Da Succession a Ricchi... da Morire: Perché il cinema contemporaneo ha un disperato bisogno di distruggere l’1%
In occasione dell’uscita di Ricchi… da Morire, in tutti i cinema a partire dal 18 giugno, vediamo come il grande e piccolo schermo stiano spingendo sempre più sull’acceleratore della tendenza eat the rich.
C'è stato un momento preciso in cui il pubblico globale ha smesso di voler emulare i miliardari e ha iniziato a volerli vedere sbranati. Se negli anni '80 e '90 il grande schermo celebrava l'edonismo sfrenato alla Wall Street o la favola capitalista di Pretty Woman, l’ultimo decennio ha registrato un’inversione di rotta radicale e spietata. Lo schermo contemporaneo è diventato un'arena romana dove l’1% della popolazione mondiale viene sistematicamente ridicolizzato, torturato e, infine, distrutto. In questo solco di "lotta di classe" in formato dark comedy si inserisce perfettamente Ricchi... da Morire - delitti in famiglia, in sala dal 17 giugno con Lucky Red.
Eat the Rich
L’idea alla base del film non nasce dal nulla, ma capitalizza l'eredità di una serie di opere che negli ultimi anni hanno ribaltato l’immaginario collettivo. Il percorso nasce, com'è ovvio, dalla realtà: da quel sempre più gargantuesco dislivello tra il nostro mondo e quello dei super-ricchi. Una volta guardavamo a determinati modelli col sogno di raggiungerli o, nella peggiore delle ipotesi, di imitarli. Oggi li rifiutiamo con disprezzo. Osservando questo strisciante sentimento di rigetto comune, l’industria dell’intrattenimento ha deciso di cavalcarlo. Di monetizzarlo. È il capitalismo, bellezza: ed ecco come la demonizzazione dei ricchi diventa pop.
Il terreno, d'altronde, è stato solcato e preparato con cura. Parasite ha trasformato la lotta di classe in un thriller hitchcockiano; Knives Out e Glass Onion hanno fatto della decadenza morale (e della stupidità) dei super-ricchi il motore del giallo contemporaneo. The Menu ha servito letteralmente i privilegiati come portata principale, mentre Triangle of Sadness ha ribaltato le gerarchie sociali attraverso un naufragio, ma solo dopo aver umiliato l’alta borghesia inondandola di vomito. Ancora, Ready or Not (Finché morte non ci separi) ha convertito la ricchezza ereditaria in un gioco al massacro, fino ad arrivare a Saltburn, dove la scalata sociale e il disprezzo per l’upper class sono diventati un perverso kink. Perché fare sesso con un ricco è bello, ma farlo con un ricco morto lo è ancora di più.La televisione non è rimasta a guardare. Se The White Lotus continua ad analizzare il fenomeno con uno sprezzante senso del ridicolo, Succession resta forse l'opera definitiva sull'argomento: quattro stagioni trascorse a osservare una delle famiglie più potenti del pianeta autodistruggersi dall'interno. Nessun eroe, nessun modello da imitare. Solo persone incapaci di amare, incapaci di essere felici e incapaci di rinunciare al potere. E noi, fermi a guardare quella piramide di miseria crollare al suolo.
Il turno di John Patton Ford
Su questa esatta direttrice si muove oggi John Patton Ford. Se nell'opera prima del regista, Emily the Criminal, il crimine era ancora una disperata necessità di sopravvivenza legata ai debiti della gig economy, con Ricchi… da Morire si fa un ulteriore passo in avanti. Riprendendo Sangue Blu, classico del 1949 di Robert Hamer, il regista ci porta dentro una (letterale) caccia alla successione in cui il protagonista, interpretato da un magnetico Glen Powell, decide di eliminare una serie di parenti per accaparrarsi una fortuna miliardaria, spinto da un profondo senso di rivalsa.
A partire dal 17 giugno ci aspetta un viaggio cinico tra il thriller e la dark comedy, guidato da quell'immutato, catartico desiderio: vedere ridicolizzato, e infine eliminato, l’1%.