A cosa serve un documentario su Giulio Regeni ce lo ha insegnato (suo malgrado) Stefano Cucchi

Giulio Regeni rappresenta, per la sua vicenda e quello che ha significato, una ferita ancora aperta per il nostro Paese. Un documentario su quanto accaduto è un'esigenza (anche) artistica di fare chiarezza. Così come è stato per Stefano Cucchi.

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Nel 2018, Alessandro Borghi raccoglie una standing ovation di diversi minuti da tutto il Lido di Venezia. Quell'anno veniva presentato, in anteprima e nel corso della Mostra del Cinema, Sulla Mia Pelle. Film Netflix che riassume, in maniera cruda ma anche incredibilmente autentica, gli ultimi giorni di Stefano Cucchi. Una Via Crucis personale che porta alla successiva dipartita del giovane e a tutta quella serie di domande che si sono posti tutti coloro che hanno avuto a che fare – anche solo da semplici fruitori – con quella vicenda così raccapricciante. Borghi si è ritrovato a incarnare un ragazzo a cui hanno spezzato la vita in maniera atroce e senza alcun diritto.

Il rispetto delle regole fatto passare con la forza, anziché con la giustizia, ha portato poi agli abusi di potere che le autorità hanno successivamente (dopo anni di battaglie della sorella Ilaria Cucchi) riconosciuto sul corpo del giovane e non solo. In quel frangente, durante la proiezione speciale di una storia (anche cinematograficamente) così intensa, Alessandro Borghi disse che – se ci fosse stata l'opportunità – avrebbe fatto volentieri un film su Giulio Regeni. Non per protagonismo o fama, ma perchè "sarebbe giusto farlo in maniera tale che tutti possano aprire gli occhi su questa storia tanto triste e profondamente amara".

Giulio Regeni, la storia arriva al cinema

Le parole di Alessandro Borghi, che raramente diventa cupo e scuro in volto quando parla di cinema, attualmente risuonano come un monito ulteriore. Oggi che un documentario, al cinema, su Giulio Regeni e la sua storia ci sarà. L'idea, la necessità e la volontà di farlo è venuta a Simone Manetti. L'opera, da lui diretta, si chiamerà Giulio Regeni - Tutto il male del mondo. Prodotta da Fandango nella figura di Agnese Ricchi, Mario Mazzarotto, Domenico Procacci e Laura Paolucci.

Commemorazione per Giulio Regeni nel collegio di Cambridge (Wikipedia profilo ufficiale)

Il primo film documentario in grado di ricostruire la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l'omicidio del ricercatore italiano ucciso il 3 febbraio del 2016 nei pressi del Cairo. Dieci anni (quasi) sono trascorsi da quel giorno in cui, per molti, il tempo si è fermato e un Paese intero – ancora oggi – cerca risposte. In questo sgomento generale, interviene (a modo suo) anche il cinema. Lo fa attraverso un'opera che sarà distribuita, sempre da Fandango, nei cinema il 2, 3 e 4 febbraio 2026. Ci sarà anche un tour di anteprime.

L'esigenza di raccontare

Gli interrogativi – dall'annuncio ufficiale di questo film – si moltiplicano, uno su tutti: perchè fare un documentario del genere? La risposta è banale, ma inesorabile: perchè ce n'è bisogno. L'Italia ha necessità di capire, affrontare e metabolizzare anche le proprie cicatrici più difficili da sopportare e digerire. Il documentario su Regeni, così come il film su Cucchi, può e deve aiutare il pubblico ad aprire gli occhi su quello che realmente è accaduto e quello che potrebbe, purtroppo, ancora succedere.

L'opera non lascia spazio a interpretazioni: è una costante presa di coscienza che giunge come una lama nel petto. La vicenda di Giulio Regeni, con l'impegno dei genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi, ha portato a processo 4 agenti della National Security egiziana. L'iter giudiziario, che sfida la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi, andrà a compimento entro la fine di quest'anno. La battaglia legale, però, è iniziata tre anni prima fra silenzi, muri di omertà e reticenza. Ostacoli che sono stati debellati con la collaborazione di Alessandra Ballerini, l'avvocatessa che ha assistito la famiglia Regeni sin dall'inizio di quella che è stata (e resta) un'Odissea giudiziaria personale e collettiva.

Ricostruire per non dimenticare

Un film documentario su Regeni, tornando al cinema, serve a mettere ordine in questa matassa intricata per mezzo di testimonianze autorevoli e ricostruzioni attendibili. Anni in cui è stato detto tutto ed è stato ipotizzato, forse, ancor di più: periodi interminabili in cui le risposte concrete sembravano non arrivare mai. Questo documentario è (anche) un inno alla perseveranza oltre che una necessità di ordine e chiarezza nei pensieri e nelle parole di chi si è ritrovato a vivere una vicenda di cronaca che ha segnato l'Italia passando per l'Egitto.

Lo stesso, pur rimanendo entro il Raccordo Anulare, è accaduto con il pestaggio e poi la morte di Stefano Cucchi. Certi episodi non possono avere soltanto un tipo di racconto, perchè la memoria è fragile e l'oblio è dietro l'angolo. Fatti del genere, invece, quando purtroppo accadono, non possono essere dimenticati. Bisogna fare luce e illuminare, con il racconto per immagini, anche l'oscurità. Senza furbizia e lontano da qualsivoglia speculazione. Essendo animati, esclusivamente, dall'esigenza comune di rimettere insieme i pezzi di un mosaico che può determinare persino gli equilibri del prossimo futuro. A livello sociale, culturale e politico.

Verità sul grande schermo

Quello che è accaduto a Giulio Regeni e Stefano Cucchi non rappresenta un caso isolato. Le due vicende, pur essendo diverse sotto molti aspetti, diventano speculari dal punto di vista degli abusi. Una consapevolezza che anima anche un'altra certezza: quel che è successo una volta potrebbe ripetersi altrove, su qualcun altro, con metodi simili che traggono linfa dalla stessa radice. Un documentario serve a ricordarlo e far presente che determinate pagine di storia non vanno rimosse, semmai vanno enfatizzate per far capire quanto siano (o dovrebbero essere) lontane dalla realtà che vorremo vivere domani. Un avvenire più vicino di quanto si creda che il cinema può aiutare a determinare, se e quando riesce a svolgere il suo compito più difficile: riempire i cuori con riflessione, amarezza e un pizzico di commozione.

Verità per Giulio Regeni, anche sul grande schermo.

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