Com’è The Amusement Park il film “proibito” sull’abuso senile diretto da George Romero
Perduto e ritrovato, The Amusement Park di George Romero è un film di denuncia sugli abusi senili. Venne ritenuto troppo estremo e nascosto
Anche la fine non è da meno. Si tirano le fila del discorso assicurandosi di essere il più espliciti possibile. Il monito del narratore, enunciato guardando in camera, è chiaro: pensate che tutto quello che avete visto potrà capitare a voi un giorno! Iniziate a valutare già da ora che persone volete essere e come trattate gli anziani!
Un uomo entra in una stanza bianca, trova una persona disperata, ricoperta di lividi e sangue. È simile a lui, solo che non sorride, ha gli occhi vuoti e terrorizzati. C’è una porta da attraversare, ma il protagonista viene avvisato dal suo doppio: "dietro alla porta non c’è niente, niente che ti piacerà!". Oltre la soglia c’è invece un parco di divertimenti che l’uomo inizia a esplorare con i pochi soldi che ha a disposizione.
Romero gioca con il senso di artificialità dei luna park. Tutto sembra finto. La gioia delle famiglie è forzata, anzi, per la ricerca dell’esperienza unica ed emozionante queste persone si tramutano in freddi contenitori di carne e ossa sempre alla ricerca di sensazioni. Non tanto diversi dagli zombie. Solo che qui il paradigma è ribaltato: non è la vita che si insinua nei morti, ma la morte che accompagna i vivi.
Altre volte The Amusement Park diventa esplicito: sulle montagne russe uno dei passeggeri indossa una maschera simile a quella di Halloween. La morte passeggia nel parco scegliendo le vittime che cadranno ai suoi piedi tra l’indifferenza generale.

Gli succede di tutto, e Romero ci appiccica così tanto alla sua emotività che la visione risulta pienamente orrorifica nonostante il film sia ben poco grafico o terrorizzante. The Amusement Park è difficile da vedere per quanto esplora in profondità l’orrore morale. Non quello soprannaturale, ma la distorsione dei valori che si può riconoscere in una persona qualsiasi che cammina accanto a noi.
Non c’è uno sviluppo lineare dei fatti. Come nel sogno di Il posto delle fragole di Bergman l’anziano agisce per istinto, ma non capisce il perché. E come in Funny Games la violenza che gli viene esercitata non ha una ragione, è puro intrattenimento. È così inserita nei meccanismi della società che gli aguzzini non la riconoscono nemmeno.
L’intero film ha questo aspetto di parabola brutale. Uno sfogo fatto di immagini che ha la stessa potenza persuasiva di una scritta su un muro. Ma la forza di quelle che Romero va a creare alleggeriscono l’intento moraleggiante e ne fanno un viaggio nei lati oscuri della realtà ispiratissimo.
The Amusement Park non è solo la vita stessa, ma è anche il parco giochi per il regista che più ha saputo trovare l’orrore nel meccanismo che guida le giornate delle persone inserite nelle strutture civili. È mostrando l’inciviltà delle stesse che Romero fa sentire che la sicurezza che ci avvolge è destinata a squarciarsi con l’avanzare dell’età. Anche chi è al centro della scena oggi, domani sarà scalzato. E questa è una delle paure più forti di sempre dopo la morte, e Romero è riuscito a catturarla nella rovinata pellicola: il terrore di non servire più alle altre persone, e per questo essere dimenticato, non visto, a piangere sanguinante in un angolo.