5 inquadrature con cui A Quiet Place ha raccontato il silenzio e l'amore per i figli
C’è un grande fraintendimento. Si pensa che A Quiet Place sia un film senza qualcosa. Non è così: c'è il linguaggio del silenzio
Questa promessa sussurrata nel seminterrato di una casa sigillata, è un patto tra genitori. Chiunque abbia una persona che riconosce come figlio o figlia sa che la sua vita sarà strettamente legata a quell’individuo. Per la prima volta si è costretti a non vedersi più come il centro. Si adotta una nuova prospettiva: quella della persona che si ama.
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John Krasinski, sia alla regia che nel ruolo del co-protagonista, mette nel silenzio tutto l’amore dei genitori. Inquadra sullo schermo l’assenza di rumore, riesce a dargli forma. Quella di un chiodo, per la precisione. Una delle prime immagini sonore grazie alla potenza del cinema.

Una volta impostato il gioco, questo può essere adattato in più forme. Spesso per veicolare emozioni che vadano oltre la tensione. In un momento di introspezione Lee porta il figlio a pescare. Lo vede spaventato, sa che in quel momento ha bisogno che il padre lo rassicuri. Lo porta quindi nei pressi di una scrosciante cascata. Lì la loro voce si mischierà con l’acqua battente e i mostri non potranno sentirli.

Tutto A Quiet Place è permeato da questa intimità fatta di “molto vicini” e “molto lontani”. Succede anche quando la madre, incinta e prossima al travaglio, saluta il “capo branco” e i “cuccioli” mentre si allontanano. È una scelta per la sopravvivenza. Un distacco nato dalle esigenze molto pratiche e naturali. Ma anch’esso avviene in silenzio e nella distanza degli occhi del pubblico.

Cosa pensa un genitore quando vede i propri figli allontanarsi? Magari per andare all’estero o iniziare la vita adulta? Ci sono tanti sentimenti, molto spesso inesprimibili a parole. E proprio questo groppo in gola così impossibile da verbalizzare è rinchiuso nella bella composizione del fotogramma. La nostalgia del guardare indietro, la decisione nell’andare avanti. E l’immobilità della madre. ‘Sarò qui ad aspettarvi al vostro ritorno’.

In parallelo il padre corre a salvare i figli. Sono caduti nel granaio e stanno affondando tra i semi. Sono sufficientemente grandi però. Il mondo li ha plasmati abbastanza, li ha costretti a crescere prima del previsto. Anche loro sono diventati responsabili, proprio come i genitori. Si sanno difendere l’uno con l’altra e infatti si tirano fuori dai guai tendendosi la mano. Questa scena accenna al tema principale di A Quiet Place II dove il passaggio nella tutela è generazionale. Prima sono i genitori che si prendono cura dei figli. Poi sono i giovani a prestare la propria forza per mettere al sicuro chi ora è troppo debole per sopravvivere. La rinascita passa dalla successione.

Dopo l’incredibile successo molti film simili seguirono A Quiet Place. Bird Box aveva la privazione della vista. The Silence aveva sempre i rumori che innesco del male. Ma nessuno è riuscito a usare questa storia con la stessa incisività. Perché c’è un grande fraintendimento. Si pensa che A Quiet Place sia un film senza qualcosa. Non è così: non poter parlare, l’assenza di suoni, sono in realtà un spazio vuoto in cui si può esprimere appieno l’affetto dei genitori verso i propri figli. Tolto tutto resta l’essenziale. I patti silenziosi, gli sguardi di intesa, gli ammonimenti. I gesti che comunicano più delle parole. L’accompagnamento nel mondo, per poi lasciare andare.