Festival di Roma: dove andare?
Si è chiusa ieri la rassegna della capitale, che ha presentato diversi problemi, ma soprattutto grandi punti interrogativi sul futuro della manifestazione...

A cura di ColinMcKenzie
Capitolo divi. Chi scrive lo ritiene un aspetto importante di un Festival, ma che talvolta non può essere imputato agli organizzatori. E' presumibile, per esempio, che la mancata presenza di Nicole Kidman dipenda dalla volontà di promuovere al meglio la sua interpretazione in patria, magari per arrivare all'Oscar. Però, come promemoria per i giornalisti che sostenevano che Roma avrebbe massacrato Venezia da questo punto di vista (e che sono sicuro faranno autocritica), un rapido confronto:
Venezia (Jessica Alba, Vincent Cassel, Natalie Portman, Ben Affleck, Jon Hamm, John Turturro, Paul Giamatti, Quentin Tarantino come presidente di giuria)
Roma (Eva Mendes, Keira Knightley, Aaron Eckhart, Jesse Eisenberg, Julianne Moore)
Se volete al Festival di Roma aggiungiamo anche Bruce Springsteen (che però sembra un "superospite di Sanremo", copyright Federica Aliano) e Scorsese (ma allora dovremmo citare anche i tanti registi importanti che erano a Venezia e hanno fatto impazzire gli appassionati). D'altronde, è un corollario al fatto di avere poche (se non nessuna) anteprime mondiali importanti, ossia un interesse minore da parte dei 'talent' a fare viaggi intercontinentali. Comunque, dov'è questo trionfo capitolino? Io non lo vedo proprio.
Comunque, non si può che condividere la direzione su cui sembra voler puntare nelle ultime interviste Piera Detassis, ossia quella di seguire il modello Toronto, magari eliminando il concorso (ma su questo punto si è letto tutto e il contrario di tutto). Andrei oltre: una manifestazione molto più snella, fatta quasi soltanto di proiezioni. Insomma, quello che sono le rassegne "Venezia/Cannes/Locarno a Roma", che evidentemente costano infinitamente di meno di questa kermesse. Così, magari si eviterà di spendere cifre enormi su cose che non hanno un gran valore e poi magari ritrovarsi scoperti su piccolezze che fanno fare brutte figure. Di sicuro, è difficile pensare al futuro se entro breve tempo non si capirà come continuerà (e se continuerà) il festival e chi sostituirà Piera Detassis come direttore artistico dal 2012.
In tutto questo, risultano stranianti due articoli del Messaggero, il primo di Fabio Ferzetti del 29 ottobre intitolato "Così la capitale vince su venezia e la rassegna trova la sua anima" e che nell'articolo contiene questo passaggio:
E' un magnifico paradosso: dopo cinque anni spesi a chiedersi qual era la vera vocazione di un festival cinematografico nella capitale, ecco che è l'attualità politica, ancor prima che cinematografica, a offrire al festival capitolino una cassa di risonanza senza precedenti. Se la stampa e le tv straniere daranno alla protesta il risalto che merita, il Festival di Roma avrà forse la massima visibilità nella sua breve storia".
E' risultata di grande impatto, la sera dell'inaugurazione, l'invasione pacifica del red carpet da parte della gente del cinema".
Insomma, si sta dicendo che la protesta del mondo del cinema è stata un fatto positivo per il Festival di Roma, addirittura in grado di offrire "la massima visibilità nella sua breve storia". Magari tutto questo è vero, ma allora due considerazioni risultano scontate. La prima riguarda gli organizzatori del festival: sono contenti di sapere che il loro massimo successo è dipeso da una cosa per cui non hanno nessun merito? Chi scrive non è mai stato tenero con questo Festival, ma a me questo sembra quasi un insulto involontario. E la seconda è ovvia: a questo punto, per il 2011 bisogna auspicare un autunno caldo in modo che il Festival di Roma riscuota un altro grande successo? Magari, un bello sciopero generale che porti all'Auditorium un milione di persone...