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Tre viaggi, tre Italie: stasera in TV, il film in cui Carlo Verdone ha raccontato un Paese in trasformazione

Bianco, rosso e Verdone: come i tre personaggi di Carlo Verdone hanno raccontato l'Italia del 1981 e continuano a rappresentare l'identità italiana ancora oggi.

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Quando nel 1981 Carlo Verdone porta sul grande schermo Bianco, rosso e Verdone, nessuno immagina che quel film diventerà molto più di una semplice commedia. Oggi, a oltre quarant'anni di distanza, quella pellicola continua a essere un ritratto fedele dell'anima italiana, capace di raccontare le contraddizioni, le fragilità e la profonda umanità di un paese in perenne trasformazione. L'appuntamento in TV è per stasera, su Cine 34, alle ore 21.00.

La genialità del regista romano sta nell'aver costruito tre personaggi che non sono semplici macchiette comiche, ma autentici archetipi sociali. Pasquale, Furio e Mimmo rappresentano tre Italie diverse, tre modi di essere italiani che convivono nello stesso momento storico, lungo lo stesso giorno di elezioni politiche. Un espediente narrativo che trasforma un viaggio verso i seggi elettorali in un'odissea esistenziale attraverso la geografia e l'identità nazionale.

Pasquale è l'emigrante dal cuore diviso. Originario di Matera, porta dentro di sé l'amore viscerale per la sua terra, ma ha costruito una vita in Germania con una moglie tedesca che non comprende fino in fondo le sue radici. Il suo viaggio di ritorno per votare diventa un pellegrinaggio sentimentale, un tentativo disperato di riconnettersi con un'identità che sente sfuggire. Carlo Verdone lo interpreta con una malinconia struggente, rendendo ogni battuta un piccolo manifesto della condizione dell'italiano nel mondo: sempre in bilico tra l'orgoglio delle proprie origini e la necessità di guardare avanti.

Furio rappresenta invece l'italiano medio ossessionato dal controllo. Romano trapiantato a Torino, viaggia con moglie e figli in un clima di tensione costante. Tartassa la famiglia con il suo bisogno compulsivo di organizzare ogni dettaglio, trasformando il viaggio in un incubo di aspettative deluse e frustrazioni accumulate. È il ritratto spietato di una mascolinità ansiosa, di un patriarcato in crisi che si aggrappa alle convenzioni per non affrontare la propria inadeguatezza. Eppure, anche in questo personaggio apparentemente antipatico, Verdone sa trovare umanità e fragilità.

Mimmo è forse il più toccante dei tre. Ingenuo e affettuoso, vive a Verona con l'adorata nonna Teresa, interpretata dalla straordinaria Elena Fabrizi. Il loro legame è di una tenerezza rara nel cinema italiano, capace di restituire dignità narrativa a un rapporto intergenerazionale spesso trascurato. La nonna è comunista convinta, Mimmo la segue con devozione filiale. Il loro viaggio verso Roma per votare diventa un canto d'amore alla famiglia italiana, quella vera, fatta di complicità quotidiane e affetti incondizionati.

La struttura del film è matematicamente perfetta. Tre storie parallele che si intrecciano nel giorno delle elezioni, un simbolo potente della partecipazione democratica che diventa pretesto per esplorare l'Italia profonda. Le disavventure lungo il cammino non sono semplici gag comiche, ma rivelazioni progressive dei caratteri, momenti in cui la maschera sociale cade e affiora la verità dei personaggi.

Carlo Verdone dimostra in questo film una maturità artistica precoce. Alla sua seconda regia, dopo Un sacco bello, affina la capacità di fondere registro comico e critica sociale senza mai cadere nella predica moralistica. Il suo talento nel costruire personaggi credibili e sfaccettati, interpretandoli tutti in prima persona, rimane una delle caratteristiche distintive della sua filmografia. La capacità di passare da un carattere all'altro, modificando voce, postura e gestualità, è un esercizio di virtuosismo attoriale che pochi nel cinema italiano hanno saputo replicare con altrettanta efficacia.

Il cast di contorno contribuisce in modo determinante alla riuscita dell'opera. Milena Vukotic, Irina Sanpiter, Angelo Infanti e Mario Brega portano sullo schermo figure secondarie che arricchiscono il mosaico sociale del film. Ogni incontro lungo il viaggio aggiunge un tassello alla rappresentazione dell'Italia di inizio anni Ottanta, un paese che sta cambiando pelle, sospeso tra la tradizione contadina e la modernizzazione industriale, tra i valori familiari e l'individualismo emergente.

La critica ha riconosciuto fin da subito il valore del film, che oggi è considerato un classico imprescindibile della commedia italiana. Ma ciò che lo rende davvero speciale è la sua capacità di parlare ancora al pubblico contemporaneo. I tre viaggi di Pasquale, Furio e Mimmo continuano a raccontare qualcosa di profondamente vero sull'essere italiani: la nostalgia delle radici, l'ansia del quotidiano, la forza dei legami familiari.

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