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Vajont, la Fiat 600 guidata da Laura Morante è in vendita: quanto può valere l’auto del film?

La vettura utilizzata da Laura Morante nei panni di Tina Merlin torna a far parlare di sé: la sua storia incrocia quella vera di una famiglia legata alla tragedia del 1963.

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Ci sono "cose" apparentemente ordinarie che hanno un valore simbolico come quello che oggi riporta alla memoria uno dei film italiani più discussi dedicati a una delle più grandi tragedie della storia del Paese. Si tratta della Fiat 600 D utilizzata sul set di “Vajont”, il film diretto da Renzo Martinelli e uscito nel 2001 con Laura Morante nel ruolo della giornalista Tina Merlin. La vettura è stata infatti messa in vendita da Luca Zanfron, fotografo e figlio di Bepi Zanfron, professionista che documentò direttamente le conseguenze del disastro del Vajont. E proprio qui la vicenda dell'automobile diventa particolarmente interessante: quella Fiat 600 non è soltanto un'auto d'epoca comparsa in un film, ma è legata a una storia familiare che è profondamente unita alla notte del 9 ottobre 1963.

Vajont” racconta la costruzione della diga e la progressiva escalation di segnali che precedettero la catastrofe. La vicenda prende avvio alla fine degli anni Cinquanta, quando il grande progetto della SADE punta a trasformare la valle in uno dei principali bacini idroelettrici. Il film intreccia gli avvenimenti realmente accaduti con una storia sentimentale costruita per il cinema. Al centro c'è il geometra Olmo Montaner, interpretato come un uomo inizialmente fiducioso nelle possibilità di sviluppo portate dalla diga. La sua vita cambia quando conosce Ancilla, con la quale costruisce una famiglia proprio mentre nella valle aumentano i segnali di pericolo.

Parallelamente emerge la figura di Tina Merlin, giornalista dell'Unità che denuncia le conseguenze del progetto e le preoccupazioni degli abitanti. Nel film la sua battaglia diventa uno degli elementi attraverso cui lo spettatore segue la crescente consapevolezza del rischio. La tragedia arriva il 9 ottobre 1963: un'enorme massa di roccia precipita dal Monte Toc nel bacino, provocando un'onda gigantesca che supera la diga e devasta Longarone e altri centri della valle. Il bilancio è di quasi duemila vittime.

Una scena di Vajont - Fonte: Rai Cinema

La curiosità più singolare riguarda proprio la vettura utilizzata durante le riprese. Si tratta di una Fiat 600 D del 1964, originariamente immatricolata a Viterbo. Per esigenze cinematografiche, però, durante le riprese venivano applicate targhe di scena che riproducevano quelle dell'epoca e riconducevano l'automobile al territorio bellunese. A guidarla nel film era Laura Morante, che oggi rende la vettura particolarmente simbolica per gli appassionati del cinema italiano e, soprattutto, per chi conosce la storia della pellicola.

L'auto, però, non era quella realmente posseduta da Bepi Zanfron la notte della tragedia. Il legame con il fotografo nasce in un secondo momento, quando Martinelli cominciò a raccogliere testimonianze e materiali per realizzare il film. Zanfron aveva raggiunto Longarone nella notte del disastro per fotografare ciò che era accaduto. La strada, però, era stata interrotta dalla devastazione. Quelle immagini contribuirono alla documentazione della tragedia e rimasero parte della memoria professionale del fotografo. Quando arrivò il momento di ricostruire sul grande schermo quell'epoca, Zanfron cercò una Fiat 600 il più possibile simile a quella che aveva utilizzato allora. La trovò e la acquistò proprio per metterla a disposizione della produzione.

La storia diventa ancora più particolare perché Luca Zanfron, il proprietario che oggi vende la Fiat 600, partecipò direttamente al film. Non interpretò però un personaggio inventato: gli venne affidato il ruolo del padre Bepi. In questo modo, il set cinematografico finì per diventare una sorta di ricostruzione della vicenda familiare. La macchina, invece, rimase nelle mani della produzione per le scene che coinvolgevano Tina Merlin e quindi Laura Morante. Ogni giornata di lavorazione comportava anche un piccolo rituale: le targhe originali venivano sostituite con quelle realizzate per il film e, una volta terminato il lavoro, venivano nuovamente montate quelle vere, così da poter utilizzare la vettura normalmente.

“Vajont” non è una ricostruzione documentaristica in senso stretto. Martinelli costruì un racconto cinematografico nel quale fatti storici e personaggi di fantasia convivono. Olmo Montaner, per esempio, non è realmente esistito: il personaggio prende ispirazione, almeno in parte, dalla figura del geometra Giancarlo Rittmeyer, che quella notte era effettivamente di sorveglianza alla diga e morì nel disastro. Anche diversi passaggi relativi alle perizie, alle simulazioni e ai protagonisti tecnici della vicenda furono modificati o semplificati per esigenze narrative.

Le differenze alimentarono anche discussioni dopo la presentazione del film. All'anteprima mondiale, organizzata il 10 ottobre 2001 proprio davanti alla diga del Vajont, era presente Edoardo Semenza, che lasciò la manifestazione contrariato per quelle che considerava semplificazioni e inesattezze. Oggi Luca Zanfron ha scelto di mettere in vendita la vettura: "La vendo perché ormai la utilizzo poco e penso sia giusto lasciarla andare e non ho voluto indicare il prezzo perché prima ho piacere di parlare con chi è davvero interessato e conoscere la persona che potrebbe acquistarla". Ha spiegato a il Dolomiti. A questo punto qualcuno si chiede quale potrebbe essere il prezzo? Oggi un' auto del genere può valere tra i 5.000 e i 12.000 euro. Ma questa del celebre film?

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