Che cos'era il Brat Pack e come diventò l'invenzione mediatica che segnò gli anni '80?
Il Brat Pack non è mai esistito. L'abbiamo scoperto da poco. Ma come è nata la leggenda? Rileggiamo l'articolo che diede origine a tutto
A dirla tutta, non era così difficile immaginarlo. Se si risale alle origini del termine è evidente quanto tutto sia nato come un abile gioco retorico. Una semplificazione da titolisti che si rimbalza tra un passato nostalgico e un nuovo modo appariscente per raccontare il cinema giovanile degli anni ’80.
Nel 1985 Breakfast Club di John Hughes rivoluzionava le commedie giovanili. Prendeva le mosse da un gruppo di "cinque stereotipi" sotto forma di ragazzi e ragazze delle scuole superiori. In poco più di un’ora e mezza il regista usava il velo di pregiudizio e lo strappava rivelando un’interiorità stratificata, rendendoli persone a tutto tondo. Una rivoluzione.
Eppure in quel momento, mentre John Hughes distruggeva simbolicamente ogni cliché, i media ne andavano a creare uno ancora più grande: il Brat Pack.
La leggenda narra che fu Lauren Bacall a chiamarli così, “la banda dei topi”, dopo averli osservati in una notte brava di festa e scommesse al Desert Inn di Las Vegas. La definizione scherzosa piacque, tanto che venne formalizzata dagli stessi membri qualche tempo dopo. I confini del gruppo sono tutt’altro che precisi, ma vanno a definire un gruppo di amici, di artisti, e uomini (e donne) di spettacolo che collaboravano e si supportavano a vicenda.
Era un periodo in cui Hollywood faceva particolare affidamento alle sinergie delle star e ai “pacchetti” di talenti. Lavoravano insieme nei film, presenziavano ai rispettivi show e si ritrovavano regolarmente per fare festa e riempire le pagine di chiacchiericcio delle riviste. Tifavano l’uno per l’altro e si promuovevano a vicenda (non che ne avessero bisogno, ma aiutava a consolidare lo status di star).
Alcuni erano considerati promesse del cinema grazie alle loro doti, altri attori e attrici più abili a guadagnarsi fama e visibilità per il loro fascino. Era questo un periodo in cui le storie giovanili, i film rivolti a un nuovo pubblico di moviegoers erano scritti e diretti da autori provenienti dalla stessa “scuola”. John Hughes fu il capofila, seguito da Harold Ramis e Howard Deutch e pochi altri. Il più serioso St. Elmo's Fire di Joel Schumacher fu uno dei film cardine, insieme a Breakfast Club, Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare e Bella in rosa. Queste sono opere che unirono il “club”, facendo interagire le star di film in film. Furono così efficaci da suggerire l'idea che, come i rispettivi personaggi erano amici\rivali, così anche gli interpreti mantenevano lo stesso rapporto fuori dal set.
Alcuni nomi del Brat Pack? Emilio Estevez, Anthony Michael Hall, Rob Lowe, Andrew McCarthy, Demi Moore, Judd Nelson, Molly Ringwald e Ally Sheedy. Ma anche, secondo una lettura più ampia dei membri, Michael J. Fox, John Cusack, Sean Penn, Nicolas Cage, Corey Feldman e molti altri.

L’articolo che lanciò il Brat Pack.
Fu il giornalista David Blum a inventare il termine. Lo scrive in un lungo articolo in cui racconta della notte in cui gli attori sancirono il loro patto. Ne scrive come se fosse stato a un tavolo di distanza, mentre loro bevevano e facevano festa. Descrive i rifiuti delle belle ammiratrici e le rigide regole interne che si sono dati. Non far floppare i film era una di queste. Un peccato inaccettabile per quesi giovani di successo. Emilio Estevez si era auto imposto come capo branco, eletto spontaneamente a leader. Non per la sua forza, ma perché era amico di tutti.
Il passaggio più significativo resta però il seguente, che spiega bene come si è sentito il bisogno di trovare un nome e una logica a queste nuove personalità emergenti.
Ciò che distingue questi giovani attori dalle generazioni passate è che la maggior parte di loro ha saltato un gradino verso il successo che era richiesto alla generazione di Marlon Brando, James Dean, Robert De Niro e Al Pacino: anni di studio per attori. I giovani attori erano soliti investire anni al cospetto di insegnanti rispettabili come Lee Strasberg e Stella Adler prima di avventurarsi sul palcoscenico, da soli nei film. Oggi questo passaggio non è considerato necessario.
Con una certa nota di scetticismo, che caratterizza spesso le cronache dei passaggi di testimone, si fa notare che nessuno di loro si è laureato. Molti sono passati direttamente dalle scuole superiori al mondo della recitazione. Altri, come Estevez, hanno anche ambizioni di autori.
Nonostante si incontrassero spesso sui set, con i registi che cercavano di ricreare certe dinamiche affettive sullo schermo, il Brat Pack non è mai stato un gruppo vero e proprio. Non come il Rat Pack, che invece si frequentava e cresceva grazie a un continuo intessersi di relazioni e rapporti lavorativi. Loro erano più un’etichetta. Un modo di semplificare e conoscere un nuovo stile prima che questo fosse codificato. E per creare un racconto, una mitologia mediatica che ha effettivamente accresciuto di molto la fama dei singoli.
Resta solo un mistero, per così dire, che viene solo accennato nell’articolo di David Blum. Ovvero il ruolo di Harry Dean Stanton rispetto al gruppo. L'attore aveva 58 anni all’epoca, ma viene citato come una sorta di padre spirituale del Brat Pack. Una figura stimata in particolare da Estevez che ha recitato con lui in Repo Man - il recuperatore. A differenza loro, Stanton fu un volto noto per anni, diventando celebre solo in età avanzata.
È questo l’unico legame del Brat Pack con la vecchia generazione, in un racconto mediatico che ha avuto l’indubbio pregio di tracciare dei confini e definire degli insiemi. Definizioni già pronte da usare per raccontare la storia del cinema.
Fonte: NYmag