Tom Cruise e Iñárritu insieme per Digger: ecco perché il film fa già discutere
Tom Cruise come non l'avete mai visto: ecco perché il trailer di "Digger" firmato da Iñárritu è un geniale inganno che sta spiazzando Hollywood
Tra l'omaggio solenne e lo sberleffo d'autore corre un filo sottilissimo, lo stesso su cui Alejandro G. Iñárritu ha deciso di camminare a passo di carica. Forte di uno status che lo mette al riparo da qualsiasi timore reverenziale, il cineasta messicano ha orchestrato un debutto visivo che sa tanto di imboscata culturale ai danni del suo stesso protagonista.
Da Risky Business a Magnolia, passando per Rain Man e la catena di montaggio di Mission: Impossible, la clip è a tutti gli effetti un'imponente retrospettiva emotiva. E un po' ci si commuove, dopotutto. Poi, la voce fuori campo rubata all'ultimo capitolo di Ethan Hunt sentenzia: "Tutto quello che sei, tutto quello che hai fatto… ha portato a questo". Ed è qui che la celebrazione si ribalta in una beffarda satira.
La decostruzione del mito in VistaVision
Quando finalmente Digger si mostra, lo fa per frazioni di secondo e con un’estetica volutamente disturbante. Girato nel sontuoso formato VistaVision, il lungometraggio introduce Rockwell, il petroliere più potente del pianeta, alle prese con un disastro ecologico provocato dalle sue stesse mani.
Lo confermano le parole dello stesso Cruise sui social, che ha liquidato quasi mezzo secolo di carriera ringraziando le troupe del passato, e il commento entusiasta di J.J. Abrams, che ha sentenziato: "Il mio caro amico è sul punto di sconvolgerci tutti con Digger", una satira nerissima destinata a sconvolgere lidea che per tanti anni ci siamo costruiti sul mito Cruise.
Atteso nelle sale italiane per il prossimo 1° ottobre, Digger vanta una sceneggiatura firmata a otto mani dallo stesso regista insieme a fidati collaboratori come Alexander Dinelaris e Nicolás Giacobone. Ad accompagnare la discesa negli inferi della satira troviamo un ecosistema di comprimari d’eccezione: da John Goodman (nei panni di un Presidente degli Stati Uniti decisamente alle strette) a Riz Ahmed, fino alla solidità algida di Sandra Hüller e al camaleontico Jesse Plemons.