Bad School - Brazil, di Terry Gilliam
Il Bad School della settimana è un certo film di fantascienza distopica che ha segnato un'epoca: Brazil per la regia di Terry Gilliam. The Zero Theorem sembra il suo sequel
"Il felice ricordo degli incassi al botteghino dei Banditi Del Tempo, unito al successo di pubblico e critica degli ultimi tre film dei Python, riuscirono in qualche modo ad accrescere il mio prestigio come regista e alimentarono la falsa convinzione generale che fossi sicuro del fatto mio. Ma nonostante io e Arnon tentassimo di sfruttare quel momento il più possibile, faticavamo ancora a racimolare i fondi necessari per Brazil."
(Gilliamesque, un'autobiografia pre-postuma, Terry Gilliam, Big Sur, 2015, Roma)
Arnon è Arnon Milchan, grande produttore americano si dice umiliato da Sergio Leone facendogli fare la comparsa come autista in C'era Una Volta In America (1984). Io è Terry Gilliam il quale ricorda nel bellissimo libro sopra indicato in che momento della vita e della carriera si trovasse all'epoca della pre-produzione della sua quarta regia, terza da solista, Brazil (1985). Sta alla grande. Si capisce dalle sue parole, no? Come Argento dopo Profondo Rosso (e prima di Suspiria) e Mainetti dopo Lo Chiamavano Jeeg Robot (e prima di ?), Gilliam si trova nel tempo del consenso e attraverso una serie di risultati positivi anche dal punto di vista economico (ebbene sì, un tempo Gilliam diresse un successone commerciale: I Banditi Del Tempo) il suo è un nome spendibile anche per quanto riguarda un progetto rischioso e scorbutico come Brazil. Si tratta di rifarsi a 1984 di Orwell negli anni in cui il titolo del romanzo dell'inglese sta diventando cronologica realtà. Gilliam ha la prima visione di Brazil sognando un film di maestosa tristezza e vitale pessimismo nel momento in cui: "Ammiravo uno splendido tramonto da una cupa spiaggia gallese a Port Talbot". Il progetto, intimamente, è politico.
"8.49 p.m. Da qualche parte nel Ventesimo Secolo"
Tutto comincia per colpa di una mosca.
Fly Me To The Moon
L'insetto volante sporca e modifica con il suo cadavere un nome cercato dal Ministero dell'Informazione. Da Tuttle a Buttle. Da un pericolosissimo terrorista (sovversivo perché ripara i sistemi di aria condizionata con velocità e gratis) a un ignaro padre di famiglia sequestrato nel salotto di casa. Brazil comincia dunque così. Bomba, un vice ministro in tv convinto che si stia vincendo contro il terrorismo, mosca, da Tuttle a Buttle, sequestro. "A flying start" per citare Rosencratz e Guildenstern Sono Morti di Tom Stoppard, sagace drammaturgo chiamato da Gilliam a metter ancora più pericolosità all'interno del copione firmato da lui e il sodale di sempre Charles McKeown. Una mosca decide tutto. Una mosca è l'Insectus Ex Machina che fa inceppare la macchina di Brazil. Creatura fastidiosa, difficile da prendere al volo, volgare, da vicino repellente e da lontano antipatica (vedi La Mosca di Cronenberg). Pure coprofila e simbolo del caos. È chiaro che uno come Gilliam... la adori. È tempo per l'ex attivista politico capellone dall'ego ipertrofico scappato dagli States del 1967 perché i poliziotti lo menavano di lasciare la commedia, distaccarsi ferocemente dagli amati/odiati nichilisti inglesi Monty Python per attaccare il Sistema. Per Gilliam è necessario, oseremo dire fisiologico. E lui, con il meraviglioso candore che lo fa essere il simpaticone che è, lo ammette con tranquillità ancora oggi. Con Brazil voleva tornare in piazza con i manifesti per fare un sit-in sotto il Ministero della Contemporaneità e poi tornare a casa sentendosi molto fico con magari una ricompensa sessuale per tutto quell'impegno ideologico. Brazil, in partenza, è questo ed assume un'identità quasi catartica nella sua vita/filmografia. Poi, essendo l'uomo un genio molto più complesso e autocritico di un banale massimalista da manifestazione, il film diventerà anche qualcos'altro. Comunque il tempo del nonsense e della spensierata anarchia comica per lui deve finire. Bisogna tornare a profetizzare l'Apocalisse sporco di fango come faceva da attore in Brian di Nazareth (1979). Ma, e qui c'è il paradosso gilliamesco ben spiegato in Lost In La Mancha (2002) di Fulton & Pepe, con tanti, tanti soldi di una major hollywoodiana come la Universal e una distribuzione mondiale che faccia arrivare la botta sovversiva in più cinema del mondo.
Il profeta dell'Apocalisse deve essere mainstream.
E se poi c'è anche Robert De Niro... meglio ancora.
De Niro, conosciuto e portato dentro dal Milchan di C'era Una Volta In America, amava i Monty Python. Anzi, li adorava. E non vedeva l'ora di lavorare con uno di loro. Adesso... ci vuole proprio un sacro pazzo autolesionista come Gilliam per rifiutare a un De Niro del 1985 (due Oscar già vinti) il ruolo da protagonista. Ma proprio questo accade. Sam Lowry era per il regista Jonathan Pryce, un quasi quarantenne abbastanza noto solo in Inghilterra. De Niro, sconvolto ma anche ammirato dal rifiuto del regista, chiede allora il ruolo di Jack Lint, amico dell'impiegato del Ministero dell'Informazione Lowry, dai modi affettati ma anche torturatore a tempo perso con figlia piccola sorridente al seguito. Gilliam gli rifiuta anche quella parte lì. L'ha promessa a Michael Palin, ex Monty Python pure lui e futuro Don Quixote qualora The Man Who Killed Don Quixote si dovesse finalmente fare (pare quest'autunno). De Niro quasi non ci crede e controlla se c'è la candid camera. Ormai l'ammirazione per quel folle sconfina nell'amore puro (cosa che capita a tutti quelli che possono avere la fortuna di passare anche solo 10 minuti in compagnia di Mr. Gilliam). Alla fine il divo non ce la fa proprio a mandare a quel paese quel signore. Deve entrare a tutti i costi nel cast di quella follia. Sarà almeno Tuttle e, cari amici, sapete che c'è? Aveva proprio ragione Gilliam: è esilarante ed ha un profondo senso gilliamesco vedere uno degli attori in quel momento più importanti del mondo entrare in scena solo al trentesimo minuto come se fosse un sobrio Robin Hood vestito da black bloc agile come un ninja, meticoloso come un idraulico laureato ad Harvard e bravissimo con le tubature organiche che ansimano e respirano circondandoci in un caldo abbraccio invisibile perché nascosto dalle pareti dei nostri appartamenti borghesi. Ricorda Matrix (1999)? Forse sì. Tuttle ha il gentile carisma rivoluzionario degno di quel Che Guevara che si sarebbe vergognato come un cane di essere finito su tutte quelle t-shirt.
Come puoi non uscire dal torpore politico quando incontri un leader naturale come Tuttle?
Se solo Sam Lowry fosse meno fesso.

Il fascino principale di Brazil è nel sotterraneo fascismo sottovoce che ci aspetta o già ci culla a nostra insaputa? È nell'art déco in versione futurista in scenografia? Nei costumi da noir classico inseriti nella fantascienza (quei Borsalino)? Nella leggerissima Brazil di Ary Barroso del 1939 canticchiata come motivetto scacciapensieri quando tutto va a rotoli? Nei sogni coloratissimi del protagonista Sam ricchi di effetti speciali in camera di artigianale potenza? Nella recitazione frenetica di tutto un cast d'attori bravo a rappresentare un'umanità sull'orlo di un esaurimento nervoso? No. Il cuore nero del film è quello che gli sceneggiatori Gilliam, McKeown e Stoppard pensano di mettere dentro il corpo di Lowry. Costui è solo un sognatore infantile, mammone, prodotto del nepotismo, puerilmente idealista, ideologicamente ambiguo e di un'ingenuità così sospetta da farci credere che o è completamente coglione o il Lato Oscuro della Forza è molto più forte in lui di quello che si può pensare. Sam vive in uno stato di perenne autoesaltazione repressa (si sogna come Icaro ma senza caduta) mitigata solo dalla sua vigliaccheria e paura di affrontare l'esistenza a viso aperto. La breccia che gli si apre dentro dopo l'incontro con Tuttle e con una donna che vuole conquistare (si diventa rivoluzionari per andare in buca; provocazione acidissima e brillante già dentro tanto Woody Allen e i Python di Brian di Nazareth) non sarà mai abbastanza grande da far passare un nuovo vento libertario. È da questo punto di vista che Brazil diventa veramente un capolavoro.
Sam è realmente un antieroe. Sam, per Gilliam, deve fallire. E fallirà. Qualcuno non la prese proprio bene.
Conclusioni
Sheinberg non ce la fa più. Deve cedere perché quel giullare scatenato ha fatto un casino della madonna manipolando i media, facendo fare una buona azione ai critici e passando per vittima di un'autorità fascista.
Il film esce in sala negli Stati Uniti il 18 dicembre 1985. Da noi il 23 agosto dello stesso anno.
Il mondo non sarà più lo stesso. E anche il cinema.
Tutto questo è Brazil.
E anche Terry Gilliam.