Box office in Italia, le produzioni sostengono il sistema: incassi, presenze in sala e percentuali del 2025

L'anno appena concluso è stato importante per il cinema italiano. Non fosse altro per capire le prospettive della settima arte nell'immediato futuro: la passione per il cinema, in Italia, esiste ancora? I dati di incasso, presenze in sala e percentuali.

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo tradizionale discorso di fine anno, ha tenuto una sorta di recap generalizzato per quanto riguarda la storia e la tenuta del Paese. Sul piano della Democrazia e rispetto agli altri aspetti che hanno reso (e continuano) a rendere grande l'Italia. Ci sono particolari ambiti da migliorare, ma anche tanto per cui essere grati e – in parte – fieri. Una situazione simile, senza scomodare il Quirinale, la presenta anche il cinema italiano.

Un'arte necessaria, ma anche (forse troppo spesso) vessata e sottovalutata. Un iceberg, volendo far ricorso alle metafore, in cui la punta rappresenta una sorta di sopravvivenza possibile ma sotto – non appena si sceglie di andare maggiormente in profondità – ci sono tanti aspetti da limare, calibrare e in alcuni casi virare per aggiustare il tiro.

Come sta il cinema italiano

Questo hanno cercato di far capire (a più riprese) i professionisti del settore, soprattutto a chi continua volutamente a tagliare fondi disponibili perché ritiene che la settima arte sia un'isola elitaria fatta di ricchezza e prosperità. Un disegno quanto mai distante dalla realtà. Lo confermano i dati aggiornati Cinetel che rappresentano un quadro diverso per quanto riguarda le prospettive della settima arte in Italia. Numeri alla mano, il 2025 per il cinema italiano ha confermato una sostanziale stabilità del mercato con la costante rincorsa, tuttavia, ai livelli pre-pandemia. Il Covid è terminato da qualche anno ormai, inteso come emergenza sanitaria, ma alcuni settori devono ancora ritrovare la quadra. Uno di questi è la settima arte.

Checco Zalone torna in sala con Buen Camino

Il box office ha raggiunto, nel 2025, un totale di 495 milioni di euro di incassi. Le presenze ammontano circa a 68 milioni nell'anno complessivo: livelli in linea con l'ultimo biennio, ma l'offerta è meno ricca rispetto al passato. La flessione non riguarda soltanto l'Italia, ma è a livello internazionale. Si producono e, quindi, vengono realizzati meno film. Il confronto diretto con il 2024 parla chiaro: si partiva da una base di 493.977.853 euro, per un totale di 69.709.089 presenze. C'è, dunque, una crescita dello 0,4% dal punto di vista del box office, ma registra una flessione delle presenze pari al 2,5%. Le persone vanno meno al cinema: la tenuta economica del mercato è evidente, ma resta una "vittoria di Pirro" dinnanzi a una contrizione dei biglietti venduti.

I numeri al box office

L'anno 2025, nello specifico, ha vissuto momenti di rialzo – per quanto riguarda il cinema italiano – nel periodo estivo e nella parte finale del calendario. Vuol dire che, nei momenti liberi, gli italiani vedono ancora la sala come possibile risorsa ma non si sentono eccessivamente spinti a coltivarla. La coda natalizia, non a caso, ha registrato la migliore settimana dell'anno per incassi e presenze. Non si vedeva un risultato del genere, a dicembre, dal 1995.

Non è soltanto merito dell'effetto Zalone, ma anche del fatto che – per la prima volta dopo mesi – le alternative proposte erano di un certo spessore. Inteso come interesse del pubblico, non come tipologia di film. Zalone può fare film belli o brutti, perfetti o imperfetti sul piano tecnico, ma mette ugualmente in comunicazione gusti ed esigenze del pubblico. Lo stesso ha fatto, in forma minore, La Vita va Così di Riccardo Milani oppure Oi Vita Mia di Pio e Amedeo. Titoli tanto diversi fra loro, ma ugualmente in grado di catalizzare l'interesse sul piano sociale e cinematografico.

Le percentuali di mercato

Un altro dato rilevante, per quanto riguarda il 2025, è quello relativo alla performance del cinema di produzione italiana. Le produzioni nazionali hanno superato i 160 milioni di euro di incassi, attestando gli ingressi a 22,5 milioni con il 33% delle presenze complessive. Nel 2024 gli standard italiani erano molto diversi: 121,4 milioni di euro di incassi e 17,8 milioni di presenze. Ci troviamo di fronte, quindi, a un incremento – in termini di valore – superiore al 30% in una singola stagione con il 26% in più dal punto di vista dei biglietti venduti. Questo vuol dire, fra le altre cose, un balzo in avanti di 7 punti percentuali nella quota mercato.

Buen Camino è il film italiano più visto dell'anno, 36 milioni di euro già raccolti. La top 3 dei film italiani è completata da Follemente di Genovese (che ha raccolto 17,9 milioni di euro) e Diamanti con 9,8 milioni di euro complessivi. Se si considera, invece, soltanto l'insieme delle uscite i tre titoli che hanno registrato gli incassi maggiori al Box office sono Buen Camino, Lilo&Stich (22,3 milioni di euro raccolti) e ancora Follemente.

Il confronto con la Spagna

In ambito sociale vuol dire che l'italiano medio va al cinema, ma senza porsi troppe domande. La flessione di presenza, prima dell'arrivo di Zalone, in sala era dovuta al fatto che le opere non hanno stimolato eccessivamente la curiosità del pubblico. Non c'è, dunque, un rifiuto verso il concetto di sala. C'è una ritrosia di fronte a opere poco originali, secondo la maggioranza dei consumatori, che vogliono andare verso una direzione precisa. Al cinema si torna per emozionarsi e sorprendersi, poco importa se a farlo sia una commedia o un dramma, c'è spazio – volendo – anche per i thriller. Purché non si tratti di "minestre riscaldate" o qualcosa di già visto e riproposto in forma analoga. I consumatori si sarebbero stancati del verosimile: vogliono autenticità e originalità.

Il confronto con la Spagna, infatti, principale Paese concorrenziale per proposte e risorse, mostra una solidità maggiore. Il mercato italiano, nonostante tutto, ha tenuto mentre la realtà iberica ha registrato una flessione pari all'8% di presenze rispetto al 2024. Mentre gli incassi sono diminuiti del 5%. In Spagna, poi, c'è una maggiore dipendenza dai titoli internazionali. Le produzioni interne latitano: la quota del cinema nazionale si è fermata al 19%. Lo Stivale, dunque, chiude con incassi più elevati e una specificità maggiore rispetto alla tenuta del proprio mercato.

Il futuro dell'Italia

Si può, quindi, stare tranquilli? No, è possibile, semmai, tirare un sospiro di sollievo: le produzioni italiane funzionano, fin quando c'è qualcuno che se lo ricorda. Il prodotto italiano fa mercato e lo sostiene, ma bisogna investire ancora meglio nelle possibili alternative. Non possono essere sempre e soltanto Zalone e Genovese i "salvatori della patria". I nomi possono cambiare, ma il senso resta. Il cinema italiano non può (e non deve) aggrapparsi esclusivamente a due, tre riferimenti per cercare di portare in salvo la "zattera" della settima arte italiana. Luca Medici, con Gennaro Nunziante, ha dato una sferzata insieme a qualche altra opera. Non si può, tuttavia, puntare sugli unicum o vivere di folate.

L'Italia e il cinema devono continuare ad andare a braccetto, per farlo occorre maggiore lungimiranza negli investimenti e possibilità che, attualmente, non vengono date come in un passato remoto. La congiuntura economica ha influito, ma nella settima arte occorre guardare oltre il proprio naso e conservare la lezione che, indirettamente, sta fornendo la Spagna. Le flessioni possono esistere, ma se non vengono contenute – in termini di presenza – diventano sistematiche.

(Ri)costruire un sistema

Le sale si svuotano, i cinema chiudono, le produzioni si arenano. È una conseguenza costante che va evitata: il nemico maggiore, come dimostrano i numeri, non è lo streaming ma l'indolenza. In Italia si aspetta sempre il "miracolo salvifico" che non può essere legato a un nome o a uno o più film evento. È necessario continuare a valorizzare un sistema che sia pronto a scommettere anche su nuovi professionisti, in grado di portare altrettanti progetti.

I numeri del 2025 hanno dimostrato che il cinema italiano è vivo e "salvo", sottolineando però che quello che vale oggi potrebbe scadere domani. Il rinnovamento passa anche dalla consapevolezza di poter gettare le basi per un futuro che non sia solamente di rincorsa, ma di ispirazione. Investire nel cinema italiano, oggi, non dev'essere considerato un rischio ma un'opportunità. La differenza, in questo caso, la fanno gli strumenti a disposizione che per molti – specialmente a livello economico – sono ancora una chimera.

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