FILM

Fast & Furious torna in sala - e scatta l'effetto nostalgia

Il primo film della saga torna al cinema dopo la proiezione al Festival di Cannes per festeggiare il 25esimo anniversario.

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Torna nelle sale italiane, giovedì 29 ottobre 2026, a distanza di 25 anni dalla sua prima uscita, Fast & Furious. Il capitolo originale, diretto da Rob Cohen, ha dato il via a un franchise fuori dal comune. In quanti avrebbero immaginato che le vicende di Dominic Toretto (a cui continua a prestare il volto e i muscoli Vin Diesel) si sarebbero protratte per tutto questo tempo? Dieci film dopo - più uno spin-off, due cortometraggi e una serie animata - siamo ancora in ballo. O meglio, in pista.

«Vivo la mia vita un quarto di miglio alla volta» è la frase simbolo di Fast & Furious. La frase che identifica un personaggio iconico quale Toretto, rendendolo immortale. Presentato per la prima volta nella pellicola del 2001, il protagonista ha due grandi passioni: le macchine da corsa e Letty (Michelle Rodriguez), grande amore della sua vita.

La sua entrata in scena è di spalle, ed è molto significativa. Non ha bisogno di osservare per sapere ciò che avviene dietro di lui: ha tutto sotto controllo. Quando Brian (interpretato da Paul Walker, storico amico di Diesel prematuramente scomparso all’età di 40 anni) si siede al bancone del locale, chiamato ovviamente Toretto’s, sa già cosa ordinerà alla sorella Mia (Jordana Brewster). È una routine che ormai si ripete da un po’ di tempo e che non sembra causargli alcuna preoccupazione, almeno sino a che la gelosia di uno dei suoi, Vince (Matt Schulze), non scatenerà il prevedibile putiferio. Chiamato a separare i due, Dominic avvisa Brian di non farsi più vedere da quelle parti. Ma a poco valgono le minacce, dal momento che la sera se lo ritrova come avversario nella gara clandestina a cui partecipa. Tutto accade in fretta e la “famiglia” acquista un nuovo membro. Peccato quest'ultimo abbia un segreto bello grosso da mantenere, anche a costo di un sacrificio personale.

Se dal punto di vista narrativo Fast & Furious appare abbastanza basico, ma godibile, ciò che ha portato il franchise a conquistare milioni di persone, sparse in ogni parte del mondo, e a creare fanbase incredibili, va oltre la superficie. Al di là dell’adrenalina e dell’action - elementi cardine di un prodotto virato all’intrattenimento come questo - si affrontano dinamiche più complesse, profonde, universali. E lo si fa con estrema semplicità, così da raggiungere un’ampia fetta di pubblico. La “famiglia” creata da Dominic non condivide legami di sangue ma esperienze di vita, ferite di un passato che non possono rimarginarsi, vuoti da riempire con la presenza l’uno dell’altro.

Così facendo, i protagonisti suggellano una sorta di patto che dona loro forza, sicurezza, integrità. Sebbene il crimine eserciti un fascino ancestrale, conducendoli a percorrere strade pericolose, un senso di lealtà ne guida sempre le gesta. Anche da ciò deriva il rispetto, che «per alcuni è più importante» e che permette a Toretto e al resto della sua squadra di occupare un posto di rilievo all’interno di questo scenario.

Tra corse illegali, rapine ad alta velocità, sparatorie e scazzottate, Fast & Furious appare il perfetto prototipo di blockbuster degli anni Duemila. Eppure, a guardarlo oggi, sorprende quanto stia invecchiando bene. Anzi, al pensiero di ciò che avverrà dopo, nei successivi capitoli (salti tra grattacieli e incursioni nello spazio), si avverte addirittura un senso di nostalgia per le più classiche ed efficaci scene d’azione girate da Cohen. E per i fan più affezionati, diverte (ri)scoprire momenti o battute cruciali che troveranno un loro seguito solo più avanti. Un esempio? La promessa fatta a Letty da Dominic, che sogna di portarla su una spiaggia messicana - e che sappiamo sarà mantenuta nel quarto film, Fast & Furious - Solo parti originali.

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