Dadcore: il ritorno dell’eroe silenzioso (che ora prova anche a cambiare)
Dal ritorno di Top Gun: Maverick agli Oscar con F1, il dadcore è ovunque: tra film e serie, l’eroe silenzioso si evolve e conquista nuove generazioni. Ma cosa racconta davvero questo genere?
Mio padre sfrutta le mie presunte competenze critico-cinematografiche per sapere quando esce il prossimo film in cui Gerard Butler salva il mondo (o la Casa Bianca). Mi chiede se hanno finalmente trovato il nuovo James Bond, quanti spin-off di Yellowstone siano usciti nel frattempo e se, per caso, ho guardato The Night Agent su Netflix.
È l’eroe a prescindere dalle sue azioni. Qualsiasi tensione con i suoi superiori non è insubordinazione, ma la prova che è un ribelle che fa le cose a modo suo. I suoi problemi coniugali sono solo una parentesi facilmente superabile (l’altro uomo non è mai una vera minaccia alla sua mascolinità). Forse non sarà aggiornato sugli ultimi sviluppi tecnologici, ma sa come portare a termine il lavoro alla vecchia maniera: cervello e muscoli. I malintesi si risolvono e, anche se non ha sempre ragione, alla fine questo eroe ha un cuore buono.
È il modello dadcore: un’etichetta che sembra ironica, familiare e quasi affettuosa, ma allo stesso tempo abbastanza vaga da richiedere una definizione più precisa. Il dadcore è un insieme eterogeneo di film che trattano la giustizia e il mantenimento della retta via come missioni, in cui archetipi maschili cercano di correggere torti personali o fallimenti istituzionali con mezzi semplici ma efficaci.
Una famiglia da proteggere, ricostruire, onorare — a volte in senso letterale, altre metaforico. Le figure paterne abbondano: padri e figli, mentori anziani e giovani talenti, spesso attraversati da percorsi di riconciliazione. Infine, il realismo (o la sua illusione): storie riconoscibili, senza eccessive stilizzazioni che possano distrarre dalla serietà del protagonista.
Il dadcore affonda le sue radici nell’industria audiovisiva tra gli anni ’70 e ’90, che ha costruito un immaginario fatto di western, film militari, spionistici, crime e sportivi. Un compendio — inevitabilmente incompleto — include titoli come Il buono, il brutto, il cattivo, Master and Commander, Rio Bravo, Balla coi lupi, Casino Royale, Caccia a Ottobre rosso, Ogni maledetta domenica.
Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Un titolo spartiacque è stato Top Gun: Maverick di Joseph Kosinski. L’originale di Tony Scott era un’ode agli anni ’80; il sequel del 2022, invece, è un perfetto manuale dadcore: Maverick (Tom Cruise) insegna a una nuova generazione, tra cui Bradley “Rooster” Bradshaw (Miles Teller), figlio del defunto Goose.
Un enorme successo di critica e pubblico — oltre un miliardo di dollari al box office — che non solo certifica la vitalità del genere, ma gli apre una nuova strada. La differenza è che oggi l’archetipo viene negoziato: accanto a un Tom Cruise sessantenne, i personaggi più giovani introducono sensibilità nuove. Il risultato? Il dadcore si è allargato, diventando più inclusivo.
Segnali chiari: il genere sta iniziando a sfidare età, genere e status genitoriale. Anche se la nomination può sembrare un’operazione industriale, resta un dato evidente: il dadcore è ormai un ibrido, capace di muoversi tra cinema e streaming.
Film come The Rip – Soldi sporchi (Netflix) e Fratelli demolitori (The Wrecking Crew, Prime Video) cercano il pubblico “dei papà” con storie più contenute, lasciando spazio a emozioni un tempo marginali. Ben Affleck e Matt Damon discutono di morale e fratellanza; Jason Momoa e Dave Bautista arrivano a una riconciliazione che culmina in un bacio sulla guancia.
La serialità televisiva ha dato nuova linfa al genere: Reacher, Jack Ryan, The Terminal List, Mayor of Kingstown, Tulsa King, Hijack, Masters of the Air, The Night Agent, Yellowstone. Una lista in continua espansione che aggiorna il modello: meno machista, ma ancora legato alla fisicità e all’azione.
In altri casi — come Lioness o FUBAR — la femminilità entra nel gioco, non più come ostacolo ma come forza attiva.
Forse è un genere ingenuo, a tratti miope, ma resta affidabile — e sorprendentemente aperto al cambiamento.
Stiamo parlando di film e serie o di qualcosa di più grande? Il rinascimento del dadcore sembra un riflesso collettivo: una fantasia di riconciliazione con le figure genitoriali, un modo per riorganizzare il caos contemporaneo. Una grammatica visiva della responsabilità — imperfetta, testarda — che continua a dirci che, nonostante tutto, qualcuno terrà la rotta.