Ultrà, il retroscena su Ricky Memphis: così fu scelto per il film cult sul calcio degli anni 90 con Amendola
Un viaggio nel film che ha raccontato senza filtri il mondo delle curve italiane. Tra storie vere, un cast fuori dagli schemi e un episodio sorprendente che portò Ricky Memphis sul set, Ultrà resta ancora oggi uno dei ritratti più intensi e controversi del tifo organizzato.
Ultrà, la pellicola del 1991 diretta da Ricky Tognazzi racconta il lato più complesso, a tratti torbido, del mondo del calcio: quello delle periferie urbane, dell'appartenenza a un gruppo, dell'amicizia e della violenza che, negli anni Ottanta e Novanta, accompagnava spesso il fenomeno degli ultras italiani.
Anche se sono trascorsi dalla sua uscita nelle sale, oltre trent'anni, il film continua a essere considerato una delle opere più autentiche mai dedicate al tifo da stadio. Sicuramente grazie ad una regia asciutta, di interpretazioni memorabili e di una serie di scelte produttive che contribuirono a rendere l'opera incredibilmente realistica.Tra i retroscena più curiosi emerge quello legato all'ingresso nel cast di Ricky Memphis, protagonista di una vicenda talmente singolare da sembrare inventata. E invece accadde davvero.
La trama d Ultras parte da Luca, soprannominato "Principe", interpretato da Claudio Amendola. Leader della Brigata Veleno, un gruppo di tifosi romanisti della periferia romana, il giovane torna alla vita quotidiana dopo aver trascorso due anni in carcere. Al suo rientro scopre che la sua ex fidanzata Cinzia ha iniziato una relazione con Red, uno dei suoi amici più fidati. Una situazione già esplosiva che si intreccia con l'attesa per la trasferta di Torino in occasione della sfida tra Roma e Juventus.Il viaggio in treno verso il Piemonte diventa il centro narrativo del film. In quel vagone si concentrano tensioni personali, rivalità, desiderio di appartenenza e spirito di gruppo. Quando gli ultras arrivano a Torino, gli scontri con la tifoseria avversaria degenerano rapidamente fino a sfociare in una tragedia che cambierà per sempre il destino dei protagonisti. Più che una storia sportiva, Ultrà è il racconto di un mondo in cui l'identità individuale viene spesso sacrificata a favore del branco, con conseguenze devastanti.
Se oggi Ricky Memphis è uno dei volti più noti del cinema e della televisione italiana, all'epoca di Ultrà era ancora praticamente sconosciuto. La sua partecipazione al film nacque grazie all'intuizione di Claudio Amendola. L'attore in un'intervista riportata su hotcorn ha raccontato di aver visto Memphis durante una puntata del celebre Maurizio Costanzo Show e di aver immediatamente pensato che fosse perfetto per interpretare Red.
"Poi chiamai la redazione dello show e chiesi se potevano darmi il suo numero di telefono. La mattina dopo provai a chiamare e quando alzò la cornetta dissi: “Buongiorno, cercavo Riccardo Fortunati”. “Sò io”, disse lui. E io: ” Sono Claudio Amendola”. E lui: “Ma vaffanculo”. E mise giù." Ha raccontato l'attore. Solo dopo un terzo tentativo accettò di presentarsi all'appuntamento indicato.
Quella decisione cambiò completamente la sua carriera. Il ruolo di Red gli consentì infatti di farsi conoscere dal grande pubblico e rappresentò il primo vero trampolino di lancio nel mondo del cinema. Uno degli elementi che rendono ancora oggi Ultrà così credibile è infatti la composizione del cast.
Accanto ad attori già affermati come Claudio Amendola trovavano spazio numerosi interpreti poco conosciuti o addirittura privi di una vera esperienza professionale davanti alla macchina da presa. Lo stesso Amendola ha ricordato come il gruppo fosse formato da ragazzi che trasmettevano una spontaneità rara, quasi vicina alla tradizione del neorealismo italiano. Questa scelta contribuì a creare un'atmosfera reale e genuina e a restituire sullo schermo la sensazione di assistere a una vera trasferta ultras.
Tra i protagonisti figuravano inoltre Gianmarco Tognazzi e Fabrizio Vidale, interprete del personaggio di Smilzo, destinato a diventare uno dei simboli più tragici dell'intera vicenda. Il film venne realizzato tra giugno e luglio del 1990, proprio mentre l'Italia stava ospitando i Mondiali di calcio. Un momento in cui il Paese viveva immerso nell'entusiasmo sportivo, tra stadi rinnovati e una nazionale che sognava di arrivare fino in fondo.
La coincidenza temporale rese ancora più particolare l'esperienza sul set. Amendola ha ricordato in particolare la notte della semifinale tra Italia e Argentina, disputata il 3 luglio 1990. Dopo la dolorosa eliminazione degli azzurri ai rigori, la troupe dovette tornare immediatamente al lavoro per proseguire le riprese.
"Giravamo la scena a casa di Cinzia (Giuppy Izzo), in cucina, con le polpette, quando assaggio il sugo. Erano le sette del mattino, non avevamo praticamente dormito e ricordo che a un certo punto Ricky ci strillò perché non riuscivamo più a entrare nella parte. Eravamo distrutti, non capivamo più nulla." Ha fatto sapere Amendola
Molte delle scene più importanti del film si svolgono all'interno del treno che porta la Brigata Veleno verso Torino. Girare quelle sequenze, però, non fu affatto semplice. Secondo i ricordi di Claudio Amendola, il caldo estivo era soffocante. Per cercare di limitare la luce e la temperatura vennero utilizzati grandi teli scuri, ma le condizioni di lavoro restarono estremamente impegnative. Proprio quella fatica, però, finì per riflettersi sullo schermo. Il sudore, il nervosismo e la sensazione di claustrofobia percepiti dagli attori contribuirono ad aumentare il realismo delle scene. Ancora oggi il viaggio in treno rappresenta una delle parti più apprezzate e studiate del film.
Negli anni Claudio Amendola ha più volte indicato quale sia il momento che ricorda con maggiore affetto. Si tratta del duro confronto tra Principe e Red all'interno del vagone ferroviario. Una sequenza caratterizzata da dialoghi taglienti e da una tensione emotiva crescente, che mette a nudo il rapporto tra i due amici. L'attore ha sottolineato come quella scrittura, firmata anche da Simona Izzo, fosse particolarmente incisiva e capace di raccontare con crudezza sentimenti come rabbia, gelosia e tradimento.
Per Amendola quella scena resta una delle più potenti dell'intero film. Tra le curiosità che spesso sfuggono agli spettatori c'è anche una breve apparizione di Massimo Ferrero. Il futuro presidente della UC Sampdoria compare infatti nella scena della partenza dalla stazione. All'epoca Ferrero lavorava come produttore esecutivo della pellicola: chi se lo aspettava che, anni dopo, sarebbe diventato uno dei personaggi più discussi del calcio italiano?