Dave – Presidente per un giorno è il vero sogno americano
Dave – Presidente per un giorno racconta la favola preferita dal popolo statunitense: l’uomo comune che sconfigge la burocrazia e salva il Paese
Il problema di chi in carriera crea uno, due, tre capolavori è che poi tutto il resto della sua produzione verrà confrontato con quei colossi uscendone quasi inevitabilmente con le ossa rotte, e questo fa sì che quello che per un’altra persona sarebbe “un ottimo film, da ricordare” viene quasi dimenticato, sepolto dalla fama dei suoi fratelli maggiori.
Non lo è, soprattutto se visto oggi in un periodo nel quale un certo tipo di commedia americana sta attraversando una crisi creativa lunga e apparentemente inarrestabile. Per dirla in termini più faciloni e vendibili sui social, oggi le commedie come Dave – Presidente per un giorno non si fanno più. Il mondo intero, e quindi anche l’America, è reduce da un ventennio di disastri, deliri e apocalissi varie, e il cinismo ha sostituito i buoni sentimenti e l’immotivato (con il senno di poi) ottimismo dei primi anni Novanta. Dave è un bell’esemplare di una specie ormai in estinzione: la commedia nella quale si ride cambiando il mondo e portando il Bene (ruolo che oggi è stato assunto dai film Marvel).
È la storia di Dave, direttore di un’agenzia di lavoro interinale che ha la fortuna o la sfortuna di assomigliare moltissimo al presidente degli Stati Uniti d’America, William Mitchell. Dave è interpretato da Kevin Kline, che nel 1993 era in piena fase ascendente dopo il trionfo in Un pesce di nome Wanda, ma in attesa dell’esplosione definitiva che sarebbe arrivata nel giro di un paio d’anni. Guardando Dave è chiaro il perché: Kline è un mostro, autore di una prova che da sola reggerebbe anche un film molto peggiore di questo – il livello di empatia che è in grado di generare gareggia con quello del numero uno di quegli anni, cioè Robin Williams. Merito del talento di Kline ma merito anche di come Ross lo scrive: in seguito a un infarto, il presidente Mitchell entra in coma, e a Dave viene chiesto di far finta di essere lui finché non si trova una soluzione a lungo termine. Ovviamente Dave si presta e, almeno all’inizio, esegue gli ordini senza fiatare; fare il presidente, però, anche se solo per finta, ti cambia, e il film racconta prima di tutto questo percorso di crescita e di presa di coscienza di sé stesso, prima ancora dei problemi del Paese.
Dave – Presidente per un giorno è quindi un film sul sogno americano, inteso non solo come autorealizzazione e raggiungimento dei propri obiettivi “se solo ti impegni e lavori duro e non molli mai”, ma anche e soprattutto inteso come aspirazione, l’idea che un singolo, anche il più apparentemente anonimo dei singoli, possa cambiare il corso della storia se ci mette il cuore e mette il bene dell’America davanti a tutto quanto. Dave è un salvatore della patria perché, nel momento in cui occupa la sedia presidenziale, mette a disposizione del Paese il suo più grande superpotere: il buon senso, unito alla compassione e alla capacità di mettersi nei panni degli altri (non a caso di mestiere aiuta altra gente a trovare lavoro).
Non tutto è perfetto in Dave – Presidente per un giorno, e la sceneggiatura di Gary Ross in particolare perde un po’ di mordente sul finale, quando si affida troppo al melodramma lasciando da parte la brillantezza che aveva dimostrato fin lì. Ma è anche questo, trovare l’amore, trovare la donna della tua vita, una parte del sogno americano.


