FILM

Trainspotting, come hanno girato le scene del water e del bambino sul soffitto diventate leggenda

Due sequenze diventate iconiche, costruite senza la tecnologia digitale di oggi: un water trasformato in un abisso e un inquietante neonato animatronico che cammina sul soffitto. Dietro le immagini più disturbanti di Trainspotting c’è una regia artigianale, fatta di set costruiti appositamente, trucchi teatrali e soluzioni semplici ma geniali

Condividi

Trainspotting, diretto da Danny Boyle e uscito nel 1996, è tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh. A quasi trent'anni dalla sua uscita, alcune delle sue immagini continuano a lasciare un solco profondo nel cuore e nella sensibilità del pubblico: Ewan McGregor che corre per le strade di Edimburgo, la discesa allucinatoria nel “peggior cesso di Scozia”, il neonato che attraversa il soffitto durante la crisi d'astinenza.

Il film arrivò al cinema con un budget estremamente contenuto, ma con un'ambizione enorme. Ma proprio questa combinazione contribuì alla sua forza. Boyle non aveva a disposizione gli strumenti digitali che oggi permettono di costruire quasi qualsiasi immagine davanti a uno schermo verde. Per molte delle sequenze più celebri scelse quindi una strada diversa: costruire fisicamente ciò che la macchina da presa avrebbe dovuto mostrare. Si ottiene così cinema sporco, fisico, surreale e ancora oggi sorprendentemente efficace.

Al centro della vicenda c'è Mark Renton, interpretato da un giovanissimo Ewan McGregor, ragazzo di Edimburgo immerso in una quotidianità dominata dall'eroina. Attorno a lui ruota una compagnia di amici molto diversi tra loro: SimonSick Boy”, Daniel Spud”, Tommy e il violento Francis Begbie. Renton vorrebbe uscire dal circuito della droga, ma ogni tentativo di disintossicazione si trasforma in una nuova caduta. La sua voce narrante, ironica e provocatoria, accompagna una storia nella quale comicità nera, disperazione, violenza e allucinazione convivono continuamente. Il film non cerca di trasformare i suoi protagonisti in semplici vittime né di offrire una rappresentazione moralistica della tossicodipendenza. Boyle alterna momenti grotteschi a sequenze di autentico orrore, mostrando tanto l'euforia artificiale quanto il prezzo devastante di quella scelta.

Una scena di Traispotting - Fonte: Medusa Film

La morte della piccola Dawn, figlia di Allison, è il momento in cui il gruppo si trova davanti alle conseguenze più terribili del proprio stile di vita. Più avanti, dopo un'overdose e una durissima astinenza, Renton decide di cambiare. La fuga finale con i soldi della vendita di eroina diventa così anche una fuga simbolica dal mondo al quale apparteneva. Il successo fu enorme e trasformò Trainspotting in un cult generazionale.

Ma come hanno girato davvero la scena del water? È probabilmente la più famosa del film e, allo stesso tempo, una delle più assurde. Renton deve recuperare delle supposte di oppiacei finite nel water di un bagno pubblico disgustoso. Dopo essersi immerso letteralmente nell'acqua ripugnante del water, il protagonista precipita in una dimensione completamente diversa: ciò che fino a un istante prima era un gabinetto lurido diventa una sorta di oceano infinito nel quale Renton nuota. La cosa sorprendente è che, per realizzare l'effetto, Boyle rinunciò deliberatamente alla CGI.

Il regista ha raccontato che la scena fu costruita come un trucco teatrale. Il water venne letteralmente tagliato a metà e sistemato su una piattaforma, con uno scivolo nascosto dietro la struttura. Da una determinata angolazione, la macchina da presa faceva sembrare che la toilette fosse completa e che Renton scomparisse davvero dentro il tubo. Ewan McGregor doveva soltanto lasciarsi scivolare nella struttura, mentre l'inquadratura faceva il resto. L'attore ha raccontato successivamente che per una delle riprese venne utilizzata una porzione di water aperta e ricoperta da perspex, con acqua inserita nella struttura per creare l'impressione di guardare attraverso la tazza.

Il risultato è uno dei migliori esempi di come un'illusione cinematografica non abbia necessariamente bisogno di tecnologie sofisticate. E quelle cose disgustose nel water? Anche qui la realtà del set era molto diversa da quella che appare sullo schermo. Quello che sembra essere materia organica ripugnante era in realtà composto principalmente da cioccolato e altri ingredienti utilizzati per ottenere consistenza e colore. Il paradosso è quasi comico: uno degli ambienti più nauseanti della storia del cinema, sul set, poteva addirittura avere un odore piacevole.

Una scena di Traispotting - Fonte: Medusa Film

Ma la vera magia arriva dopo. Boyle porta Renton dall'estrema sporcizia a uno spazio quasi paradisiaco. È un passaggio volutamente assurdo: il water diventa un portale e il disgusto si trasforma improvvisamente in bellezza. Il regista ha spiegato proprio questa logica dietro la sequenza: davanti a qualcosa di estremamente brutto, la risposta cinematografica poteva essere quella di trasformarlo immediatamente in qualcosa di bello. La scena, dunque, non è soltanto una trovata provocatoria. È la rappresentazione della mente di Renton: la droga e l'astinenza alterano la percezione della realtà fino a trasformare l'orrore in un'esperienza quasi liberatoria.

Se la scena del water è diventata celebre per il suo umorismo grottesco, quella del bambino è probabilmente la più disturbante. Renton è ormai chiuso nella propria stanza per affrontare l'astinenza. Il corpo soffre, la mente vacilla e la realtà comincia a deformarsi. È in questo stato che appare Dawn, la neonata morta a causa della devastazione e della negligenza che circondano il gruppo. La bambina sembra gattonare sul soffitto della stanza. Si avvicina lentamente a Renton, lo osserva e poi compie un movimento innaturale con la testa, in un'immagine che richiama apertamente l'iconografia dell'horror e, in particolare, L'esorcista.

È una sequenza brevissima, ma è impossibile dimenticarla. E anche in questo caso Boyle scelse una soluzione pratica. La bambina che vediamo sul soffitto non era un'immagine generata al computer: era un animatronic, realizzato dallo specialista degli effetti speciali Grant Mason. La stessa documentazione dedicata alla lavorazione del film conserva l'immagine del pupazzo utilizzato per la scena. Mason aveva già lavorato con Boyle in precedenza e avrebbe poi costruito numerosi altri effetti speciali per cinema e televisione. Il Scottish Mask and Puppet Centre conferma inoltre che fu proprio lui a creare Baby Dawn per Trainspotting.

La forza della sequenza sta soprattutto nell'illusione prospettica. La scena viene presentata dal punto di vista alterato di Renton: il soffitto diventa una superficie percorribile e ciò che normalmente dovrebbe essere impossibile appare improvvisamente plausibile all'interno dell'incubo. Il pupazzo meccanico consentiva di ottenere movimenti controllati e innaturali, senza dover ricorrere alla computer grafica. È proprio quella leggera imperfezione dell'animatronic a rendere oggi la scena ancora più inquietante: il bambino sembra umano, ma non completamente. È reale e irreale nello stesso momento. La testa che ruota e lo sguardo fisso verso Renton trasformano una figura normalmente associata all'innocenza in una presenza minacciosa.

Il water e il bambino sembrano appartenere a due universi cinematografici differenti. Il primo è grottesco, quasi comico; il secondo è da incubo. Eppure sono costruiti secondo la stessa filosofia. Boyle prende qualcosa di concreto e lo trasforma attraverso la regia in qualcos'altro. È anche per questo che Trainspotting ha resistito così bene al passare del tempo. Molte immagini degli anni Novanta oggi possono apparire legate a un'estetica precisa, mentre quelle di Boyle continuano a funzionare perché nascono da idee semplici, fisiche e immediate.

Continua a leggere su BadTaste