Fusi di testa, tipo Twitch ma trent’anni prima
Fusi di testa è la storia di due amici che fanno successo con un programma che assomiglia molto a una diretta su Twitch
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Prima dell'uscita di Fusi di testa, il primo e unico caso della storia di uno sketch del Saturday Night Live tramutato in lungometraggio risaliva a più di dieci anni prima, ed era ovviamente The Blues Brothers. Questo dovrebbe dare un’idea della portata di Fusi di testa, che provava, appena per la seconda volta nella storia del SNL, a prendere brevi pezzi di televisione e amalgamarli in modo da creare una narrazione che potesse reggere per novanta minuti.

Myers, che ha scritto il film insieme ai coniugi Bonnie e Terry Turner, che a loro volta lavorarono al SNL per sette anni, fa in questo senso la scelta migliore e forse l’unica possibile. Non rinuncia ai singoli sketch, alle gag di breve durata di natura televisiva, ma le usa anche per raccontare qualcosa sui suoi personaggi e sulla loro vita. L’esempio più clamoroso è quella che per comodità chiameremo “la scena di Bohemian Rhapsody” – questa, per intenderci:
Ovviamente in un mondo così imperfettamente perfetto è la perfezione a intervenire a gamba tesa e rovinare tutto quanto – incarnata da Rob Lowe, produttore senza scrupoli che però ha l’intuizione di vedere in Wayne’s World, il programma televisivo amatoriale condotto da Wayne e Garth, qualcosa, una scintilla, un qualche valore. Il film è del 1992, e Wayne’s World va in onda sulla televisione civica, qualcosa che noi in Italia non possiamo capire ma che forse si può assimilare, quantomeno per tipologia di contenuti anche se non per spirito e funzione sociale, con certe televisioni molto locali popolate di programmi che non troverebbero mai spazio in un palinsesto regolare e attento alla qualità.
E il fatto che Fusi di testa sia un film moderno al confine con l’avanguardia è dimostrato anche dal fatto che è intriso di citazionismo, riferimenti alla cultura pop e decostruzioni varie, le stesse che due anni dopo faranno la fortuna di un film come Clerks (o della carriera di Quentin Tarantino, che debuttò anch’egli proprio nel 1992). È dimostrato dalla frequenza con cui Mike Myers rompe la quarta parete, trasformando il film in una sorta di documentario (sempre per la TV ad accesso pubblico ovviamente) su sé stesso, o meglio sul suo personaggio. Myers è un comico eccezionale ma anche un profondo conoscitore del suo mestiere: dietro la sua facciata di stupidera, Fusi di testa nasconde un discorso complesso sull’arte del far ridere che parte dai Monty Python e da Mel Brooks (il finale del film in particolare non può non ricordare Mezzogiorno e mezzo di fuoco) e finisce direttamente nel futuro.
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