Cloud Atlas è un grande film epico che cambia forma a ogni visione
Dieci anni di Cloud Atlas e ancora il film continua a cambiare forma sotto i nostri occhi. Uno degli ultimi grandi film epici
Da dieci anni Cloud Atlas ha cambiato la mia idea di cosa sia un film. Da dieci anni, ad ogni visione, muta forma. A volte si fa amare alla follia, altre volte mette in discussione i miei gusti in fatto di buon cinema. Ed è normale che sia così.
Lana e Lilly Wachowski - insieme a Tom Tykwer - hanno fatto uno degli ultimi grandi racconti epici della nostra epoca. La scala è gigantesca: la storia dell’umanità dal 1849 al 2321, in un futuro postapocalittico che sembra un passato fatto di superstizioni e di lingua volgare. Dentro c’è filosofia e religione, esoterismo in grandi quantità, e l’ambizione di spiegare le regole non scritte che bilanciano il cosmo. L’amore, più che la morte (ma anch’essa è parte essenziale della vita) tirano un filo in cui tutti gli uomini e le donne sono burattini consapevoli. Provano delle sensazioni che li spingono a scelte irrazionali e talvolta illogiche come la fiducia, l’interesse per la sorte altrui, il rischiare per le proprie idee.
In Cloud Atlas ci sono sei generi, uno per ciascuna linea di trama: il film storico d’avventura sul mare, il dramma romantico, il thriller e la commedia dell’assurdo, la distopia e la fantascienza. C’è un uomo avvelenato per affari che sceglie di liberare gli schiavi vittime della tratta; ci sono due amanti e un sestetto d’archi così potente da sconvolgere il mondo; una reporter deve scoprire il mistero che si cela dietro un terribile omicidio mentre un anziano editore si ritrova imprigionato in una casa di riposo. Infine c’è una clone della Neo Seoul del futuro che scopre il diritto ad esistere come individuo e una società primitiva di uomini sopravvissuti a un’apocalisse che cerca di abbandonare la terra.
Le molte maschere di Cloud Atlas
Cloud Atlas è un film trasformista, che cambia faccia repentinamente con uno stacco di montaggio. Come tutt’uno, è un organismo caotico in continuo movimento, una forma assurda che non può funzionare costruita dai registi perché possa sfuggirgli di mano e andare per la sua strada. E infatti Cloud Atlas non funziona: ha un ritmo discontinuo che azzoppa le emozioni, ha una prima ora difficilissima da seguire in cui i personaggi si alternano così velocemente che non abbiamo nemmeno il tempo di affezionarci. Cambia così rapidamente atmosfera, passando dalla tensione al romanticismo o alla comicità che ci si trova a ridere mentre il vicino di posto piange. Ci sono trucchi orribili, mascheroni applicati sugli attori come maschere di carnevale più costose della media, e c’è una capacità immaginifica incredibile.
Lana, Lilly e Tom riempiono le inquadrature di così tanti dettagli che non si ha il tempo di vederli. E alcuni di questi sono fondamentali per capire la trama (il blocco del 2012 è legato al 1973 da un libro che si intravede per meno di un secondo in mano a un personaggio)! Se ci fossero delle regole “fisiche” applicabili al cinema, Cloud Atlas metterebbe in crisi gli scienziati infrangendole tutte. Perché questo film fatto di scelte sbagliate in un contenitore troppo stretto per ciò che vuole raccontare, nonostante le sue tre ore, incredibilmente funziona.
Come vedere Cloud Atlas senza venirne sopraffatti
Bisogna dargli tempo. Io sbaglio ogni volta. Lo giudico e mi rimangio l’idea che mi sono fatto ad ogni visione, fino a che non arrivano gli ultimi 40 minuti. Improvvisamente gli si perdona tutto: il tono sopra le righe e anche la serietà di chi vuole fare una dimostrazione filosofica impeccabile.
Nessun film riesce a farlo in questo modo. Una visione epica, incastonata indissolubilmente nella sua stessa struttura. Più cresce l’ambizione ad essere tutto, a spiegare tutto, più Cloud Atlas diventa intimo e vicino ai personaggi. Un movimento inversamente proporzionale che è incredibile.
L'epica del montaggio come un filo invisibile
È il montaggio che avvicina due momenti nel tempo trovando un gesto comune e instaurando un legame strettissimo tra i personaggi. Le Wachowski baseranno su questo concetto tutto Sens8, serie altrettanto ambiziosa e riuscita. Ogni personaggio è uno strumento musicale che suona su una propria tonalità. Sono dissonanti per tutto il film. Poi si incontrano nel sestetto d’archi, la melodia suprema e insuperabile. Per loro quel momento è il climax delle loro storie, la decisione che devono prendere che, senza saperlo, influenzerà l’intera storia dell’umanità.
Qui mi crolla ogni certezza.
Ogni volta.
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