FILM

Colazione da Tiffany, una rivoluzione senza tempo

Colazione da Tiffany è un caposaldo della cinematografia internazionale, ma rappresenta anche la forza eversiva della commedia sentimentale. L’opera, tratta dall’omonimo romanzo di Truman Capote, incarna uno spirito rivoluzionario ancora vivo e necessario dopo 65 anni.

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Truman Capote si arrabbiò due volte, quando vide in anteprima Colazione da Tiffany: in primis lo scrittore avrebbe preferito Marilyn Monroe per il ruolo da protagonista, o al massimo Liz Taylor (sposando la tesi della Paramount che aveva spinto fortemente per avere una fra queste due interpreti). Non certo Audrey Hepburn. In secundis l’autore del romanzo non ha amato l’epilogo della narrazione cinematografica che modifica completamente la natura dell’opera letteraria.

Capote ha detto e chiarito a più riprese che il suo intento, nella resa di un film iconico, non è stato rispettato. Quasi come se si volesse addolcire la pillola allo spettatore: un lieto fine non richiesto che, tuttavia, è servito a far innamorare diverse generazioni di un cult cinematografico che oggi compie 65 anni. Lungometraggio che ha cambiato gli standard di genere non solo per l’articolazione della narrazione, ma anche e soprattutto per l’approccio che Hepburn ha dato al personaggio principale.

La rivoluzione è donna

Blake Edwards voleva una donna che accarezzasse la rivoluzione per l’epoca di uscita della pellicola. Così è stato: il personaggio di Holly Golightly è la summa di tante suggestioni che si traducono in atti sempre più intimi. Audrey Hepburn rende intramontabile persino mangiare un cornetto davanti alla gioielleria più famosa del mondo. Il punto focale non sono i gesti nel corso del girato, ma l’intensità che precede ogni movimento.

La protagonista pesa ogni suo atteggiamento con il fine ultimo di restituire emancipazione in ogni dettaglio, si comprende benissimo quanto la libertà della donna venga prima di ogni altra cosa. Questo è un principio che 65 anni fa non appariva così scontato, o quantomeno assodato, come oggi. Edwards si chiede se è possibile davvero relazionarsi con qualcuno senza perdere di vista la propria la propria natura.

L’eversione mascherata da commedia

Il quesito viene messo in evidenza – in vari modi e attraverso molteplici rimandi scenici – dalla protagonista che si ritrova a vivere situazioni tra romanticismo, passione e concretezza. Quasi come se questi tre aspetti costituissero un equilibrio entro cui è possibile muoversi. Colazione da Tiffany è anche un film che sottolinea l’importanza dei compromessi, fatti dentro e fuori dal set. A cominciare dal disappunto reiterato di Capote che – fino a un giorno prima del rilascio nelle sale – avrebbe voluto e potuto diffidare regista e interpreti per una versione cinematografica tutt’altro che omogenea rispetto al libro da cui l’opera prende vita.

L’eversione mascherata da commedia è la chiave di volta per un film che nasce come caposaldo del sentimentalismo, ma in realtà si rivela un’opera all’avanguardia per quanto riguarda l’evoluzione dei rapporti umani, la sua importanza e i compromessi che dobbiamo portare avanti per arrivare a realizzare ogni nostro proposito. Audrey Hepburn incarna una donna piena di speranze e possibilità che vuole vivere liberamente il suo presente con un avvenire tutto da scoprire, lontano da prevaricazioni e fonti di stress.

Un’opera su più livelli

Una donna che intende evitare di spegnersi lentamente desiderando che la fiamma della passione – non solo amorosa – resti accesa a prescindere dalla presenza di qualcuno accanto. Sia esso un gatto, che lei continua a chiamare gatto perché pensa di non poter appartenere a qualcuno senza farsi rubare la libertà (persino trovare un nome adatto vorrebbe dire varcare una linea di confine fin troppo necessaria e fondamentale), oppure un uomo.

Colazione da Tiffany – ancora oggi – è un’opera costruita su più livelli che mostra quanto la natura umana (non solo ed esclusivamente femminile) sia sfaccettata e ricca di possibilità e particolarità da scoprire. Cercare di comprendere e avvicinare qualcuno resta un’impresa senza tempo perché per avere compagnia (qualcuno con cui fare colazione, oppure trascorrere un’intera vita) bisogna esporsi cedendo – in proporzione – qualcosa di sé all’altro. In molti casi resta difficile persino dividere un cornetto, figurarsi pensare di mettere in relazione due o più anime tanto diverse ma ugualmente bisognose di conferme.

Le domande dell’esistenza

Colazione da Tiffany è un film che pensa di avere ogni risposta, ma a conti fatti rimescola tutte le domande dell’esistenza. Ecco perché, dopo oltre un secolo dalla sua uscita, riesce a conservare fascino, attualità e curiosità.

Infatti ogni occasione è buona per rivederlo e cercare di unire i puntini che derivano dalle scene madri ricche di dettagli che assumono, visione dopo visione, connotazioni diverse. Soltanto la bellezza di Audrey Hepburn non cambia mai: punta di un iceberg più profondo che nasconde sotterfugi e strategie impossibili da ritrovare nell’arco di un’unica visione.

Cinema e letteratura

Blake Edwards sottolinea come il cinema sia un’arte che meriti una reiterata contemplazione, poiché la prospettiva di un’opera non può essere sempre e solo questione di umore o stato d’animo. Tutto dipende anche dagli strumenti di conoscenza di cui disponiamo.

Colazione da Tiffany si guarda tendenzialmente in giovane età, ma tende ad essere apprezzato (e magari compreso) con la maturità dell’età adulta. Questo mutamento rende l’opera crocevia fondamentale in grado di unire l’intensità della cinematografia e la profondità della letteratura.

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