Via da Las Vegas (1995) ha fruttato al suo attore protagonista Nicolas Cage un premio Oscar.

Parlando con Vanity Fair l’attore ha riflettuto su una scena in particolare di quel film, una scena “rischiosa” in cui ha deciso di ubriacarsi seriamente per girarla.

È difficile da guardare. Ho visto Albert Finney in Sotto il vulcano. Ho chiesto a Mike Figgis che lo ha diretto in un altro film: “Albert beveva mentre lavorava?” Albert Finney è per me una grande ispirazione. E mi ha risposto: “No, ma assaggiava e sputava.” Ho visto un sacco di film con grandi performance di alcolizzati. L’unica in cui ho pensato “quello era davvero ubriaco” è stato Albert Finney. Quindi ho deciso che a un certo punto nel film volevo vedere se riuscivo ad avere un vero blackout. Pazzo, pericoloso, non lo rifarei mai più. Non recito con l’alcol. Recito sobrio. E avevamo solo quattro settimane, se fosse andata avanti per sei mesi, avrebbe potuto essere un disastro, ma volevo fare quella scena e mi sono ubriacato davvero.

Continua a raccontare Cage:

Non ero ubriaco per il resto del film. Bevevo un drink qui e là, giusto per avere la sensazione, come faceva Albert Finney quando sputava. Avevo un “drinking coach” di nome Tony Dingman, un amico di famiglia, al tempo un alcolizzato, un poeta. Stavamo bevendo della sambuca e lui ha pensato che sarebbe stata un’ottima scelta per quella scena. Quindi stavo bevendo sambuca e ho sceso le scale e ho detto: “Qualsiasi cosa accada fate in modo che funzioni, perché non succederà di nuovo.”

Via da Las Vegas racconta proprio una storia di eccessi. La storia di un uomo, uno sceneggiatore alcolizzato che, abbandonato da moglie e figlio si rifugia a Las Vegas e nei suoi svaghi.

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