A Christmas Carol, il Canto di Natale horror di Robert Zemeckis che merita di essere riscoperto
A Christmas Carol è uno dei film di affascinanti di Robert Zemeckis, regista ossessionato dal tempo e dalla tecnologia...
Probabilmente parleremo ancora, il prossimo anno, di A Christmas Carol.
Già, il tempo.
Una parola e un concetto che, quando si parla di un regista come il papà di Back to the Future, non può quasi mai essere messo da parte.
E che, nonostante la presenza dei famosi tre spettri – quello del Natale Passato, del Natale Presente e del Natale Futuro – non non è neanche il solo ingrediente che gli interessa in questo adattamento della carola natalizia di Charles Dickens vista la profondità intrinseca della storia. Un'opera che, sotto l'inevitabile lieto fine fatto di benedizioni diffuse e tacchini arrosto "belli grossi", utilizza le sue cinque parti per lanciare delle pesantissime accuse verso il sostanziale disinteresse delle autorità inglesi del tempo, la metà del diciannovesimo secolo, verso la nuova povertà creata dalla rivoluzione industriale e i mutamenti sociali, urbanistici che stava creando.
“- Spirito! son figli tuoi? - potette appena domandare Scrooge. Sono figli dell'Uomo - rispose lo Spirito chinando gli occhi a guardarli. - E a me s'attaccano, accusando i padri loro. Questo bambino è l'Ignoranza. Questa bambina è la Miseria. Guàrdati da tutti e due, da tutta la loro discendenza”.
Il tutto condito da un evidente amore verso il racconto gotico, tanto che A Christmas Carol può tranquillamente essere definito come un dramma spiritico in cinque atti (e se non l'avete mai letto, vi consiglio caldamente la raccolta di storie di fantasmi di Dickens intitolata "Da Leggersi all'Imbrunire" pubblicata in Italia da Einaudi, una fulgida gemma nel ricco panorama delle ghost stories inglesi).
In mano a un filmmaker di razza come Robert Zemeckis sono spezie che non rischiano di venire dosate in maniera sproporzionata.
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Una scena più terrificante di un horror di James Wan... Buon Natale![/caption]
Certo, la sua creatura dedicata al cinema digitale con scheletro umano, la ImageMovers Digital, ha avuto un destino infausto, ha toccato lo zenith artistico e tecnologico proprio con questo film per poi cadere negli abissi di Mars Needs Moms, 39 milioni di incasso contro 150 di budget, ma sono anche alcuni noti fallimenti a rendere Zemeckis un gigante. Uno di quei registi che può permettersi, anche fallendo di seguire e perseguire una propria visione del cinema.
Ma che per la raffinatezza con cui Zemeckis plasma, fonde insieme tutte le qualità dell'immortale opera dickensiana con le sue ossessioni di autore cinematografico, può e deve essere riscoperta.
E non c'è periodo migliore di questo per farlo.