Come Glen Powell ha svoltato la sua carriera, diventando un attore versatile e divertentissimo
La formula del successo di Glen Powell sta nel suo talento, scoperto da Linklater, di unire contemporaneamente sia i personaggi cool che quelli fragili. Un risultato che ottiene grazie al duro lavoro e alla capacità di studiare e imitare i suoi maestri.
Il primo a vedere qualcosa in Glen Powell fu Richard Linklater. Non fu un colpo di intuito facile: dopo aver lavorato, giovanissimo, con lui in Fast Food Nation, il regista gli rifilò il ruolo più adatto al suo fisico e alla sua immagine d'attore, 13 anni dopo, in Tutti vogliono qualcosa. La combinazione fu perfetta. Il seguito d’anima di La vita è un sogno è un cult movie (per i pochi che l’hanno visto) irresistibile per il carisma che lo avvolge. Si segue un gruppo di amici, maschi, negli anni ’80, mentre rifiutano in ogni modo di entrare nell’età adulta tra scherzi, droghe ricreative e tempo libero. L’esperienza del film per lo spettatore è l’energia che trasmette. Finnegan, interpretato da Powell, è la batteria più carica.
Passano altri 7 anni. Il 2023, come scritto sui cartelli sorretti dai colleghi all’anteprima di Hit-Man - Killer per caso, è il momento di Glen Powell. La svolta, l’anno in cui tutti hanno smesso di pensare che sarebbe stato un volto confinato nello stesso ruolo di sfondo e hanno visto ciò che aveva intuito Linklater: l'incredibile versatilità di un corpo nato per l'action e di un volto perfetto per la commedia.I risultati della consapevolezza e di anni di duro lavoro
Hit-Man fu un risveglio. Ispirato alla storia vera di Gary Johnson, un professore di filosofia che si finge un sicario per incastrare le persone con spinte omicide, il film è uno stress test per il range espressivo dell’attore. Dramma, tensione, azione, ma soprattutto le varie sfumature della commedia, da quella demenziale a quella fisica delle maschere: Powell fa tutto benissimo. È più plastico di tutti i ruoli rigidi in cui è stato relegato, è un caratterista che si sta liberando dai confini e lo fa proprio grazie a un personaggio che impersona di tutto!
Scoperta la sua capacità di interpretare contemporaneamente sia personaggi cool che falliti, questa diventa la sua caratteristica principale. Ricchi… da morire - Delitti in famiglia, il nuovo film che lo vede protagonista, gioca ancora su questo doppio aspetto. Una commedia a tinte action in cui il suo personaggio, Becket Redfellow, scopre che la famiglia che l’ha ripudiato possiede un patrimonio sconfinato. Per accedervi dovrà eliminare uno a uno tutti gli eredi che lo precedono nella linea dinastica. Insospettabile e un po’ imbranato, si impegna a essere spietato - cosa che, con suo grande stupore, gli riuscirà benissimo.Glen Powell sembra sempre di più qualcun altro
C’è un momento, in Ricchi… da morire, in cui vestito con giacca e cravatta rossa, Powell cammina in mezzo a quella classe dirigente che, fino a poche settimane prima, non poteva neanche avvicinare. Fa un movimento nervoso con la testa, contrae la bocca. Per un istante sembra scomparire, al posto suo appare Christian Bale nei panni di Patrick Bateman di American Psycho.
C’è stato un periodo, a ridosso del successo clamoroso di Top Gun: Maverick, in cui il paragone con Tom Cruise era un po’ sulla bocca di tutti, senza sapere bene il perché. Powell non ha il potere di Cruise nell’industria. Non ha nemmeno quella propensione alla follia. Eppure era lampante come, dopo aver lavorato con lui, avesse iniziato ad assomigliarli. Ne ha assorbito il sorrisetto fisso, il modo di guardare l’interlocutore nelle scene di dialogo, il costante nervosismo da energia trattenuta.
In Tutti tranne te, sembra essere andato a scuola dal Matthew McConaughey delle origini nei primi anni 2000 (anche lui, in fondo, ha iniziato con Linklater). Mette il suo corpo a disposizione del film, lo rende il suo terreno di gioco. Usa lo stereotipo, in cui si è infilato volontariamente, per costruire l’impianto della commedia romantica che vende i biglietti grazie al potenziale di attrazione dei protagonisti.
Il successo strepitoso del film è dovuto in gran parte alla tensione fisica/erotica tra lui e Sydney Sweeney, ma anche dalla capacità di entrambi gli attori di entrare in sintonia con il film senza chiedere nulla di più (ma neanche nulla di meno) all’esile commedia. Saper stare al proprio posto è una caratteristica che spesso ripaga nel cinema commerciale.
Un Glen Powell non si presenta mai da solo
In Ricchi… da morire, Powell condivide le scene con Margaret Qualley. Quella di una donna affascinante al suo fianco è ormai una presenza attesa, visto che l’attore viene gestito da Hollywood come una sorta di James Bond. Con l’eccezione di The Running Man, quando interpreta il protagonista è spesso affiancato da almeno una “Powell Girl” celebre. Forse non ancora star a sufficienza da reggere da solo il peso di un film (il flop dell’opera di Edgar Wright lo dimostra), è costretto a lavorare di squadra. Sebbene questo processo di affiancamento abbia come effetto quello di limitare la varietà dei ruoli (è sempre nel range de “il bello, con la bella”), Powell è bravissimo a gestirlo. Sa di non avere alcun interesse a sovrastare la controparte femminile, e sembra riconoscerne il talento a tal punto da farsi aiutare laddove da solo non riesce ad arrivare - o non può.
Sydney Sweeney, Adria Arjona, Daisy Edgar-Jones, oltre alla già citata Qualley, sono insieme a Powell parte di una generazione di interpreti particolarmente stacanovista. Sono ovunque, lavorano tantissimo e con competenza. Sanno sfruttare le ondate di celebrità rilanciandosi con una cadenza molto strategica. Fanno cinema, serie tv, spot, video musicali. Tutto quello che serve. È questa la caratteristica che oggi più caratterizza Glen Powell: in un’industria in cui lo stardom ha perso fascino e slancio, lui assomiglia a tanti divi che l’hanno preceduto, senza esserne un remake. Sa essere a servizio del film e di chi lo affianca. Sa sincronizzarsi con quello che è il risultato atteso da un progetto.
Fare tutto ciò richiede una caratteristica che esula dal talento, ma che è preziosa nel settore del cinema commerciale: la capacità di misurare i propri passi, crescendo con pazienza e costanza, studiando e lavorando molto, facendosi notare senza clamore e senza fretta prima dai registi, poi dal pubblico.