È stata eletta lei come miglior attrice della storia: Sophia Loren in basso in classifica

Come si misura la grandezza di un'attrice? La risposta dipende da chi fa la domanda — e da quando.

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Il problema del metro di misura

Prima di parlare di classifiche, vale la pena fermarsi un momento sul metodo. Stabilire quale sia stata la più grande attrice nella storia del cinema non è un'operazione neutra, e il criterio che si sceglie cambia radicalmente il risultato. Prendere gli Oscar come unità di misura sembra la scelta più ovvia, ma è anche la più ingannevole: le statuette dell'Academy non riflettono il merito in modo lineare. Riflettono il modo in cui l'industria cinematografica americana percepisce se stessa, con tutto ciò che questo comporta in termini di mode, equilibri di potere, gestione della comunicazione durante la stagione dei premi, quando registi e attori sono di fatto in campagna elettorale presso i votanti. Un Oscar può essere il modo di premiare a posteriori un'interpretazione che avrebbe meritato la statuetta anni prima, oppure un riconoscimento alla carriera travestito da premio annuale. Il caso più citato in questo senso è quello di Kubrick, il più grande regista mai rimasto a mani vuote per la regia, ma il fenomeno riguarda anche molte attrici.

Il caso Streep e il paradosso delle nomination

Meryl Streep ha ricevuto ventuno candidature all'Oscar — un record assoluto — e trentaquattro ai Golden Globe, altro primato imbattuto. Eppure nella sua carriera ha vinto tre statuette: Kramer contro Kramer, La scelta di Sophie e The Iron Lady. Meno di Katharine Hepburn, che ne ha vinte quattro con dodici nomination totali. Se il metro è il numero di Oscar vinti, Hepburn vince. Se è il numero di nomination, vince Streep. Se è l'impatto critico e il riconoscimento trasversale del settore nell'arco di cinquant'anni di carriera, la risposta potrebbe essere ancora un'altra. Non esiste un algoritmo per misurare la grandezza, e chiunque sostenga il contrario sta semplicemente scegliendo il metro che gli fa più comodo.

The Philadelphia Story. Copyright by Metro-Goldwyn-Mayer and other relevant production studios and distributors (Moviestill)

La classifica AFI: 25 nomi, una sola prima posizione

L'American Film Institute ha pubblicato nel 1999 quella che resta una delle classifiche più citate e autorevoli sul tema. Ha i suoi limiti, è datata, ha un'impostazione inevitabilmente americanocentrica, e per criteri di selezione prende in considerazione solo attrici il cui esordio risale al 1950 o prima, oppure carriere già concluse definitivamente ma il peso istituzionale dell'AFI le conferisce ancora oggi una rilevanza che difficilmente si può ignorare. Sono 25 posizioni, e scorrere la lista dall'ultimo posto verso il primo è un esercizio interessante, perché svela quanto siano cambiati i canoni della memoria cinematografica nel tempo.

In fondo alla classifica, dalla 25esima alla 20esima posizione, troviamo Ava Gardner, Mary Pickford, Carole Lombard, Jean Harlow, Sophia Loren — al 21esimo posto, una collocazione che farà storcere il naso a molti italiani, e Lauren Bacall. Più su compaiono Rita Hayworth, Shirley Temple, Lillian Gish, Vivien Leigh, Mae West, Ginger Rogers, Grace Kelly, Claudette Colbert e Barbara Stanwyck. La top ten è occupata da Joan Crawford al decimo posto, Marlene Dietrich al nono, Judy Garland all'ottavo, Elizabeth Taylor al settimo, Marilyn Monroe al sesto. Le ultime cinque posizioni sono le più pesanti: Greta Garbo al quinto, Ingrid Bergman al quarto, Audrey Hepburn al terzo, Bette Davis al secondo.

Katharine Hepburn è prima, e non è una sorpresa

Al primo posto c'è Katharine Hepburn e chiunque conosca anche superficialmente la storia del cinema americano non ne sarà sorpreso. Nata nel 1907 a Hartford, Connecticut, attiva sullo schermo per oltre settant'anni, dodici candidature all'Oscar e quattro vittorie: un record che nessuna ha ancora eguagliato. Ma i numeri, in questo caso, sono solo il contorno. Ciò che ha reso Hepburn la prima in questa classifica è qualcosa di più difficile da quantificare: una capacità di rinnovarsi che poche sue contemporanee hanno dimostrato, un'indipendenza dal sistema hollywoodiano che in certi momenti le è costata cara sul piano commerciale, e una coerenza nel costruire personaggi femminili complessi e autonomi in un'epoca in cui Hollywood preferiva le eroine rassicuranti. Quanto a Sophia Loren, 21esima, unica italiana in lista, prima attrice della storia a vincere l'Oscar per un ruolo non in lingua inglese. La posizione dice meno di quanto sembri: quella classifica parla di cinema americano, e Loren ha costruito la propria grandezza altrove.

Foto di copertina: Copyright by production studio and/or distributor (Moviestill)

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