Antieroine alla riscossa

Nel nuovo capitolo di #lhadirettouna femmina: dalle villain reinventate come Harley Quinn e Cruella fino alla Sposa di Maggie Gyllenhaal: il cinema contemporaneo riscrive le cattive al femminile trasformandole in antieroine ribelli, libere e finalmente protagoniste.

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Nell’epoca post #MeToo Hollywood si è resa conto di una cosa: le antieroine femminili vendevano biglietti e le donne, a casa e al cinema, sanno riconoscersi in quella rabbia e in quella voglia di emancipazione. È stato così che villain femminili - che però nel passato erano state ridotte a figure di sfondo - hanno messo in scena la loro trasformazione, resa possibile anche dall’arrivo di più registe e sceneggiatrici nel cinema mainstream.

Uno degli esempi più significativi è Birds of Prey, dove Harley Quinn non è più solo la compagna del Joker come accadeva nei fumetti ma una donna che decide la propria vita e costruisce una comunità di alleate (sorellanza!) motivate da rabbia e voglia di libertà.  In qualche modo lo stesso era successo con Maleficent, non più la classica cattiva dell’universo Disney ma una donna tradita, isolata, spaventata, che riscopre se stessa attraverso l’amore materno. Oppure Cruella, dove Crudelia De Mon da malata di pellicce diventa una stilista fiera e ribelle, ambiziosa, talentosa, in conflitto con l’élite della moda. E prima ancora, a fare da apripista alla

Se a questo aggiungiamo che negli ultimi anni le registe hanno riscoperto l’horror come genere funzionale al racconto delle paure tipiche del femminile (il corpo, la maternità, il possesso, la mercificazione… pensate a Jennifer Kent e il suo Babadook ma anche a Julia Docournau con Titane ecc) ecco che mescolando queste due tendenze nasce il film di questo appuntamento della rubrica: La Sposa!

Il film di Maggie Gyllenhaal parte dal uno dei libri più amati della letteratura gotica: Frankenstein. Ma non racconta il mostro, o almeno non solo, alla regista interessa un passaggio molto analizzato proprio dalla critica femminista e cioè quello in cui lo scienziato decide di creare al mostro una compagna, per poi pentirsi della sua stessa decisione e distruggerla (la fa a pezzi!) prima che abbia vita. Perché lo fa? Ha paura di perdere il controllo sulla riproduzione dei mostri. In tutto il romanzo di Shelley lo scienziato cerca di creare eliminando dall’equazione il femminile. 

Mary Shelley scrive il romanzo a diciotto anni, dopo aver perso una figlia neonata ed essendo lei stessa figlia di una donna morta poco dopo averla data alla luce. La maternità per lei è dolore, perdita, senso di colpa e diventa centrale nella sua produzione letteraria. Il film riprende proprio questo elementi e li sviluppa in un racconto super punk in cui è Ida/Penelope/laSposa è il centro della storia, voce della sua vera creatrice (Shelley) ma anche di tutte le donne che non hanno potuto esprimersi e che sono cadute sotto il controllo del maschio. 

Stavolta però la scienziata (donna!) libera per il mondo La Sposa che parte alla scoperta del proprio corpo, della propria identità, di quello che la circonda. E decidere di farsi conoscere solo come “Sposa” significa riconoscere il modo in cui il mondo l’ha definita e allo stesso tempo riappropriarsi di quella definizione.

Tra tip tap, inseguimenti, sparatorie è nata una antieroina che brilla anche grazie alla sua interprete Jesse Buckley e che è pronta a rivendicare autonomia, identità e desiderio di esistere nel mondo.

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