Attack the Block: in memoria di Pogo, dieci anni dopo
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Attack the Block è il film d’esordio di uno dei registi più interessanti e meno prolifici di questo millennio, Joe Cornish, inglese di Londra che ha cominciato la carriera come comico televisivo in duo con Adam Buxton, poi ha lavorato per anni dietro le quinte (ha diretto documentari su Little Britain e Hot Fuzz, tra gli altri), infine ha azzeccato il lavoro della vita scrivendo uno dei più bei film dello Spielberg recente, Le avventure di Tintin. La più classica delle gavette (“classica”... avercene di gavette con Steven Spielberg) che l’ha portato nel 2011 a scrivere, dirigere e produrre il suo primo film, con un budget microscopico, un paio di amici, una futura star e assoluta libertà creativa e contenutistica.

Il risultato è un film che mette in mostra senza vergogna tutte le influenze di Cornish e le lezioni che ha imparato nel corso della sua carriera. Come detto, è spielberghiano, a modo suo: è la storia di un gruppo di adolescenti, diciamo così, complicati, che si ritrovano da un momento all’altro a dover difendere il quartiere da un attacco alieno, ed è un film che non si dimentica mai di avere a che fare con dei ragazzini, e misura tutto, l’azione, le reazioni, i dialoghi, parametrandolo al fatto che Attack the Block è un film privo di adulti – con l’eccezione di qualche parente assente e dell’immancabile polizia, vera nemica di quella che di fatto è anche una banda di rapinatori e piccoli spacciatori.
È anche un film indiscutibilmente british, pieno di umorismo che è stretto parente di quello della coppia Pegg-Frost e dei loro film con Edgar Wright; ha pochissimo di universale e molto di locale, e riesce a trovare il tempo, tra uno scontro con un lupo-gorilla e l’altro, di dipingere un ritratto sociale desolante e insolitamente vivido e quasi realistico per un film del genere. Ed è privo di certi freni inibitori che sono propri di prodotti analoghi americani: la storia di Pogo, eroe divorato dopo pochi minuti, è emblematica, ma tutta la struttura del film ricorda più spesso uno slasher che un normale film di invasione aliena – un film con il mostro che fa fuori uno a uno tutti i protagonisti e fa scattare il gioco dell’indovina il sopravvissuto.

E poi: Attack the Block è un film spielberghiano anche in un’altra accezione, non quella Amblin ma quella Jurassic Park, che spiega che il modo migliore di gestire una creatura spaventosa è tenerla nascosta il più possibile e riservarsi il big reveal e le sequenze più chiare e spettacolari per il gran finale (il T. rex di JP compare per la prima volta sotto forma di onda sonora, poi in un retrovisore sotto la pioggia battente, e ci saluta con una gloriosa inquadratura a figura intera mentre divora un Velociraptor e strappa ironicamente un bandierone sui dinosauri). Il film di Joe Cornish in questo senso ha l’intuizione geniale di introdurre delle creature che sono più nere del nero, e sono caratterizzate solo dalle loro fauci luminose, come fossero un branco di Stregatti mannari; questo gli consente di imbastire scene d’azione o di terrore che funzionano grazie a delle semplici silhouette, e rende il crescendo finale infinitamente più efficace che se avessimo visto da subito una massa brulicante di alieni invece che qualche dettaglio qui e là.

Ma più di tutto, Attack the Block è la storia di Pogo, sacrificato sull’altare del doversi dimostrare fin da subito un film di ragazzini, sì, ma violento, imprevedibile e senza alcuna pietà.