Dopo Hollywood, Netflix, il VR e le Serie Tv, ora l’AI: i fronti che Barbera ha aperto alla Mostra del Cinema di Venezia
Al Lido sbarca l’AI con Be Brave di Francesco Carozzini: il primo documentario realizzato con l’Intelligenza Artificiale. Ripercorriamo come la Mostra, sotto la direzione di Alberto Barbera, sia riuscita a intercettare le principali tendenze contemporanee dell’audiovisivo.
L’aveva preannunciata qualche mese fa, durante un incontro con gli studenti dell’Università Cattolica di Milano, un’apertura verso L’AI. Ecco: dalle parole ai fatti. Alberto Barbera e la sua squadra hanno selezionato per l’83sima Mostra del Cinema di Venezia, fuori concorso, Be Brave: il nuovo lungometraggio di Francesco Carozzini (ritorno in Laguna quattro anni dopo The Hanging Sun) su Renzo Rosso, il fondatore della casa di moda Diesel. È il primo documentario italiano realizzato quasi interamente con l’Intelligenza Artificiale a essere proiettato al Lido.
La liaison con Hollywood
Proprio quella stessa Hollywood che oggi sembra snobbare il Lido (e pure la Croisette), fino a qualche tempo fa ne era la sua più grande amante, quando i divi sbarcavano con i loro blockbuster muscolari e i red carpet più attesi dell’anno. Una liaison culminata nel 2019 con il Leone a Joker e spentasi cinque anni dopo proprio con il suo sequel: Folie à Deux. Ma l’inizio del vero sodalizio tra la Mostra e le major va fissato in un’annata ben precisa. Se sotto la direzione di Marco Müller (2004-2011) Venezia aveva coltivato un’identità legata al cinema d’autore puro (la sua gestione si era chiusa infatti con il Leone d'oro a Faust di Aleksandr Sokurov), è quella del 2013 l’edizione in cui cambia tutto. Durante il secondo anno del Barbera bis, Gravity di Alfonso Cuarón (Warner Bros.) apre il festival fuori concorso e riceve un’ovazione da critica e pubblico. Un successo che porterà l’opera del regista messicano a vincere 7 premi Oscar su 10 candidature, tra cui Miglior Regia. L’anno successivo, arriva un altro titolo firmato da un messicano: Birdman di Iñárritu (20th Century Fox), il cui passaggio al Lido si trasformerà in un trampolino di lancio per la stagione dei premi, dove otterrà l’Oscar al Miglior Film. Ecco, sotto la direzione Barbera la Mostra diventa proprio questo: una vetrina privilegiata attraverso cui gli studios lanciano i propri film in vista della stagione dei premi.
Due edizioni dopo ad aprire Venezia è sempre un film destinato a lasciare il segno: La La Land di Damien Chazelle. Lo stesso anno in Laguna sbarca anche Arrival di Denis Villeneuve (Warner Bros.), mentre nell’edizione successiva La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro raggiunge un traguardo storico: primo film a centrare la doppietta Leone d’oro al Lido e Oscar al Miglior Film a Los Angeles. Nel 2018 tocca a La favorita di Lanthimos (29th Century Fox) e ad A Star is Born di Bradley Cooper (Warner Bros.). E poi, come anticipato, nel 2019 arriva lo storico Leone d’oro a Joker: da quel momento, anche un’opera tratta da un fumetto poteva vincere uno dei premi cinefili più importanti.
Venice Immersive
Un altro capitolo si apre nel 2016, lo stesso anno di La La Land, quando nasce Venice Virtual Reality, che diventerà poi Venice Immersive. Allora relegato in un angolo del Palazzo del Casinò, il progetto si struttura l'anno successivo, nel 2017, nella prima vera competizione di opere in realtà virtuale mai ospitata da un festival internazionale di primo livello. Oggi quella sezione, dedicata a opere capaci di espandere lo schermo a 360 gradi, si è trasformata in una rassegna cross-mediale autonoma, dotata di un proprio concorso e ospitata sull'Isola del Lazzaretto Vecchio, poco distante dal Lido.
Un linguaggio, quello del VR, che ha saputo evolversi nel tempo: se prima era visto soprattutto come un oggetto di stupore, oggi viene utilizzato per costruire narrazioni più mature, dove la sperimentazione tecnologica lascia spazio a una scrittura più complessa e consapevole. A guidare questa transizione sono stati anche gli incentivi da parte del mercato: se qualche anno fa tutto ruotava attorno all'innovazione dei visori, oggi conta soprattutto la scalabilità, con installazioni pensate per accogliere più spettatori in contemporanea, condizione necessaria per rendere sostenibile la distribuzione di queste opere. Con la sezione Venice immersive, la Mostra ha inoltre fatto da ponte tra il cinema tradizionale e la realtà virtuale, portando al Lido nomi già affermati nel live action: da Edward Berger a Doug Liman, passando per Caroline Poggi e Jonathan Vinel.
Netflix e il Leone d'oro a Roma
Alla fine dello scorso decennio Netflix decide di investire sulla produzione di film di grandi autori, soprattutto per una questione di posizionamento nell’economia di prestigio. Arrivano così The Irishman di Martin Scorsese (costato 140 milioni di dollari), La ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen e soprattutto Roma di Alfonso Cuarón, che nel 2018 trionfa al Lido con il Leone d’Oro per poi approdare, qualche mese dopo, direttamente sulla piattaforma - si consolida il modello distributivo Festival to Stream - dopo un’uscita tecnica di tre giorni in sala. Nel suo stesso anno, nella sezione Orizzonti, si consacra anche un altro fenomeno: Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, incentrato sulla morte di Stefano Cucchi, distribuito poi contemporaneamente su Netflix e in sala da Lucky Red.
Se Cannes sceglie ancora un approccio legato a un’esperienza più tradizionale, escludendo di fatto la piattaforma dalla N rossa dalla selezione, Venezia decide di percorrere la strada opposta, mantenendo questa apertura anche negli anni successivi: nel 2019 Storia di un matrimonio, nel 2021 Il potere del cane ed È stata la mano di Dio, nel 2022 White Noise, Bardo, Athena e Blonde, nel 2023 The Killer, Maestro, El Conde e La Sociedad de la Nieve, nel 2025 Jay Kelly, Frankenstein e A House of Dynamite, fino a quest’anno con Possible Love di Lee Chang-Dong.
Le serie TV
Anche qui, non parliamo di semplici prodotti televisivi ma di opere firmate da grandi autori del cinema contemporaneo che si sono cimentati con un linguaggio più incline al respiro delle lunghe storie. L’annata apripista è sempre il 2016, con i primi due episodi di The Young Pope di Paolo Sorrentino, seguito poi nel 2019 da The New Pope. Nel 2020 arrivano le prime puntate di We Are Who We Are di Luca Guadanino, storico habitué del Lido, mentre nel 2021 è la volta di Scenes from a Marriage, il remake dell’omonimo capolavoro di Bergman con Oscar Isaac e Jessica Chastain.
L'AI e cosa resterà della Mostra
Se si guarda l’edizione del 2026, lo scenario può sembrare spiazzante. Niente più Hollywoood, nessuna serie attesa (solo Peccato di Valerio Vestoso, su e con Emanuela Fanelli), e Netflix che torna con un solo titolo in concorso (come distributore internazionale). Quelle porte che Barbera ha aperto in questo decennio sembrano essersi richiuse tutte insieme, lo stesso anno. Difficile ammettere, oggi, a festival non ancora cominciato, se questa sia una battuta d’arresto temporanea o un possibile inizio di una fase diversa in cui la Mostra dovrà riscoprire la propria identità e ridefinire il proprio posizionamento senza quei soggetti che l’hanno resa una vetrina centrale del panorama cinematografico contemporaneo.
Resta il fatto che la direzione Barbera, il cui mandato scadrà nel 2028 (ma immaginiamo che possa continuare finché non verrà trovata una figura adatta a raccoglierne l’eredità), ha apportato alla Mostra una serie di trasformazioni radicali, tra red carpet stellari e una rinnovata attenzione mediatica capace di rendere un festival cinefilo un grande evento popolare.