007: Come sarà (e come vorremmo che fosse) il nuovo film di James Bond
Mentre la produzione annuncia che lo svelamento del volto del nuovo agente con la licenza di uccidere è ormai prossima, proviamo a immaginare il prossimo film. Non solo per quel che riguarda l’attore protagonista, ma da tutti i punti di vista.
Il suo nome è Bond, James Bond. Ma questo è il nome del personaggio, che rimane sempre lo stesso, immutabile, scolpito nella pietra da quel 1962 in cui l’Agente 007 arrivò sul grande schermo con Licenza di uccidere (in realtà anche prima, visto che il personaggio nasce dai romanzi di Ian Fleming). Tra pochissimo sapremo un altro nome e cognome.
Il volto di James Bond: chi sarà il nuovo 007
È chiaramente il ruolo dell’attore protagonista ad accendere il dibattito oggi. La notizia che svelerà il nome del prossimo Bond è attesissima. Causa anche questa lunga pausa nella produzione, le voci si susseguono ormai da anni. Qualche giorno fa la lancetta che si spostava da un nome all’altro sembrava essersi fermata su quello di Jack Lowden, l’attore protagonista della serie Slow Horses, non a caso una serie di spionaggio, per cui l’attore sarebbe praticamente già dentro un certo ambiente. Le dichiarazioni di Gary Oldman, che ha diviso con lui il set, erano sembrate una sorta di endorsement, di battesimo. Ora le carte sembrano essersi rimescolate. E non ci sono di nuovo certezze. In lizza i nomi più ricorrenti sembravano essere quelli di Callum Turner, Jacob Elordi ed Harris Dickinson.
Ora di questi ultimi due non si parla quasi più, e in lizza sembra entrato Josh O’Connor, più forse un altro nome misterioso. Quello che poteva convincere di più è Callum Turner. Non solo per il fatto di aver interpretato un uomo d’azione, un aviatore, nella serie Masters Of The Air. L’idea di Turner come Bond ideale ci è venuta quando lo abbiamo visto in una commedia, Eternity, in cui, a un certo punto della storia, indossava uno smoking nero con una cravatta a papillon. Ecco, è in un classico abito bondiano che Turner ha dimostrato di aver il physique du rôle. In quella commedia, ma anche nella vita reale, ha dimostrato di essere anche un vero rubacuori, aspetto che non guasta mai se devi impersonare Bond. Oltre al fisico, anche il volto da canaglia che sarebbe in continuità con il Bond di Craig. Ha le orecchie a sventola che ci riportano a un altro Bond, George Lazenby, sfortunato per essere durato solo un film, ma che è stato uno dei migliori della saga, Al servizio segreto di Sua Maestà. Callum Turner è il marito di Dua Lipa, e la popstar non sfigurerebbe nel ruolo di Bond Girl. Ma anche altri attori avrebbero il loro senso. Jacob Elordi, australiano, potrebbe dare a Bond quel tocco di maschio rude che era stato quello di Sean Connery, ma è da capire se la produzione, in tempi come questi, voglia proporre ancora quel modello maschile.
Ma che Bond sarà quello del nuovo film?
Il punto è proprio questo. Prima di parlare di che volto avrà, si tratta di capire a che Bond vogliono dare vita registi, sceneggiatori e produttori. 007 non è sempre stato lo stesso personaggio. C’è stato il Bond macho, freddo e fascinoso di Sean Connery, quello più romantico di George Lazenby, quello più divertito e ironico di Roger Moore, e quello serioso e duro di Timothy Dalton. Se Pierce Brosnan sembrava voler rifare un po’ Connery un po’ Moore, spostandosi leggermente più verso il secondo, Daniel Craig ha imposto una direzione netta al personaggio: un Bond ancora grezzo, non ancora diventato quello del Vodka Martini all’inizio della saga, un Bond maturo, capace di amare e di sacrificarsi nel prosieguo. La cosa particolare della pentalogia di Craig è che ci ha mostrato un Bond Begins, uno 007 ancora in divenire nel primo film, Casino Royale, ma già un “relitto” (ricordate il discorso di Q davanti al quadro La valorosa Téméraire?), già un residuato della Guerra Fredda da rottamare al terzo film, Skyfall.
Un passaggio un po’ brusco, ma comunque ben sostenuto da un’ottima sceneggiatura. Il volto di Daniel Craig ha sostenuto questa narrazione. Ora si parla di nuovo di un James Bond agli inizi, ma più acerbo, realmente più giovane. Per questo, e non solo perché dovrà portare avanti il personaggio per un ciclo di almeno 5 film, si sceglie un attore relativamente giovane. Altre indiscrezioni parlando di un ritorno alle origini anche nel senso dell’ambientazione, che potrebbe essere quella degli anni Sessanta, che hanno visto fiorire il fenomeno di Bond. In questo caso sarebbe un esercizio di stile interessante. Un altro aspetto, alla luce del #metoo e dei movimenti per i diritti delle donne, potrebbe essere una nuova consapevolezza del personaggio nei confronti del femminile. Come, del resto, era stato già il Bond di Craig, che, nell’arco di 5 film, si è innamorato due volte.
Sarà un Bond d’autore?
Alla domanda se sarà un Bond d’autore, ci sentiamo di rispondere di sì. La saga con Daniel Craig ci ha portato in dote questo. Mentre la storia di Bond ha sempre voluto produttori forti e registi che erano solidi artigiani più che autori, l’arrivo di Sam Mendes ha portato una visione più autoriale al mondo di James Bond. Detto che c’era stato già il tentativo di Michael Apted con Il mondo non basta nel precedente ciclo, Marc Foster, Sam Mendes e Cary Fukunaga hanno portato al Bond di Craig una visione più autoriale. La scelta di Denis Villeneuve va in questo senso: il regista canadese finora si è dimostrato il più abile a confezionare blockbuster autoriali, a maneggiare film con grossi budget e grosse aspettative ma mantenendo una qualità alta.
A giocare in questo campionato, al momento, sembrano esserci lui e Christopher Nolan. In particolare, però, Villeneuve sembra essere più di ogni altro il regista capace di riportare in auge IP considerate “sacre”. Anche se non ha convinto proprio tutti, il fatto di aver saputo maneggiare l’immaginario di Blade Runner nel suo Blade Runner 2049 e quello di Dune nei tre film che sono stati un successo, gioca a suo favore. Ci aspettiamo qualcosa di simile al lavoro fatto proprio da Sam Mendes in Skyfall: rispettoso dei classici (ricordate le citazioni da Goldfinger, come l’Aston Martin e Mrs. Moneypenny?) e uno sguardo comunque nuovo e originale. Da questo punto di vista, siamo parecchio fiduciosi. Anche se avevamo un sogno: un regista “bondiano” fino al midollo come Christopher Nolan.
E la storia?
Anche da questo ci aspettiamo molto. Uno dei pezzi forti del ciclo Craig era la coppia di sceneggiatori Neal Purvis e Robert Wade, autori di una serie di sceneggiature che hanno portato James Bond, finalmente, su un altro livello. Non più solo personaggio, ma persona: amori, dolori, ferite reali e ideali, paure, rimpianti. Quando scriviamo che dal Bond di Craig non si torna indietro vogliamo dire questo. Non solo film ad altra qualità di regia e interpretazioni, ma anche storie intense come mai prima. Adesso alla scrittura c’è un certo Steven Knight, che non è secondo a nessuno. È lo sceneggiatore di Peaky Blinders e di House Of Guinness. Ma, soprattutto, ci aveva colpito per due script.
Uno è quello di Piccoli affari sporchi, una storia di mistero e investigazione che toccava temi come la povertà e l’immigrazione, che era insomma immersa ne sociale dell’Inghilterra di oggi. L’altro è quello di Locke, grandissimo film che ha anche diretto: con un attore, un’automobile, un telefono a viva voce e una macchina da preda praticamente fissa, è riuscito a evocare una storia, un dolore, un mondo. È per questo che dalla storia del nuovo Bond ci aspettiamo, sempre nel segno di quello che è stato il 007 dell’ultimo ciclo, azione, mistero, ma anche molto approfondimento psicologico.