Numeri sorprendenti soprattutto considerando i nomi coinvolti. Digger segna infatti la collaborazione tra Cruise e il regista premio Oscar Alejandro González Iñárritu, autore di Birdman e Revenant - Redivivo. Nel film l'attore interpreta Digger Rockwell, un potentissimo magnate del petrolio costretto ad affrontare le conseguenze di un disastro che lui stesso ha contribuito a provocare.

Anche il risultato di Melania, però, va inserito nel giusto contesto. Il documentario aveva terminato la propria corsa con circa 16,6 milioni di dollari in tutto il mondo, mentre Amazon MGM aveva investito cifre decisamente superiori tra l'acquisizione del progetto e la sua promozione. Il confronto scelto da Beckman riguarda quindi esclusivamente la media per sala del weekend d'esordio e non stabilisce quale delle due operazioni sia stata economicamente più redditizia.

Ma probabilmente non era quello il punto, poiché a diversi mesi dall'uscita di Melania, il clamoroso passo falso di uno dei film più costosi dell'anno e di una star come Tom Cruise ha offerto allo staff della First Lady l'occasione perfetta per tornare a rivendicare i risultati del documentario. E Beckman non se l'è lasciata sfuggire.

Continua a leggere su BadTaste