FILM

Aaron Sorkin: la penna che racconta l’America (e che oggi guarda il mondo)

Uno degli autori più influenti e potenti della storia recente del cinema torna dietro la macchina da presa con The Social: il prezzo della verità, in uscita l’8 ottobre con Sony Pictures Italia: il progetto più ambizioso di una carriera costruita intorno a storie sempre più universali.

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Raccontare Aaron Sorkin significa guardare alla radice delle storie. I manuali di sceneggiatura parlerebbero facilmente di strutture, caratterizzazione e ritmo: se Sorkin è considerato uno dei più grandi autori di sempre è perché ha fatto suoi questi concetti e li ha rielaborati in un unico flusso che mescola uno stile inconfondibile a una tensione palpabile. Una sinfonia di dialoghi taglienti come assoli jazzati, esplosivi e incredibilmente malleabili, come pennellate capaci di adattarsi a una tela in costante evoluzione. Una similitudine che si riallaccia alla natura artistica (e malleabile) del cinema: tele su cui il racconto si fa arte, in cui le parole si fanno immagini.

Era inevitabile che da sceneggiatore Sorkin passasse anche alla regia. La sua maniacalità per dettagli e strutture si esalta nel flusso, esattamente come le immagini in movimento si evolvono al di là dello schermo. Un istinto quasi ferale, che nasce dal teatro e da un amore imprescindibile per le parole, per il modo in cui sono capaci di stimolare e creare, che si unisce a una meticolosa costruzione formale. Per molti Aaron Sorkin rappresenta la perfezione della struttura (la penna) che si unisce alla magia del flusso creativo (le immagini). Non stupisce che in questa costante ricerca del vero oltre le parole, questo autore abbia dato il suo meglio in storie che attingono dal reale per raccontare ciò che siamo.

Si tratta di un processo all’apparenza semplice: c’è chi vuole fare qualcosa, ci sono degli ostacoli che glielo impediscono. La magia nasce dall’ingegno - e quindi dai modi in cui i personaggi cercano di superare i propri conflitti. Quale teatro migliore delle storie americane? Sorkin va oltre la scrittura “da sé”: la sua grandezza sta nell’aver reso storie all’apparenza circoscritte (dai confini quasi teatrali, per l’appunto) dei saggi sul nostro modo di vivere e pensare.

Le storie che ci raccontano

Si fa presto a considerare Sorkin la penna che racconta l’America, ma la portata delle sue storie è sempre riuscita a dipingere un quadro molto più ampio della sua cornice. Oggi non è utopia sentir parlare di sceneggiature sorkiniane, proprio perché quella maniera unica di legare il ritmo della parola al ritmo del tempo che ci sovrasta è un talento a dir poco raro. Il suo stile ha influenzato un’intera generazione, e non solo nel cinema: chi ha visto West Wing ha capito il peso della politica, chi ha visto The NewsRoom ha percepito il valore dell’informazione nel mondo, chi ha assistito all’ascesa di The Social Network si è riscoperto spettatore di una rivoluzione. Il trionfo dell’ego che si affaccia al mondo, cerca di comprenderlo e persino di tracciarne i contorni, scrutando l’evoluzione da una prospettiva privilegiata (e spesso sofferta).

Ogni volta che Sorkin ha scelto di guardare in faccia il mondo, raccontando frammenti di puro contesto americano, la sua penna ha elevato quelle storie e le ha rese universali. Il suo apice, probabilmente, l’ha raggiunto proprio con The Social Network - che ha avuto quasi l’opportunità di dirigere lui stesso, se non avesse preferito cedere il posto a un altro maniacale come David Fincher. Oggi che quell’opportunità si è presentata davvero, Sorkin tiene saldamente le redini di un film che guarda oltre la storia di Zuckerberg per osservare le conseguenze di scelte che hanno cambiato tutti - ben oltre il cinema. Il ritratto sociale e umanistico di quell’opera, a sedici anni di distanza, riverbera in un progetto che non ha paura di ampliare ancora una volta la propria portata.

Dal Network al mondo - The Social: il prezzo della verità

Per questo tornare a The Social Network, da Sorkin a Sorkin, significa avere ancora l’ambizione di guardare il mondo e di raccontarlo, ampliando il proprio discorso su temi sempre più universali. The Social: il prezzo della verità non punta a raccontare l’America, ma a farsi universale: raccontare Davide contro Golia nel mondo degli schermi e degli algoritmi. Sorkin aveva promesso che sarebbe tornato a guardare le ombre del nostro mondo solo quando i tempi sarebbero stati maturi, e l’evoluzione di META per come la conosciamo (complice il suo impatto crescente sul nostro modo di vivere) ha richiesto uno stravolgimento strutturale. L’opera di oggi è a tutti gli effetti una testimonianza delle complessità del vivere moderno, ben lontana dalle atmosfere che ricordavamo nel suo precedente film - che a questo punto ne diventa un semplice accompagnamento concettuale, più che un vero preludio.

La nuova fatica di Sorkin, uomo dei presidenti e dei dietro le quinte, rischia di diventare la sua opera più ambiziosa perché intende entrare a gamba tesa su temi scottanti e su un ambiente quanto mai complesso - forse persino più difficile da decifrare rispetto ai sussurri nelle stanze del potere o nelle redazioni più importanti. The Social: il prezzo della verità, in uscita l’8 ottobre con Sony Pictures Italia, non può che essere parte di un percorso naturale, un’evoluzione tematica coerente e progressiva: oggi il mondo si è spostato nel digitale e l’algoritmo diventa uno strumento di potere. L’inchiostro di Sorkin si mescola ai codici della rete, sperando in un nuovo fenomeno che detti la via e mostri tutti i rischi di un sistema che è sempre più vicino al collasso. Non bastano gli stilemi del thriller: Sorkin ha preso le redini di un’opera che intende raccontare ciò che siamo - o peggio, ciò che rischiamo di diventare nell’era del dominio digitale.

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