Durante la Mostra del Cinema di Venezia, Iginio Straffi è stato ospite di una conversazione organizzata nell’ambito delle giornata veneziane di ITTV FESTIVAL che si tiene ogni anno a Los Angeles e, prima dell’evento abbiamo avuto modo di parlare con il fondatore del Gruppo Rainbow tracciando un bilancio del lavoro compiuto fino a questo momento e dei progetti per il futuro, tra cui un film live-action dedicato alla saga delle Winx per cui il regista e produttore ha in mente dei potenziali registi davvero importanti e, forse, un po’ inaspettati.

Valentina Martelli e Cristina Scognamillo, fondatrici di ITTV hanno successivamente parlato con Straffi degli straordinari 25 anni di storia del Gruppo, che si è affermato come leader nell’industria dell’intrattenimento, diventando uno dei maggiori player internazionali nella creazione e produzione di prodotti televisivi e cinematografici sia animati che live action, ed è stata poi annunciata la partecipazione di Rainbow o all’edizione di Los Angeles di ITTV Festival che si terrà dal 30 ottobre al 2 novembre.

 

Il Gruppo Rainbow compie 25 anni, arrivato a questo importante traguardo sente di aver raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissato o c’è ancora qualcosa che non è riuscito a realizzare pensando ai progetti iniziali?

In venticinque anni sono riuscito a fare molte cose, ma per chi come me è appassionato e alza sempre l’asticella sicuramente c’è ancora molto da fare. Quando ho iniziato avevo dei programmi ambiziosi e mi ricordo che in alcune conferenze, come Cartoons on the bay o altri contesti, c’era un po’ di scetticismo e incredulità quando presentavo questi idee di programmi, licensing, business a 360 gradi… I colleghi un po’ scettici e presuntuosi dicevano ‘Questo lascialo fare agli americani perché hanno l’ambizione, la forza economica… O i francesi perché hanno aiuti statali…’. Il mood di quegli anni era quello, ma con determinazione e una certa visione siamo riusciti a fare qualcosa di importante nel mondo dell’animazione. Ora c’è molto da fare sul fronte del live action per il pubblico young adult e per gli adulti. In Italia molto raramente si riescono a creare fenomeni globali, difficilmente arrivano al pubblico internazionale e le piattaforme. Con noi, per esempio con Colorado, eravamo specializzati nelle commedie e bisogna invece percorrere altri generi come il thriller, l’horror e il fantasy per attirare il pubblico internazionale. L’obiettivo di Rainbow nei prossimi anni è proprio questo: raggiungere un certo successo con produzioni che non siano solo cartoni, anche se continueremo a sviluppare progetti di animazione. La prossima sfida è su un altro territorio dove il metodo Rainbow possa essere usato in altri ambiti.

Negli anni è iniziata anche una collaborazione con piattaforme di streaming come Netflix, che tipo di rapporto professionale si è stabilito con queste nuove realtà?

Netflix e le altre piattaforme sono una grande opportunità perché ti danno la possibilità di essere messo a confronto con il pubblico di molti paesi contemporaneamente, cosa quasi impossibile prima perché si vendeva a varie emittenti a macchia di leopardo o raramente un film europeo trovava distribuzione in America o altri paesi importanti. Con Netflix collaboriamo dagli inizi, da quando loro erano piccolini e noi vendevamo solo la nostra library, i nostri cartoni. Successivamente abbiamo realizzato due serie spinoff delle Winx e poi, finalmente, hanno creduto nel potenziale rappresentato dal realizzare la serie live-action delle Winx, che era un altro dei miei obiettivi, uno dei sogni da realizzare da circa una decina di anni perché mi ero reso conto che si era creato un gruppo di fan, in tutto il mondo, cresciuti con il cartone, che avevano voglia di vedere una trasposizione di questo tipo. Netflix è inoltre forse la piattaforma più adatta per un progetto simile perché ha un pubblico principalmente tra i 15 e i 30 anni. La combinazione di una proprietà intellettuale molto forte, che con l’effetto nostalgia ha attirato subito decine di migliaia di fan, e un prodotto fatto appositamente per loro, il mood della serie era sicuramente più diverso della serie a cartoni e un prodotto che è stato ottimizzato per il linguaggio che si voleva riferire, hanno fatto modo che Fate abbia avuto un successo enorme e noi siamo molti soddisfatti e anche Netflix che ha annunciato la produzione della seconda serie, che stiamo realizzando attualmente in Irlanda.

Si aspettava i numerosi commenti riservati all’adattamento? Li avete tenuti in considerazione pianificando la seconda stagione, che potrà contare anche su alcuni arrivi molto attesi dai fan?

Nella seconda stagione si è un po’ aggiustato il tiro per quanto riguarda alcuni “problemi”. Avevo previsto questo tipo di reazioni e Netflix, nella sua ricerca dell’original, pensa di dover applicare alcune “regole” nuove nel produrre questi adattamenti. Abbiamo compiuto varie considerazioni e abbiamo preso delle decisioni su alcuni personaggi, era quindi prevedibile il commento e la reazione dei fan. Nella seconda stagione ci saranno delle novità e degli arrivi importanti e nello spirito di vari adattamenti ci sono questi cambiamenti dovuti al target e alle sensibilità diverse a livello internazionale.

Uno dei progetti che stanno per arrivare sugli schermi è la serie animata Pinocchio and Friends, come è nata l’idea di riportare sugli schermi un classico come quello di Carlo Collodi?

Sono partito da due considerazioni. La prima è che girando il mondo mi sono reso conto che i bambini conoscono poco Pinocchio fuori dall’Italia, nei paesi europei, al più si sa che è un personaggio a cui cresce il naso quando dice una bugia, mentre la storia di Mangiafuoco, della Fata Turchina, del Gatto e la Volpe, si conosce molto meno a livello internazionale. Questo mi sembrava triste, poi non mi risultava che ci fossero serie tv, in particolare animate sull’opera realizzate negli ultimi quindici anni. Ci sono stati film importanti come quello di Garrone l’anno scorso e quello di Del Toro che dovrebbe uscire prossimamente ma sono film, non serie tv, e di autori molto forti con la loro cifra visiva, non mi aspetto un progetto proprio per bambini… Il Pinocchio solare e divertente, e al tempo stesso speriamo innovativo che abbiamo cercato di realizzare noi. Abbiamo cercato di tornare al Pinocchio che si potesse far conoscere in Corea e in tanti paesi dove non si conosce bene l’opera, abbiamo voluto fare un progetto per bambini, una serie tv e non un film, ma soprattutto ci interessava parlare ai più piccoli e per farlo bisognava farlo con un adattamento di cui speriamo di aver indovinato la chiave di lettura e portando Pinocchio ai giorni nostri, mantenendo tutti gli elementi classici della favola di Collodi, ma rivista con gli occhi di oggi e con un messaggio che rimane in molti episodi in cui il protagonista con la sua curiosità, la voglia di vedere il mondo, dice ai bambini “Uscite, andate a giocare, fate le caccia al tesoro, il mondo non può essere uno smartphone o un videogioco…”. C’è poi il personaggio di Freeda, la co-protagonista del cartone, ha avuto il percorso inverso rispetto a Pinocchio: era una bambina, ma una strega con un maleficio l’ha trasformata in bambola di pezza e vuole tornare a essere umana. Ha lo stesso intento del protagonista, ma segue un percorso diverso. La co-protagonista era necessaria, secondo me, perché va a completare il quadro dei personaggi femminili. C’era la Fata Turchina, ma era un personaggio adulto e avevamo bisogno di un’altra presenza di età vicina agli spettatori e permetteva di avvicinarsi alla vita dei bambini e le loro interazioni nella quotidianità.

 

Negli ultimi 25 anni secondo lei è cambiato in qualche modo la considerazione nei confronti dei progetti animati, spesso considerati opere destinate solo a un pubblico di bambini?

In Occidente è cambiato poco: la visione del genere come un prodotto per bambini è ancora prevalente, mentre in Giappone e in altri paesi, come la Francia, ci sono delle visioni un po’ più adulte. Qualcosa è cambiato, ma davvero poco, in venticinque anni: fenomeni come I Simpson e altri progetti per gli adulti hanno comunque ancora uno spazio piuttosto ridotto, non si è diffuso del tutto questo format sulle emittenti tradizionali. Le piattaforme stanno spingendo sul genere, sui cartoni per adulti e forse da qui a dieci anni cambierà anche la fruizione del cartone animato che si rivolgerà a un pubblico più ampio.

Nel tempo ci sono stati anche dei cambiamenti a livello tecnologico e artistico nel settore. Considera importante mantenere un certo legame, dal punto di vista visivo e stilistico, all’animazione più ‘classica’?

Per me è abbastanza importante e a volte mi chiedo se sono io che sono ormai vecchio e ho quindi una visione superata. Quando io ero agli inizi c’erano delle case di produzione abbastanza blasonate che per me avevano degli elementi molto vecchi e pensavo ‘Non si rendono conto che i bambini ora guardano cose diverse’. Personalmente, però, non mi sono mai piaciuti i cartoon un po’ ‘sgraziati’, più artistici… Non so se i bambini di oggi si siano assuefatti a questi stili diversi che in America si stanno espandendo, cercando di essere originali. In futuro probabilmente saranno di più i cartoni distanti dal classico. Pinocchio sarà uno dei miei ultimi progetti animati perché mi sto dedicando al live-action, chiaramente non farò mai cartoni troppo sperimentali perché graficamente mi piacciono alcune cose, amo un certo stile. Il futuro ci dirà però la direzione che prenderà il settore. In Giappone continuano a usare il loro stile, delle certe caratteristiche grafiche; la Disney, pur con qualche apertura, ha un suo stile prevalente; le piattaforme e altre emittenti stanno però andando verso le sperimentazioni che si distaccano dal mio Pinocchio o dalle Winx.

Riuscite ad avere un’idea precisa dell’accoglienza, dal punto di vista del numero di visualizzazioni, dei progetti nei vari paesi in cui è presente il servizio di streaming?

Cosa rappresenta per Netflix un successo, soprattutto per quanto riguarda i cartoni, è un mistero perché non è un genere che può andare nelle classifiche o nelle top 10. Io ho l’impressione che tante di queste sperimentazioni, non solo di Netflix, non vadano molto bene. Il nostro mercato ha una grande barriera prima del pubblico finale che è quella del buyer, a volte si è condizionati da quello che piace a loro perché i progetti devono essere comprati. Non avendo dati relativi a come vanno le cose, si rischia di continuare a fare scelte che non funzionano, ma non si sa in modo concreto. Noi abbiamo i nostri focus group e agli eventi, come ad esempio Giffoni, si ha una certa idea dell’accoglienza riservata ai progetti. Se un cartone è ben realizzato con una storia divertente e una grafica accattivante un bambino dovrebbe apprezzarlo.

Nel futuro di Rainbow ci sarà quindi sempre più spazio per i progetti live-action?

Come produttori abbiamo avuti grandi soddisfazioni grazie alla serie Fate e al film A Classic Horror Story, realizzato con un budget limitato. Se un progetto ha un’idea originale ed è ben realizzato, diretto e recitato riesce a entrare nella top 10 di Netflix e starci anche un periodo piuttosto lungo. Questi sono i segnali belli che dobbiamo cercare di cogliere come produttori ed esperti del settore. Dobbiamo capire in che direzione muoverci e fare in modo che non siano casi isolati. Colorado attualmente realizza più film che serie tv, sta per uscire su Sky Ridatemi mia moglie… Ci sono generi, come i thriller e i fantasy, in cui conta molto di più la storia e la realizzazione rispetto ai talent: in A Classic Horror Story non ci sono attori particolarmente famosi, in Fate c’erano interpreti che prima del debutto della serie avevano 500 follower sui social e ora ne hanno milioni… Per certi generi non è il talent l’elemento chiave e questo permette di avere più chance a livello internazionale se non si hanno il budget per pagare i grandi nomi.

Non si può non associare il Gruppo Rainbow al fenomeno delle Winx, quali sono i progetti legati al franchise oltre alla serie live action?

Stiamo già lavorando a un’altra serie animata che dovrebbe uscire l’anno prossimo e per quel tipo di pubblico continueremo a realizzare prodotti per loro. Winx si presta a molti altri sfruttamenti e dobbiamo ancora fare il film live-action. Quando troverò qualcuno che ci crede come me si realizzerà il lungometraggio e non sarà un progetto da 10 milioni, bisogna quindi convincere altri a credere nel progetto. Ci sono poi tanti altri spinoff, penso alle Trix che potrebbero dare vita a uno spinoff molto interessante perché molti vorrebbero sapere di più su questi personaggi. Ma la mitologia e il mondo delle Winx sono talmente ampi che sicuramente siamo solo all’inizio di un percorso.

Ha già in mente il nome di un possibile regista a cui vorrebbe affidare il progetto?

Ne avrei più di uno in mente, in base alla piega che si vuole dare al film, come Chris Columbus… O si potrebbe prendere Baz Luhrmann per creare qualcosa di molto interessante visivamente e cinematograficamente.