La recensione di Gli immortali, il film di Anna Ritte Ciccone in sala dal 20 giugno.

C’è una precisa differenza tra raccontare l’agonia e far vivere l’agonia. La prima cosa è quella che generalmente tendono a fare i film drammatici, cioè cercare di rendere il tormento dei cari, la fatica delle cure e il lento procedere delle agonie mortali. La seconda cosa è un altro campo di gioco, non ha a che vedere con cosa si racconta, ma con cosa si cerca di far provare al pubblico; è ciò che fanno i torture porn, è quello che fa Michael Haneke ai suoi spettatori. Gli immortali continuamente sembra confondere la prima con la seconda, cioè vuole raccontare l’agonia mortale di un padre che ha reincontrato la figlia dopo molto tempo ma ha un male terminale, e più che raccontarlo finisce per infliggerlo agli spettatori. Si intuisce che forse dovremmo immedesimarci con il personaggio della figlia, ma finiamo nell’agonia del lento morire per troppo tempo e senza un vero fine (come avviene nei film di ...