Resident Evil: Welcome To Raccoon City, la recensione

È un’unica lunga notte di pioggia che i protagonisti si prendono tutta in pieno, come in Hard Rain, quella che ci accompagna per almeno tre quarti di Resident Evil: Welcome To Raccoon City. Una notte di pioggia accompagnata dal suono elettronico d’atmosfera calcato su quello di John Carpenter, come del resto tutto il film sarà modellato su quell’estetica e soprattutto su quei tempi dilatati nei quali far comunque avvenire l’azione (ma anche su quei font!). È senza dubbio la parte migliore di un ottimo film, quella in cui viene creata Racoon City come ambientazione, un luogo che sembra già una città fantasma, abitata da relitti pronti ad essere attivati e che ben presto fantasmi lo saranno perché, lo scopriamo ben presto, la città verrà distrutta all’alba.

In quest’ambientazione piomba il classico personaggio femminile forte d...