Veramente molto difficile quest’anno digitare cosa aspettiamo con più curiosità da Venezia 74.
Ci verrebbe da urlare TUTTO... ma sarebbe poco professionale.
Occhi puntati, immediatamente, all’apertura Downsizing di Alexander Payne visto come sono cominciate alcune edizioni storiche del passato come Venezia 70 (Gravity poi Oscar per Miglior Regia), Venezia 71 (Birdman poi Oscar per Miglior Film e Regia) e Venezia 73 (La La Land poi Oscar per Miglior Regia e Fil… no quello, scusate, è andato a Moonlight; perdonate lo humour).
Attenzione massima al gusto sci-fi chic alla Black Mirror (citato espressamente dal regista Alexander Payne e quindi ennesimo riconoscimento a Brooker come narratore principe della contemporaneità) e alla carriera di Payne: effettivamente manca il riconoscimento come regista per il già due volte Miglior Sceneggiatore agli Oscar. Che sia questa pellicola con Matt Damon e Kirsten Wiig a consacrarlo definitivamente visto l’appeal da fantascienza adulta con sguardo sul problema della sovrappopolazione?
Il Festival di Cannes, lo ha confermato anche il Direttore della Mostra del Cinema di Venezia Albero Barbera in conferenza stampa a fine luglio, ha difficoltà ad assicurarsi pellicole da Oscar per via del posizionamento temporale nell’anno. Venezia da anni è in amore profondo con l’Academy fin da quella storica edizione numero 62 in cui il Leone d’Oro Brokeback Mountain di Ang Lee per un centimetro non coincise, sei mesi dopo, con il Miglior Film all’Oscar del 2006 (sarebbe stata la prima e unica volta nella Storia del Cinema). Payne e il suo Downsizing sono dunque osservati speciali fin dalla proiezione stampa in Sala Darsena alle 9 del mattino di mercoledì 30 settembre.
In ottica Academy Awards incuriosiscono assai anche Mother! di Aronofsky (l’elettrico newyorchese dopo il dittico The Wrestler-Il Cigno Nero è stato incostante), The Leisure Seeker (Ella & John) di Paolo Virzì (sempre difficile misurarsi per un regista italiano con un grande racconto popolare Usa basato sulla Route 66) e Suburbicon di George Clooney (la sua regia più bella, Le Idi Di Marzo, era in Concorso in Laguna), all’apparenza un thriller sui pericoli che possiamo incontrare quando le nostre case borghesi vengono minacciate (anche Mother! pare andare fortemente in quella direzione).
Dalla home invasion all’italian invasion, come mai massiccia al Lido anche extra-Concorso vista la presenza del nuovo lungo d’animazione della casa di produzione Mad nella sezione competitiva Orizzonti (abbiamo vinto noi italiani, lo scorso anno, la sezione parallela del Concorso con Liberami di Federica Di Giacomo) intitolato Gatta Cenerentola dagli stessi autori del piccolo grande successo del 2013 L’Arte Della Felicità. Abbiamo disperatamente bisogno che si torni a fare animazione dalle nostre parti.
Nonostante una grande curiosità per Sebastiano Riso e Andrea Pallaoro in competizione alla loro opera seconda (rispettivamente dopo Più Buio Di Mezzanotte e Medeas), il nostro appoggio preventivo non può che andare ad Ammore e Malavita dei Manetti Bros, cineasti simpatia per antonomasia presenti in Laguna anni fa nella sezione parallela al Concorso all’epoca denominata Controcampo con una delle loro opere più interessanti (il gioiellino sci-fi L’Arrivo Di Wang) e reduci dal successone dell’ultimo Song ‘e Napule, escluso incomprensibilmente dal Concorso della Festa di Roma del 2013. Una consacrazione? Una maledizione? Quel passaggio di livello cui sembrava che questi due fieri cineasti di nicchia non fossero mai destinati a fare? Lo scopriremo solo dopo Venezia 74. A contendersi il Leone d’Oro anche Mektoub, My Love: Canto Uno di Abdellatif Kechiche, cineasta di natali tunisini al centro del grande mistero La Vita Di Adele, ultimo suo film premiato con la Palma d’Oro a Cannes, adorato da Spielberg come Presidente di Giuria sulla Croisette e poi crollato nel corso di quello stranissimo 2013 perché al centro di mille polemiche tali da non farlo poi candidare in autunno dalla Francia all’Oscar (fatto ancora oggi di difficile interpretazione dopo la Palma d’Oro) spianando di fatto la strada al nostro Sorrentino con La Grande Bellezza. Sono passati 4 anni da quel paradossale per Kechiche 2013. Quello che porta in Laguna sembra il primo capitolo di una saga. Anche lui “serializza” al cinema come tanti colleghi del mondo. In Concorso, infine, non vediamo l’ora di vedere l’ultima fiaba dark di Guillermo Del Toro (The Shape Of Water) mentre, Fuori Concorso, non ci faremo scappare l’ultima fatica di Frears Victoria & Abdul dove il veterano inglese recentemente regista del fortunato Philomena riporta a Venezia una strana coppia (formula sempre vincente al cinema) ancora una volta affidandosi alla forza e fascino della matrona Judi Dench.

Dulcis in fundo… ci emoziona sempre un po’ pensare che in laguna saranno presenti anche divinità per noi cinefili come Paul Schrader (addirittura in Concorso e per secondo dopo Payne), William Friedkin e John Landis.
Ognuno con qualcosa da presentare, o di vecchio (Friedkin e Landis) o di nuovo (Schrader), ma soprattutto in grado di rappresentare il cinema. Quello che ha significato e che continua a significare.

È anche per questo che non vediamo l’ora che cominci questa Venezia 74.