Sorrisi al sangue: il piacere irresistibile delle dark comedy
Ricchi da morire riporta in sala la dark comedy: dai fratelli Lumière ai Coen, da Parasite a Sangue blu, storia e capolavori di un genere che ride sull’abisso.
Ridere o sorridere sull'orlo dell'abisso. Oppure ridere dell'abisso. Le dark comedy guardano il lato oscuro del mondo e dell'uomo e ne fanno materia per prenderlo in giro; e hanno cominciato a farlo da subito, come se fosse una possibilità connaturata al cinema stesso, se è vero che il primo film etichettato come "commedia nera" risale al 1895, si intitola La Charcuterie mécanique e l'hanno firmato nientemeno che i fratelli Lumière.
Ricchi da morire e i vizi dei potenti
Ricchi... da morire - delitti in famiglia, in sala dal 17 giugno grazie a Lucky Red, riporta all'attenzione del pubblico il genere e ci permette di raccontarlo - a partire da Sangue blu, il film del 1949 di cui l'opera con Glen Powell è un aggiornamento: il cuore delle migliori commedie nere è quello di irridere i vizi degli uomini, meglio se ricchi, o stupidi, o ricchi e stupidi. Per cui la storia di un uomo che cerca di fare la scalata all'eredità uccidendo tutti coloro che lo precedono nella successione diventa anche una ricognizione della borghesia o dell'aristocrazia, ieri come oggi: da una parte la parodia dei difetti britannici, dall'altra il catalogo della classe dirigente MAGA, alle prese con un uomo comune che li odia e che da loro ha imparato tutto il peggio.
È un principio che ha informato gran parte della produzione della Ealing, lo studio britannico che ha portato la dark comedy allo stato dell'arte: dal 1947 al 1958, le commedie Ealing hanno portato il velo nero del crimine, della violenza, del cinismo dentro l'umorismo britannico, con gioielli come La signora omicidi e registi meravigliosi come Charles Crichton, che 30 anni dopo realizzò uno dei massimi capolavori del genere, Un pesce di nome Wanda.Sangue blu: la sceneggiatura come arma
Ealing produsse anche Sangue blu e, nel classico inglese (considerato dall'Accademia dei BAFTA il sesto miglior film britannico della storia) si gode un magnifico Alec Guinness che interpreta tutti gli otto condannati a morte dall'avidità del protagonista, valore aggiunto di una sceneggiatura praticamente perfetta. Ecco, è nella scrittura, nella sapienza con cui un unico meccanismo può dar vita a due toni diversi, a due registri comunicativi opposti come la risata e la tensione, che sta il segreto del successo delle migliori dark comedy.
Si prenda Arsenico e vecchi merletti, forse il padre del genere, strepitosa opera di Frank Capra in cui un nipote (il magnifico Cary Grant) scopre che le ziette adorabili uccidono le persone del villaggio non per crudeltà, ma per una strana forma di carità: dietro un ritmo incredibile c'è la perfezione di un'opera teatrale e la capacità di farne immagini, parodia dell'orrore e caricatura della follia del genere umano, quasi un film post-moderno ante litteram per come ragiona sul potere delle immagini cinematografiche (Raymond Massey truccato come Boris Karloff, il mitico Frankenstein della Universal).
Gli anni Ottanta e i fratelli Coen
Se l'età dell'oro del genere è quella subito dopo la seconda guerra mondiale (e si può ben capire perché), gli anni Ottanta sono quelli del revival: l'edonismo, il consumismo, la narrazione del benessere ostentato portano i tarli a emergere con più violenza, passando dalle commedie nere al filone estremo dello splatter demenziale. Ne approfittano i fratelli Coen, assoluti maestri del genere, capaci di rendere invisibili i confini tra la violenza scioccante e l'umorismo palese fin dal loro bellissimo esordio, Blood Simple; ovviamente però è nei loro film più amati che questo talento dirompente si manifesta, nella neve candida che mette in evidenza l'idiozia dei criminali di Fargo, nella pacata tranquillità lisergica de Il grande Lebowski, nella sarabanda demente di Burn After Reading. I loro film, tra i quali anche un remake proprio de La signora omicidi, guardano l'umanità con il cinismo dei britannici, ma anche con la consapevolezza che negli USA regna la cretineria, prima del crimine.
Negli ultimi anni, in cui le disparità socioeconomiche appaiono sempre più violente, il genere ha fatto nuovamente capolino in modo corposo, con lo slogan Eat the Rich (mangia il ricco, da una frase attribuita a Rousseau dopo la Rivoluzione francese) in film come Triangle of Sadness di Ruben Östlund, The Menu con Ralph Fiennes o la spassosa serie di Knives Out. Il meglio però arriva dall'Oriente, precisamente dalla Corea del Sud, paese che non è riuscito ancora a fare i conti con la propria natura a cavallo tra radici e ambizioni, tra natura e cultura, tra passato e futuro: qui si inseriscono due tra le più belle, precise, divertenti e agghiaccianti dark comedy.
La Corea del Sud e gli apici moderni
Parasite di Bong Joon-ho è la storia di una famiglia povera che si insinua come dei parassiti nella casa di una famiglia ricca, cercando di succhiare via un po' della loro ricchezza: un film praticamente perfetto, scritto, diretto, recitato, montato e musicato in stato di grazia, in cui il discorso politico non oscura la resa cinematografica, anzi la esalta e ne viene esaltato, in cui il lato nero della commedia è perfettamente sovrapponibile a quello della società che racconta. L'altro è No Other Choice, diretto da Park Chan-wook, il cui meccanismo è proprio il paradigma del genere — come anche Ricchi da morire: uccidere per sopravvivere, facendo ridere il pubblico nel frattempo, come fece anche Charlie Chaplin in Monsieur Verdoux. In questo caso, un dirigente di un'azienda di carta viene licenziato e, per trovare un altro impiego all'altezza del suo tenore di vita, decide di fare fuori tutti coloro che potrebbero ambire al suo posto; solo che, non essendone capace, combinerà un guaio dopo l'altro. Park, regista di solito cupo e violento, ammanta qui il suo stile con un humour grottesco e una capacità di costruire scene di suspense che paiono gag e viceversa, portando il film tra gli apici moderni del genere.
La dark comedy ha poi numerose sfumature che meriterebbero articoli a sé stanti, come la satira politica che ha generato capolavori come Il dottor Stranamore di Kubrick, o l'horror grottesco di American Psycho; ma il fascino così old style di una serie di omicidi a scopo di sopravvivenza (o arricchimento) sa ancora farsi valere. Ricchi da morire, al cinema dal 17 giugno, sta lì proprio per ricordarcelo.