America Latina, la recensione | Venezia 78
America Latina è un film dal fascino mentale, ed è l’espressione lampante di un’autorialità, quella dei D’Innocenzo, che continua a sorprendere ogni volta di più.
Nessun altro in Italia se non i fratelli D’Innocenzo avrebbe potuto fare un film come America Latina. Non solo perché nell’arco di soli tre film sono riusciti a prendere una direzione autoriale così ben definita, che indaga senza alcun timore stilistico o narrativo i non detti della società contemporanea, le sue dinamiche e simboli. Ma, soprattutto, perché America Latina ad oggi risulta come un unicum per la sua capacità essenziale e sofistica di ragionare su quei temi attraverso un linguaggio finemente psicologico. Un linguaggio quasi sperimentale, che non rinuncia né al divismo (Elio Germano) né alla comprensibilità (che è comunque estremamente enigmatica), ma anzi li stressa, li distrugge e poi li ricostruisce fino a ottenere qualcosa di inimitabile: un grande film dei Fratelli D’Innocenzo.
Portare quindi alle estreme conseguenze. Questo è lo spirito con cui America Latina espone con forza e tantissimo stile i suoi dubbi sulla figura dell’uomo medio contemporaneo. Quest’uomo medio (che è molto più universale di quanto suggerisca il titolo) è Massimo (Elio Germano), un dentista che vive con la moglie e le due figlie in una stranissima casa in provincia di Latina e conduce una vita piuttosto noiosa e ripetitiva. Massimo sembra accontentarsi di ciò che ha ottenuto nella vita, ma quando un giorno fa una strana scoperta nella sua cantina tutte le sue convinzioni vanno in frantumi.
Massimo viene osservato dai D’Innocenzo a distanza ravvicinata, distorto, delocalizzato nella sua stessa casa (una casa dalla geografia incomprensibile, un incubo architettonico), alienato dal suo stesso sé. Come se fosse un topo da laboratorio, viene studiato nelle sue reazioni, nei suoi comportamenti più peculiari e apparentemente assurdi.
America Latina è un film dal fascino mentale, ed è l’espressione lampante di un’autorialità, quella dei D’Innocenzo, che continua a sorprendere ogni volta di più.
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