Dredd – La legge sono io è uno dei migliori cinecomic di sempre
Dredd – La legge sono io è l’altra faccia di Demolition Man, e uno dei migliori film tratti da un fumetto di sempre
Questo speciale su Dredd fa parte della rubrica Tutto quello che so sulla vita l’ho imparato da Sylvester Stallone.
Il motivo per cui diciamo che oggi Dredd verrebbe sepolto su tutti i RottenTomatoes del mondo è che già nel 1995 il film venne criticato per la sua supposta scarsa aderenza al materiale originale – a partire dall’imperdonabile scelta di far togliere il casco a Dredd, perché era il 1995 e se avevi Stallone nel cast non potevi non farlo mai vedere in faccia per tutto il film. Oggi il rispetto delle fonti regna sovrano, insieme al suo migliore amico, il confronto con le fonti per smontare l’adattamento a colpi di incongruenze: non a caso il remake datato 2012 venne accolto a braccia aperte, perché Karl Urban si fa meno problemi a tenere un casco per tutto il film.
Non c’è dubbio che Dredd – La legge sono io si prenda parecchie libertà rispetto alla fonte. E non c’è dubbio che il film soffra di una produzione travagliata che non riuscì mai a risolvere la tensione tra il regista Danny Cannon, inglese, superfan del fumetto e deciso a trarne un’opera cupa e satirica, e Sylvester Stallone, che invece voleva portare il film nei territori della commedia brillante a sfondo fantascientifico. Dredd oscilla costantemente tra questi due estremi, e non sempre riesce a farli convivere pacificamente. Sarebbe sciocco negare i problemi del film e la sua disomogeneità.
Si possono contestare molte cose a Dredd, ma la resa di Mega-City One e della sua società di chiaro stampo fascistoide è a livello dei migliori rappresentanti del genere. I set sono tanti, vari, curati nei minimi dettagli e soprattutto enormi: la sensazione che trasmettono è quella di un mondo nel quale l’essere umano è sempre più insignificante rispetto alle architetture che lui stesso ha eretto. Le distopie funzionano se sono credibili, se sono immersive ma anche se ci colpiscono a un livello più viscerale e rettiliano – ed è impossibile rimanere impassibili di fronte a Mega-City One.
Pur nella sua opulenza, visiva e anche di cast, Dredd – La legge sono io è però alla fine dei conti uno scontro tra il monolitico protagonista interpretato da Stallone e l’anarchico villain di Armand Assante, una sorta di Joker ledgeriano ante litteram che vuole solo vedere il mondo bruciare (e clonarsi). Sly regge il ruolo con il consueto carisma, proponendo una versione in minore di John Spartan, meno volgare e chiacchierona e soprattutto completamente anaffettiva. La scena però se la prende quasi sempre Assante, in una delle interpretazioni più deliziosamente violente e fuori controllo dell’action anni Novanta.