La serie capolavoro di fantascienza di Netflix, fa sembrare Black Mirror una sciocchezza: ha raggiunto il punteggio di 10/10
La serie su Netflix conquista la critica e batte addirittura capolavori come Black Mirror
Su Rotten Tomatoes, la quarta stagione di Love, Death & Robots ha ottenuto un punteggio del 100% dalla critica. La terza aveva fatto lo stesso.
Love, Death & Robots è un'antologia animata creata da Tim Miller e prodotta da David Fincher — lo stesso Fincher di Seven, Fight Club e The Social Network. Il progetto nasce da un'idea che i due stavano sviluppando già dal 2008, concepita inizialmente come reboot del film animato cult Heavy Metal del 1981. Netflix l'ha raccolta quando nessun altro ha voluto rischiare. Prima puntata: marzo 2019.
La serie ha conquistato 12 Emmy Award. La prima stagione conta 18 episodi, la seconda 8, la terza 9 e la quarta 10. Ogni episodio ha uno stile di animazione diverso, un team creativo diverso, una storia completamente separata dalle altre. Nessun personaggio ritorna. Nessuna continuità narrativa. La durata oscilla tra i 6 e i 17 minuti per episodio.
Perché la serie capolavoro sta conquistando Netflix
Il confronto con Black Mirror non è un'opposizione: è una questione di architettura. Black Mirror è live-action, lavora con attori noti, costruisce ogni episodio attorno a un'ora di narrazione e punta su un solo registro — la distopia tecnologica con sfumatura nichilista. Love, Death & Robots non ha un registro. Ogni episodio può ignorare completamente la fantascienza e occuparsi di fantasy o horror, qualcosa che Black Mirror non può permettersi per definizione, dato che il suo nome deriva dall'immagine di uno schermo di telefono che riflette il proprietario.
L'aspetto meno discusso è quello produttivo: ogni episodio viene affidato a studi di animazione diversi, spesso distribuiti tra Europa, Asia e America. Il risultato è che non esiste uno stile "casa". Alcuni episodi sembrano renderizzati quasi in fotorealismo, altri ricordano i fumetti europei degli anni '80, altri ancora la tradizione anime. Anche gli episodi meno riusciti mantengono una qualità visiva elevata, cosa che Black Mirror non può garantire per natura del suo formato live-action con budget variabili.
Il punto controintuitivo è questo: la brevità degli episodi non impoverisce la narrazione, la comprime. Una storia da 8 minuti obbliga a eliminare tutto ciò che non è essenziale. Niente archi narrativi, niente sviluppi di personaggi in più puntate, niente subplot. Il risultato può essere freddo o distante — ma quando funziona, funziona con una precisione che il formato lungo non riesce a replicare.
Su IMDb il voto complessivo della serie è 8.4/10. Quello di Black Mirror, aggiornato alla settima stagione, è 8.0. La differenza numerica è minima. La differenza di ambizione è considerevole.