Golden Globe 2026: le sorprese ci sono state, ma non hanno cambiato il racconto
Le sorprese non sono mancate, ma nessuna è stata lasciata libera di cambiare davvero il tono della serata
I Golden Globe 2026 sono stati, a tutti gli effetti, una cerimonia sorprendente. Ma non nel senso ingenuo del termine. Non una notte caotica, imprevedibile, fuori controllo. Piuttosto, una serata in cui gli scarti rispetto alla vigilia sono stati reali, visibili, persino significativi - senza però arrivare a mettere in discussione l’assetto complessivo del racconto che l’industria sta costruendo su se stessa. Il caso più evidente è, senza troppe sorprese, Una battaglia dopo l’altra. Quattro premi, tra cui Miglior film commedia o musical, Miglior regia e Miglior sceneggiatura, sono un risultato che va oltre la semplice conferma. Non tanto perché il film di Paul Thomas Anderson non fosse stimato, quanto perché il suo dominio è arrivato in categorie dove la concorrenza sembrava più aperta. La vittoria di Teyana Taylor come Miglior attrice non protagonista rientra perfettamente in questo discorso: un premio tutt’altro che scontato, che segnala una volontà di spostare l’attenzione anche fuori dai soliti percorsi. Eppure, anche in questo trionfo c’è qualcosa di estremamente controllato. Premiare Anderson significa ancora una volta ribadire un’idea precisa di cinema d’autore, quello riconoscibile, solido e già canonizzato. Infatti è una sorpresa nei dettagli, non certo nella direzione.
Sul fronte del cinema “di prestigio”, Hamnet vince il Golden Globe come Miglior film drammatico e regala a Jessie Buckley il premio come Migliore attrice protagonista. Qui la sorpresa è relativa, ma non inesistente. Il film si è imposto su titoli dati per favoriti, occupando quello spazio nobile che i Globe riservano ogni anno al racconto più composto, più classico, più “giusto”. Non una rivoluzione, ma uno scarto sufficiente a far parlare. Il vero colpo di scena, quello più difficile da ignorare, arriva con L’agente segreto. Il doppio premio - Miglior film internazionale e Miglior attore drammatico a Wagner Moura - non era scritto. È una vittoria che sposta l’asse, almeno per una sera, e che racconta un’apertura meno formale del solito. Non è solo una presenza simbolica, perché il riconoscimento è pieno e ha obbligato i critici a riconsiderare le gerarchie previste.Sinners, il grande escluso
Allo stesso tempo, però, il sistema trova subito il modo di riequilibrarsi. Sinners (I peccatori), indicato da molti come uno dei possibili protagonisti della serata, resta fuori dalle categorie principali. Non viene però lasciato davvero indietro: il premio per il Cinematic and Box Office Achievement e quello per la Miglior colonna sonora servono a mantenerlo all’interno del discorso, senza concedergli una centralità che avrebbe potuto cambiare il tono della serata. Un contentino forse?
Sul versante televisivo, le sorprese sono state più nette. Adolescence domina la categoria miniserie con quattro premi, imponendosi come vero evento dell’anno. La vittoria di Stephen Graham, insieme ai riconoscimenti a Owen Cooper ed Erin Doherty, segnala un consenso compatto attorno a un racconto scomodo, teso, tutt’altro che accomodante. Qui la sorpresa non è solo nel risultato, ma nel fatto che una serie così venga premiata senza attenuanti. Il resto della televisione segue invece una linea più prevedibile, ma non per questo priva di significato. The Pitt vince come Miglior serie drammatica e porta Noah Wyle al premio come Miglior attore; The Studio trionfa tra le comedy con Seth Rogen; Hacks prosegue il suo percorso vincente con Jean Smart. Qui non ci sono scossoni, ma conferme solide.Alla fine, i Golden Globe 2026 raccontano qualcosa di preciso: le sorprese non sono mancate, ma sono state assorbite. Gli equilibri sono stati messi alla prova, non rovesciati. Il palmarès ha deviato, ma senza perdere il controllo della traiettoria. È un premio che oggi funziona così: concede spazio allo scarto, purché non diventi frattura...e forse è proprio questo il suo vero racconto.