I talenti di YouTube Italia e il cinema
Mentre gli USA lanciano i registi nati su YouTube, l'Italia fatica a valorizzare i suoi talenti digitali, intrappolata tra il pregiudizio dei produttori e l'ossessione per i numeri.
Con il successo di Obsession, Backrooms e, negli Stati Uniti, di Iron Lung, tutti parlano della nuova generazione di registi che sta lavorando nel cinema americano, tra film indipendenti e horror; e tutti, più o meno, stanno parlando anche del peso che YouTube ha avuto in questi nuovi esordi. Sia il regista di Obsession, Curry Barker, che quelli di Backrooms e Iron Lung, rispettivamente Kane Parsons e Markiplier, hanno dei canali sulla piattaforma di Google. E se Markiplier si è fatto conoscere per i suoi gameplay, Parsons e Barker hanno sempre sperimentato, dirigendo video e lanciandosi anche in progetti più ambiziosi, come film autoprodotti (il primo film di Barker, Milk & Serial, è costato appena 800 dollari) e web serie. È vero che YouTube, specie negli ultimi anni, è diventata una sorta di palestra per i nuovi talenti, che non aprono i loro canali con la speranza – banalmente – di diventare famosi, ma che vogliono soprattutto fare esperienza.
Quando ci sono idee buone, le major – ma anche le realtà più piccole e indipendenti – non si fanno indietro e, anzi, contattano questi talenti e li coinvolgono in produzioni decisamente più ricche e costose (Barker, per esempio, si occuperà del rilancio di Non aprite quella porta). E a questo punto sorge abbastanza spontaneamente una domanda: e in Italia? Anche qui Youtube ha giocato, o magari continua a giocare, un ruolo simile? Quanti registi e sceneggiatori, ma anche attori e attrici, sono partiti da Internet per poi arrivare al grande e al piccolo schermo?L’esempio più recente è quello di Svevo Moltrasio, che dal 4 giugno sarà al cinema con il suo secondo film, Smart Working. Ma se andiamo più indietro troviamo anche altri nomi. Pensiamo, per esempio, ai The Pills, che nel 2016 hanno fatto il loro esordio al cinema con un film intitolato Sempre meglio che lavorare: un’opera che, in tutto e per tutto, rifletteva il loro stile e la loro idea di messa in scena, ma che non riuscì a coinvolgere il grande pubblico. Oppure pensiamo ai The Jackal: quasi dieci anni fa, nel 2017, usciva in sala il loro film, Addio fottuti musi verdi, una storia di fantascienza ricca di commedia, che ha faticato enormemente nel ritagliarsi il suo spazio.
I vari componenti dei The Pills hanno preso strade diverse, e alcuni di loro, come Luca Vecchi e Luigi Di Capua, hanno continuato a lavorare nel cinema. Vecchi si è specializzato soprattutto nella scrittura, mentre Di Capua ha diretto il suo primo film da regista, Holy Shoes, una storia corale, estremamente intelligente e riuscita, poco considerata però dalla critica italiana. I The Jackal, invece, sono rimasti insieme, anche se a volte prendono parte singolarmente a progetti esterni, o comunque collaterali, rispetto alla società. Hanno lavorato alla loro prima serie, Pesci piccoli, disponibile su Prime Video, e hanno avuto modo anche di partecipare ad altre serie, come Generazione 56K, distribuita da Netflix e prodotta con Cattleya, e Hanno ucciso l’Uomo Ragno (Francesco Ebbasta è uno dei registi della serie sugli 883).Parallelamente, la Slim Dogs, co-fondata da Matteo “Canesecco” Bruno, è diventata una delle realtà romane più vivaci e interessanti. Benetton Formula è il documentario che Bruno ha diretto per Sky e che racconta, sostanzialmente, la storia della scuderia di Formula 1 della Benetton. In tutti questi casi, è importante dire una cosa: difficilmente le produzioni e le distribuzioni italiane hanno provato a investire nella crescita e nella valorizzazione di questi nuovi talenti; spesso, sono state attirate dai numeri raccolti online, dimenticando un aspetto fondamentale: chi guarda le cose in chiaro, su YouTube, non sempre è pronto ad andare al cinema e a comprare un biglietto. Un’eccezione, in questo senso, è rappresentata dai Me contro te, che nel giro di pochi anni hanno sviluppato diversi film, tutti low budget, capaci di coinvolgere il loro pubblico di riferimento: quello più giovane, preadolescenziale.
Il punto, però, è che anche su YouTube, nel corso del tempo, sono stati sviluppati e distribuiti titoli estremamente interessanti, che avrebbero meritato molta più considerazione da parte dell’industria audiovisiva italiana. Pensiamo, per esempio, ai lavori che ha firmato Claudio Di Biagio, come Vittima degli Eventi, un fan movie di Dylan Dog che si è fatto notare per i suoi valori produttivi e per l’attenzione nella scrittura e la partecipazione di interpreti di primo piano come Milena Vukotic e Alessandro Haber. Luca Vecchi, che nel film interpreta Groucho, ha firmato anche la sceneggiatura, mentre Matteo Bruno si è occupato della fotografia. Ai tempi, visto che Vittima degli Eventi venne distribuito dai The Jackal, questo film rappresentò una rivoluzione nella rivoluzione: un progetto nato dal basso, finanziato grazie a una campagna crowdfunding, ispirato a un’IP famosa e capace di coinvolgere diverse realtà e professionisti di Internet. Era il 2014, più di dieci anni fa.
Ma pensiamo anche a Lost in Google, la serie del 2011 dei The Jackal che giocava con il genere e che riuscì a diventare un vero e proprio fenomeno online. O anche a Kubrick – Una storia porno. Per darvi qualche altro elemento: questa web serie fu diretta da Ludovico Bessegato, poi showrunner di progetti come Skam Italia e Prisma, e creata da Simone Laudiero e Carlo Bassetti della Buoncostume, un collettivo di autori che, successivamente, hanno firmato libri come Millennials, pubblicato da Mondadori, e serie come Il candidato – Zucca Presidente, andata in onda su Rai3, in seconda serata, e diretta da Bessegato. Kubrick – Una storia porno uscì nel 2012, distribuita sempre dai The Jackal e prodotto da Magnolia Fiction. Nel cast, c’erano attori come Lorenzo Richelmy, Dario Aita, Elena Radonicich e Margherita Vicario. Fu qualcosa di più di un semplice esperimento: era scritta e girata benissimo, aveva un’idea nuova e intelligente; e riuscì a coinvolgere talenti di vario tipo, su diversi livelli. Dalla regia alla recitazione.
Anche Kubrick – Una storia porno, però, rimase un’eccezione. E il vero problema, forse, è questo. In Italia YouTube è sempre stata trattata (e continua, in realtà, a essere trattata) come una dimensione altra, aliena, da prendere in considerazione solo per una cosa: i numeri. Non c’è mai stato un ragionamento effettivo su quelle che sono le potenzialità di uno spazio dove creativi e artisti devono confrontarsi con un minutaggio più lungo e con necessità completamente differenti rispetto a quelle di TikTok. Chi è venuto da YouTube è stato visto con sospetto e ha dovuto impegnarsi per prendere le distanze, in un certo senso, dal suo passato. Ovviamente ci sono delle eccezioni – lo abbiamo detto anche prima. Ma un’eccezione, per sua stessa natura, non costituisce una base solida per una nuova regola.
I casi di Iron Lung, Backrooms e Obsession ci dicono che prendere in considerazione un regista per quello che sa fare, per quello soprattutto che vuole fare, può essere un’idea vincente. A prescindere dallo spazio dove lo fa. Chiaramente anche tra questi tre progetti ci sono delle differenze sostanziali: Iron Lung nasce come un film autoprodotto, basato su un videogioco indie, che però ha dovuto “combattere” per ottenere una distribuzione ampia e convincere le grandi catene di cinema (scelta più che sensata, visti gli incassi); Backrooms si fonda, di fatto, su uno spunto che era già stato sviluppato precedentemente, sempre su YouTube, mentre Obsession è una storia relativamente originale, che ha richiesto un investimento produttivo minimo.
YouTube, insomma, può essere questo: un banco di prova per testare i vari talenti, per trovare soluzioni differenti per avere budget più contenuti e sfruttare al massimo ogni situazione. È anche vera, però, un’altra cosa: il pregiudizio di cui parlavamo prima, che continuano ad avere alcuni produttori e distributori italiani nei confronti di chi viene da YouTube, è un pregiudizio che resiste anche tra gli addetti ai lavori del cinema e della tv e nel giornalismo. Non ci fidiamo di chi ha deciso di provarci, di chi, magari, ha saputo raccogliere un seguito e un pubblico con le sue sole forze. Un po’ come se saper fare qualcosa e aver avuto successo fossero due peccati da espiare.