“Ellen Ripley è una principessa Disney”. “Die Hard è un film di Natale Disney”. “Quel film con Leonardo DiCaprio che ammazza uno squalo a coltellate è un film Disney”. Sono tutte frasi che ci ripetiamo ridendo da anni, ma che con l’arrivo su Disney+ del brand Star sono diventate realtà – o meglio, abbiamo finalmente una prova tangibile che sono realtà, e che il concetto di “prodotto Disney” si è allargato a dismisura negli ultimi anni.

Per quanto sia ancora limitato (ma in rapida espansione), aprire il catalogo Star è una gioia dietro l’altra: non solo fa sorridere pensare di aprire un’app che si chiama Disney+ e trovarci tutti gli Alien, Aracnofobia e i primi quattro Die Hard, ma è anche una bella notizia, perché significa che una serie di titoli e di franchise più o meno noti sono finalmente tutti a disposizione in un’unica piattaforma – ovviamente tenuti sotto chiave password e fuori dalla portata dei bambini. È facile però decidere di inaugurare Star con un Alien, un Independence Day, un Braveheart; qui trovate dieci consigli alternativi, dieci perle (certo non sconosciute, ma meno note dei Grandi Nomi) scovate nel catalogo di Star che vi consigliamo di recuperare ora che potete.

 

Star 7 sconosciuti

 

7 sconosciuti a El Royale

Elegante, barocco, stilizzato, letterario, citazionista, teatrale, archetipico, violento, divertente: il (per ora) secondo film da regista di Drew Goddard è, certo, prima di tutto un esercizio di stile, ma fatto non con lo sguardo rivolto verso il proprio ombelico ma anzi con una mano tesa verso il pubblico, un invito a unirsi a questa giostra che tre anni fa è stata ben accolta dalla critica ma ha fatto fatica ad andare in pari con gli incassi, e da allora è stata un po’ dimenticata.

 

Bubble Boy

Mentre diventava il ventunenne più famoso di tutto l’underground con Donnie Darko, Jake Gyllenhaal faceva anche altro; per esempio, sempre nel 2001, questa bizzarra commedia dell’allora debuttante Blair Hayes, ispirata a un film per la TV con John Travolta del 1976 e che racconta la storia di un ragazzo nato senza il sistema immunitario, e che deve quindi praticare il distanziamento sociale con vent’anni di anticipo sul resto del mondo.

 

From Hell – La vera storia di Jack lo squartatore

Per circa due settimane, From Hell dei fratelli Hughes (fatevi il favore di non andare a cercare qual è il loro film successivo) fece furore sui forum di un’allora giovanissima Internet perché a) parlava di Jack lo squartatore in un modo un po’ diverso dal solito, b) c’era Johnny Depp che si faceva l’impossibile incarnando l’ideale del perfetto bohémien di inizio millennio (se solo allora avessimo saputo…), c) c’era Bilbo Baggins, d) era stilosissimo. Oggi il film mostra un po’ la sua età, ed è inutilmente ponderoso e serioso, ma è ancora una visione piacevole, soprattutto se non sapete come va a finire.

 

Good Morning Vietnam

 

Good Morning, Vietnam

Si discuterà ancora per decenni su quale sia il miglior film di Robin Williams, ma per quanto possano valere le opinioni personali la persona che sta scrivendo è convinta che la risposta sia Good Morning, Vietnam, che incidentalmente potrebbe anche essere il miglior film di Barry Levinson. È un film di guerra senza la guerra tutto costruito sulle improvvisazioni di Robin Williams davanti a un microfono: vi serve altro?

 

Grosso guaio a Chinatown

La decostruzione del mito dell’eroe occidentale, portata avanti a colpi di arti marziali, magie cinesi e tizi che ispireranno il design di Raiden di Mortal Kombat. Grosso guaio a Chinatown andò malissimo al botteghino e per anni venne snobbato, perché è un film action con la magia e i combattimenti nel quale il protagonista è un perfetto idiota e il grosso del lavoro per sconfiggere i cattivi lo fanno i personaggi secondari. È un giochino più raffinato di quello che ci si aspetta dalle prime sequenze, ma una volta capito ci si rende conto che Grosso guaio a Chinatown non solo è bello, ma è anche meglio.

 

He Got Game

Sempre a proposito di “miglior film di”: He Got Game forse non è il migliore di Spike Lee, ma lotta tenacemente per una delle prime tre posizioni. Merito di Lee, di Denzel Washington e soprattutto della sorpresona Ray Allen, che oltre ad aver avuto la miglior tecnica di tiro dell’intera NBA per tutta la durata della sua carriera qui si dimostra anche un ottimo attore.

 

Idiocracy

 

Idiocracy

Idiocracy è forse la scelta più banale dell’intero elenco, perché per una lunga serie di coincidenze che coinvolgono anche Internet e il suo ruolo di diffusore di idee è diventato un film-simbolo, il punto di riferimento da citare ogni volta che nel mondo succede qualcosa di troppo stupido per essere vero. “Idiocracy è un documentario”, “è proprio come Idiocracy”: non male per un film costato 2 milioni di dollari e che al box office ne incassò meno di 500.000. Di dollari, non di milioni.

 

Le verità nascoste

L’unico vero thriller della carriera pluridecennale e pluridecorata di Robert Zemeckis fece un discreto successo al botteghino e rimase per anni un classico della “serata giallo” della TV lineare italiana; poi è un po’ scomparso, forse perché non ha avuto alcuna occasione di venire riscoperto. Ora l’occasione c’è, e ci sono anche due protagonisti fuori scala e un’ottima prova di Zemeckis, che si dimostra a suo agio con un linguaggio con il quale al tempo aveva una gran voglia di sperimentare per la prima volta (lo racconta il produttore Steve Starkey).

 

Star 3 manifesti

 

Tre manifesti a Ebbing, Missouri

La meno nascosta delle gemme nascoste di questa lista, il film di Martin McDonagh con Frances McDormand è comunque talmente bello che si merita sempre una citazione.

 

Tuo, Simon

Un mix tra coming-of-age e coming out, Tuo, Simon ha fatto molto parlare di sé perché è la prima rom-com prodotta da un grosso studio (20th Century Fox) con al centro una storia d’amore tra adolescenti omosessuali. È anche un film estremamente divertente e con un cuore grande così, leggero senza mai diventare superficiale, e soprattutto pieno di ottimismo e voglia di vivere – se non fossimo nel periodo in cui siamo verrebbe da dire che l’entusiasmo che sprizza da Tuo, Simon è contagioso, ma, come dire…