Tom Cruise e Iñárritu insieme per Digger: ecco perché il film fa già discutere
Tom Cruise come non l'avete mai visto: ecco perché il trailer di "Digger" firmato da Iñárritu è un geniale inganno che sta spiazzando Hollywood
Tra l'omaggio solenne e lo sberleffo d'autore corre un filo sottilissimo, lo stesso su cui Alejandro G. Iñárritu ha deciso di camminare a passo di carica. Forte di uno status che lo mette al riparo da qualsiasi timore reverenziale, il cineasta messicano ha orchestrato un debutto visivo che sa tanto di imboscata culturale ai danni del suo stesso protagonista.
Il rilascio del primo trailer di Digger, avvenuto solo qualche giorno fa, ha scatenato un dibattito tra cinefili che fatica a spegnersi. Chi si aspettava le consuete sequenze adrenaliniche o l'ennesimo saggio di equilibrismo del sessantatreenne Tom Cruise si è trovato davanti a un bizzarro oggetto non identificato. Per due minuti e mezzo, sui tre complessivi del video, il regista messicano mette in scena poco o nulla: un montaggio serratissimo e nostalgico dei fasti della carriera lunghissima dell’attore.Da Risky Business a Magnolia, passando per Rain Man e la catena di montaggio di Mission: Impossible, la clip è a tutti gli effetti un'imponente retrospettiva emotiva. E un po' ci si commuove, dopotutto. Poi, la voce fuori campo rubata all'ultimo capitolo di Ethan Hunt sentenzia: "Tutto quello che sei, tutto quello che hai fatto… ha portato a questo". Ed è qui che la celebrazione si ribalta in una beffarda satira.
La decostruzione del mito in VistaVision
Quando finalmente Digger si mostra, lo fa per frazioni di secondo e con un’estetica volutamente disturbante. Girato nel sontuoso formato VistaVision, il lungometraggio introduce Rockwell, il petroliere più potente del pianeta, alle prese con un disastro ecologico provocato dalle sue stesse mani.
Cruise abdica temporaneamente allo status di eterno giovane per trasformarsi in un magnate dai capelli bianchi e radi, conditi da un marcato e impastato accento del profondo Sud americano. La sensazione è che Iñárritu stia usando la filmografia del suo protagonista come un gigantesco cavallo di Troia. Mostrare il Cruise eroe per poi demolirlo nei panni di un capitalista grottesco è un'operazione di decostruzione divistica semplicemente splendida nella sua spietatezza.
Lo confermano le parole dello stesso Cruise sui social, che ha liquidato quasi mezzo secolo di carriera ringraziando le troupe del passato, e il commento entusiasta di J.J. Abrams, che ha sentenziato: "Il mio caro amico è sul punto di sconvolgerci tutti con Digger", una satira nerissima destinata a sconvolgere lidea che per tanti anni ci siamo costruiti sul mito Cruise.
Atteso nelle sale italiane per il prossimo 1° ottobre, Digger vanta una sceneggiatura firmata a otto mani dallo stesso regista insieme a fidati collaboratori come Alexander Dinelaris e Nicolás Giacobone. Ad accompagnare la discesa negli inferi della satira troviamo un ecosistema di comprimari d’eccezione: da John Goodman (nei panni di un Presidente degli Stati Uniti decisamente alle strette) a Riz Ahmed, fino alla solidità algida di Sandra Hüller e al camaleontico Jesse Plemons.