Basic Instinct 2: ce n’era davvero bisogno?
Basic Instinct 2 è uno dei sequel peggiori della storia del cinema, nonché un thriller erotico eccitante come una scatoletta di tonno
Se state leggendo questo pezzo il giorno che è stato pubblicato, cioè il 6 marzo 2021, significa che siete in cerca di qualcosa da fare questa sera, qualcosa che non sia guardare la finale di Sanremo – perché non vi interessa, perché non vi piace la musica italiana, perché siete snob, perché ne fate una questione di principio: comunque non vi giudicheremo. Se però siete su questa pagina perché vi siete domandati “chissà se Basic Instinct 2 è un’alternativa valida”, be’, abbiamo una pessima notizia per voi: non abbiamo idea di come sarà la serata finale di Sanremo, ma dubitiamo che possa essere così disastrosa da rendere il film di Michael Caton-Jones un’alternativa appetibile.
Non è chiaro a chi sia venuto in mente di fare un sequel di Basic Instinct, o che Basic Instinct avesse bisogno di un sequel; di sicuro chi si era reso conto da subito della puzza di bruciato era la stessa persona che aveva accettato di partecipare al progetto a patto che ne facesse parte anche Sharon Stone. Parliamo di Paul Verhoeven, che, stando alle cronache dell’epoca, abbandonò la nave dopo aver letto la sceneggiatura, dicendo che l’aveva fatto star male. Ma come, l’ultraviolento e ultrasessualizzante Paul Verhoeven che si tira indietro da un film pieno di sesso e violenza perché... ce n’è troppa?

Catherine Tramell è tornata, e questa volta è a Londra! Questa l’idea di base di Basic Instinct 2, che è un album di cover del primo capitolo con qualche arrangiamento cambiato: l’Europa invece dell’America, uno psichiatra invece di un poliziotto, una droga paralizzante al posto del punteruolo per il ghiaccio. Ancora una volta c’è un omicidio (o forse è un incidente? O forse è un suicidio? Forse la vera vittima è Catherine Tramell! O forse era tutto un sogno), e ancora una volta Sharon Stone ci rimane invischiata, e attira l’attenzione delle forze dell’ordine (con il volto e i pornobaffi di David Thewlis) e pure di uno psichiatra (David Morrissey nella versione di sé stesso più anonima della sua intera carriera). E mentre tutti intorno a lei cercano di scoprire se è davvero colpevole o no, fino ovviamente a convincersi che è innocente, e nonostante questo la gente continua a morire, Catherine Tramell persiste nel fare quello che ha sempre fatto nella più totale impunità: sedurre gente a caso, confessare i suoi delitti, ma li avrà commessi davvero?, e portarsi a letto più persone possibile nel tentativo di confondere le acque.

Basic Instinct era un film basato sul non detto, sull’ambiguità, su un personaggio, quello di Catherine Tramell, né buono né cattivo, semplicemente egoista e narcisista; una manipolatrice, certo, ma di sicuro non in grado di ipnotizzare con uno sguardo chiunque le passi davanti e costringerlo a fare tutto quello che vuole. Ripensate alla sottigliezza e alla magia del vedo-non-vedo, dico-non-dico del film di Verhoeven e ora guardate la sequenza iniziale di Basic Instinct 2, uscita direttamente da una parodia porno di Fast&Furious girata da un tizio che vorrebbe tantissimo essere Michael Mann: