Tomas Milian, 93 anni fa nasceva l'attore di "Er Monnezza": 10 film iconici per ripercorrere la sua carriera
Dal Metodo di Lee Strasberg ai bassifondi romani: una vita intera davanti a una macchina da presa.
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Tomas Milian, 93 anni fa nasceva l'attore di "Er Monnezza": 10 film iconici per ripercorrere la sua carriera
Dal Metodo di Lee Strasberg ai bassifondi romani: una vita intera davanti a una macchina da presa.
Un cubano a Roma
Il 3 marzo 1933 nasceva a L'Avana Tomás Quintín Rodríguez Varona y Milian, figlio di un generale del regime di Gerardo Machado. La sua infanzia precipitò presto nell'ombra: il 31 dicembre 1946, a tredici anni, assistette al suicidio del padre. Pochi anni dopo lasciò Cuba, si iscrisse all'Università dell'Accademia Teatrale di Miami, poi si trasferì a New York dove frequentò l'Actors Studio sotto la guida di Lee Strasberg — uno dei pochi cubani nella storia ad essere ammesso. Prima di diventare Er Monnezza, fu un attore formato al Metodo, con esperienze a Broadway e un contratto con la Vides di Franco Cristaldi che lo portò in Italia nei primissimi anni Sessanta.
Roma lo adottò, e lui adottò Roma. La voce romanesca, il dialetto grezzo, i personaggi di periferia: tutto questo non era posa ma ossessione metodica. Ferruccio Amendola gli prestò la voce per trent'anni, trasformando l'accento caraibico in un'identità sonora inconfondibile. Milian morì a Miami il 22 marzo 2017, a 84 anni. Ma il cinema che ha lasciato non invecchia.I 10 film per capire chi era davvero
1. Il bell'Antonio (1960) — Mauro Bolognini lo lancia nel cinema d'autore italiano al fianco di Marcello Mastroianni. Milian è giovane, bellissimo, e già capace di reggere il confronto con i più grandi.
2. Boccaccio '70 (1962) — Nell'episodio diretto da Luchino Visconti recita accanto a Romy Schneider. È la fase dei grandi autori, quella che lui stesso considerava la più alta della sua carriera anche se il grande pubblico l'avrebbe dimenticata.
3. La resa dei conti (1967) — Con Sergio Sollima nasce il personaggio di Cuchillo, il mestizo inseguito da Lee Van Cleef. Uno spaghetti-western politico, con un protagonista latinoamericano che incarna la resistenza dei poveri. Film raro, spesso sottovalutato.
4. Tepepa (1969) — Ancora Sollima, ancora Milian come rivoluzionario messicano, con Orson Welles nel cast. Colonna sonora di Ennio Morricone. Uno dei western più politicamente espliciti dell'intera stagione italiana.
5. Vamos a matar, compañeros (1970) — Sergio Corbucci dirige questo western di coppia con Franco Nero. Milian porta sullo schermo una fisicità selvaggia e una comicità involontaria che anticipano già il Monnezza.
6. Milano odia: la polizia non può sparare (1974) — Umberto Lenzi lo mette nei panni di Giulio Sacchi, criminale spietato e nichilista, in quello che diventerà uno dei poliziotteschi più citati dagli autori americani. Quentin Tarantino lo ha dichiarato tra i suoi film preferiti in assoluto.
7. Il trucido e lo sbirro (1976) — Nasce ufficialmente Er Monnezza, alias Sergio Marazzi, ladruncolo romano con la tuta da meccanico, le Adidas bianche e la parlata greve. Umberto Lenzi firma il primo capitolo di una saga che andrà avanti per anni e che trasformerà Milian in un'icona popolare assoluta.
8. La banda del gobbo (1977) — Ancora Lenzi, ancora Monnezza, stavolta con un tono più cupo. Il film consolida il sodalizio con il pubblico di periferia e cementa il personaggio nella cultura popolare italiana.
9. La luna (1979) — Bernardo Bertolucci lo richiama al cinema d'autore. Milian interpreta un personaggio di contorno ma così preciso e incisivo da portarsi a casa il Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista. Un ritorno che dimostra che non aveva mai smesso di essere un grande attore.
10. Traffic (2000) — A Miami, negli anni Novanta, Milian si reinventa come caratterista americano. Steven Soderbergh gli costruisce addosso il ruolo del generale messicano Arturo Salazar: pingue, impomatato, spietato. Talmente irriconoscibile che un critico italiano scrisse di aver dovuto aspettare i titoli di coda per capire chi fosse. Con quel film vinse uno Screen Actors Guild Award insieme al resto del cast.
Una carriera impossibile da ridurre a un solo personaggio
Oltre cento film, quattro decenni di cinema, tre vite artistiche distinte. Chi lo conosce solo come Er Monnezza ha visto soltanto un frammento — anche se quel frammento era abbastanza per diventare immortale. Romano di Cuba, cubano di Roma: la sua autobiografia, pubblicata nel 2014 col titolo Monnezza amore mio, porta già dentro il titolo tutta la contraddizione di una vita che non si è mai lasciata catalogare facilmente.