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Venezia 2026, i look delle star sul red carpet: gli abiti che hanno conquistato tutti e quelli meno riusciti

Al Festival di Venezia n°83, come sempre il cinema lascia per qualche ora il posto alla moda: sul red carpet sfilano couture, archivi preziosi, paillettes e scelte più o meno riuscite. Ecco i look che hanno conquistato – o diviso – la critica.

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La fine dell'estate, almeno sul fronte glamour, ha sempre un appuntamento che riaccende immediatamente i riflettori: la Mostra del Cinema di Venezia. Per dieci giorni il Lido diventa una passerella internazionale dove attrici, modelle, cantanti e personalità del mondo dello spettacolo affidano alla moda una parte importante della propria narrazione pubblica. Il cinema resta naturalmente al centro della scena, ma prima di ogni première c'è un altro spettacolo che catalizza l'attenzione: quello degli abiti.

A Venezia 83 il red carpet conferma ancora una volta la sua natura di laboratorio dello stile. Alta moda, creazioni su misura, pezzi d'archivio e gioielli preziosi si alternano davanti ai fotografi, dando vita a una gara non ufficiale fatta di silhouette, materiali, proporzioni e personalità. E se alcuni look sembrano costruiti per entrare immediatamente nella storia, altri dimostrano quanto sia sottile il confine tra audacia e eccesso.

Tra le protagoniste più spettacolari c'è senza dubbio Bianca Balti, che per la cerimonia inaugurale sceglie una creazione custom di Ilya Migmoon. Il rosa cipria dell'abito è solo apparentemente delicato: la costruzione scultorea, il bustier geometrico e la linea a sirena conferiscono alla silhouette una presenza scenica decisamente importante. Ma il vero coup de théâtre arriva alle spalle, con due grandi ali di piume ideate insieme allo stylist Lorenzo Oddo. Un omaggio dichiarato al Leone Alato di San Marco, simbolo veneziano per eccellenza, che trasforma l'abito in qualcosa di più di una semplice scelta couture. Spettacolare e perfettamente in tema.

Bianca Balti sul Red Carpet alla Mostra del Cinema di Venezia - Fonte: youtube@apt_news

Se Balti punta sulla teatralità, Levante dimostra invece quanto possa essere potente un look costruito sulla misura. Per la première di Rider la cantante sceglie un modello d'archivio di Giorgio Armani, giocando con trasparenze, ricami ispirati al mondo vegetale e preziosi Cartier. È una scelta particolarmente interessante perché guarda alla storia della moda senza trasformarla in un esercizio nostalgico. L'abito ha personalità, ma lascia spazio alla donna che lo indossa. Nessun dettaglio sembra aggiunto soltanto per attirare l'obiettivo: tutto concorre a creare un'immagine sofisticata e riconoscibile. Gli esperti l'hanno decretato come uno dei look più riusciti del festival.

Promossa anche Greta Scarano, protagonista di un doppio debutto come conduttrice delle cerimonie di apertura e chiusura insieme a Nicolas Maupas. Per l'inaugurazione sceglie Giorgio Armani Privé e un sontuoso abito a sirena in velluto bordeaux, senza spalline. La tonalità profonda dona intensità alla mise e accompagna con eleganza la costruzione aderente dell'abito. C'è anche un dettaglio personale dietro la scelta cromatica: il bordeaux richiama infatti i colori della Salernitana, squadra del cuore dell'attrice. Una concessione alla passione sportiva che, anziché indebolire il look, gli aggiunge una storia.

Il glamour più classico trova una delle sue interpreti in Brittany Snow, avvolta in un lungo Giorgio Armani caratterizzato da una profonda scollatura a V e da profili luminosi ricamati di cristalli. È un'immagine dichiaratamente hollywoodiana, ma senza scadere nel costume. Molto scenografica anche Rebecca Donaldson, che sceglie un Armani Privé custom dalla silhouette a colonna. La superficie dell'abito, ricoperta di micro-paillettes e cristalli nei toni del platino, dell'argento e dell'oro rosa, prende vita grazie a sottilissime frange metalliche. Il risultato cambia a ogni movimento: una scelta pensata evidentemente per dialogare con i flash del tappeto rosso.

Sul versante più brillante troviamo anche Madisin Rian, sempre in Giorgio Armani, con paillettes lucide e dettagli piumati. Un look costruito per catturare la luce e, inevitabilmente, l'obiettivo. Nina Dobrev rispolvera un prezioso Armani Privé d'archivio del 2012. La scelta dimostra quanto la moda del passato possa tornare contemporanea quando viene reinterpretata attraverso styling e personalità. La creazione, scultorea e impreziosita da inserti e veli di chiffon verde bosco, ha una forte identità.

Claire Foy, invece, punta tutto sul rosso. L'abito lungo di Bottega Veneta viene completato da guanti coordinati, décolleté Christian Louboutin e labbra dello stesso colore. Il total red è una scelta coraggiosa in una serata dominata da tonalità scure. L'idea funziona sul piano cromatico, anche se la costruzione dell'abito, secondo la critica, non valorizza pienamente la figura dell'attrice. Un concept convincente, un'esecuzione meno impeccabile.

Tra le scelte più interessanti c'è quella di Alessandra Ambrosio, che porta sul tappeto rosso un bustier in raso nero firmato Intimissimi. Rispetto alla consueta esplosione di couture, la proposta appare più vicina alla dimensione reale del guardaroba. Ed è proprio questa la sua forza: dimostrare che un capo apparentemente più accessibile può comunque funzionare in un contesto prestigioso, se sostenuto da styling, portamento e personalità.

Non tutti i look, però, convincono allo stesso modo. Kaouther Ben Hania sceglie un abito dorato ricco di dettagli preziosi, completato da una clutch coordinata. L'effetto complessivo è opulento, forse fin troppo, tanto da evocare un'immagine quasi da cioccolatino dorato. Più difficile da decifrare anche la scelta di Maria Soccor, costruita su un gioco ricercato di contrasti tra colori e texture. L'intenzione fashion c'è e si vede, ma il risultato rischia di apparire più concettuale che armonioso. Anche Shahrbanoo Sadat osa con una tonalità acida, decisamente distante dalla tavolozza più tradizionale del red carpet. Il colore la rende immediatamente riconoscibile, ma non basta a trasformare l'audacia cromatica in un look davvero riuscito.

Tra le scelte che hanno maggiormente diviso la critica c'è quella di Valérie Donzelli, in Alberta Ferretti Autunno-Inverno 2026. Il vestito punta tutto su una cascata di balze e ruches sovrapposte, accompagnata da una piccola corona tra i capelli. L'idea è volutamente eccentrica, ma proprio la quantità di elementi rischia di appesantire l'insieme. Infine Eugenia Silva, splendida supermodella spagnola, sceglie un abito argento metallizzato dai volumi importanti e dai riflessi quasi specchiati. Impossibile non notarla.

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