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Un body horror barocco e visionario: oggi in TV, il film di James Wan che ha diviso pubblico e critica

Malignant di James Wan: la trama del thriller horror del 2021 con Annabelle Wallis. Una donna vede omicidi prima che accadano. Analisi completa del film.

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C'è un momento preciso in cui Malignant smette di essere il thriller horror che pensavi di stare guardando e diventa qualcos'altro. Un'esperienza cinematografica che divide il pubblico, polarizza le opinioni e non lascia nessuno indifferente. James Wan, maestro riconosciuto del genere dopo The Conjuring e Insidious, nel 2021 ha confezionato un'opera che sfida le convenzioni, abbraccia l'eccesso e trasforma il body horror in un'opera barocca e visionaria. L'appuntamento in TV è per oggi, in prima serata su Italia 2 (canale 49), alle ore 21.

La protagonista è Madison Mitchell, interpretata da Annabelle Wallis, una donna che vive un'esistenza già segnata dalla sofferenza. Dopo un brutale episodio di violenza domestica che costa la vita a suo marito, Madison inizia a sperimentare qualcosa di terrificante: visioni vivide, dettagliate, impossibili da ignorare. Non sono semplici incubi o allucinazioni post-traumatiche. Sono finestre spalancate su omicidi che stanno accadendo in tempo reale, in luoghi lontani dalla sua casa. Madison è condannata a essere spettatrice impotente di delitti efferati, incapace di intervenire mentre la lama cala sulle vittime.

La svolta arriva quando le forze dell'ordine confermano ciò che lei già temeva: quegli omicidi non esistono solo nella sua mente. Sono reali. Le persone che ha visto morire nelle sue visioni vengono effettivamente ritrovate senza vita, esattamente come lei aveva "previsto". A quel punto la domanda diventa inevitabile: come è possibile? Chi o cosa sta collegando Madison a questi crimini efferati?

Le indagini, condotte dai detective Kekoa Shaw e Regina Moss, interpretati rispettivamente da George Young e Michole Briana White, portano alla luce un nome: Gabriel. Un'entità, una presenza che sembra appartenere al passato dimenticato di Madison, un capitolo della sua vita che lei stessa ha rimosso o non ricorda più. Gabriel non è semplicemente un serial killer qualunque. È qualcuno legato intimamente alla protagonista, qualcuno che conosce i suoi segreti più oscuri e che ora è tornato per reclamare qualcosa che gli appartiene.

La struttura narrativa di Malignant gioca con gli archetipi del giallo psicologico e del thriller paranormale, ma Wan non si accontenta di percorrere strade già battute. Il regista costruisce una prima parte che sembra omaggiare i classici dell'horror italiano degli anni Settanta e Ottanta, con una fotografia satura, movimenti di macchina barocchi e una colonna sonora che strizza l'occhio al giallo all'italiana. Ma è nella seconda metà che il film mostra il suo vero volto, abbandonando ogni pretesa di convenzionalità per tuffarsi in un territorio narrativo estremo, quasi provocatorio.

La vera forza di Malignant risiede nel suo twist, un colpo di scena che ha diviso critica e pubblico: molti lo hanno definito audace, altri eccessivo, alcuni addirittura ridicolo. Senza entrare nel territorio dello spoiler, si può dire che Wan sceglie una strada narrativa che attinge al body horror più estremo, alla fantascienza exploitation e al cinema di genere più selvaggio. È una scelta che richiede allo spettatore di abbandonare ogni aspettativa realistica e di accettare una logica cinematografica diversa, dove il camp e il grottesco si fondono con l'orrore genuino.

La regia di James Wan è tecnicamente impeccabile. Le sequenze d'azione, soprattutto nella parte finale (che James Wan ha spiegato) ambientata in una stazione di polizia, sono coreografate con una precisione quasi ballettistica. I movimenti di macchina impossibili, le inquadrature rovesciate, l'uso sapiente del ralenty e della velocizzazione creano un linguaggio visivo che è allo stesso tempo un omaggio e una sovversione del genere. Wan sembra divertirsi a giocare con le aspettative, a costruire atmosfere che sono al contempo spettacolari e disturbanti.

Malignant è un film che divide. C'è chi lo considera un capolavoro incompreso di cinema di genere portato all'eccesso consapevole, un'opera che celebra il trash elevandolo a forma d'arte. C'è chi invece lo vede come un esperimento fallito, un'operazione troppo sopra le righe che perde di credibilità proprio nel momento in cui dovrebbe raggiungere l'apice della tensione. Entrambe le letture sono legittime, perché Wan ha scelto deliberatamente di fare un film polarizzante, che non cerca il consenso facile ma vuole lasciare un segno, nel bene o nel male.

Per chi cerca un horror classico, fatto di jump scare calibrati e atmosfere cupe ma prevedibili, Malignant potrebbe risultare straniante. Per chi invece è disposto ad accettare una visione più estrema, più libera, più vicina al cinema exploitation che al thriller mainstream, questo film rappresenta un viaggio nell'ossessione creativa di un regista che ha deciso di osare. Non è un'opera per tutti, ma è sicuramente un'opera che merita di essere vista e discussa, perché nel panorama spesso omologato del cinema horror contemporaneo, Malignant ha il coraggio di essere diverso, di essere eccessivo, di essere memorabile proprio per la sua capacità di non scendere a compromessi.

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